Se la gentilezza coinvolge il pubblico, quella del direttore d’orchestra finlandese Mikko Franck fa di più. Commuove, e penetra anche negli animi più gelidi dei tedeschi che con lui, a ben guardare, non sembrano poi così glaciali per come appare.

Venti minuti di applausi alla Philharmonie di Berlino, per il concerto dell'Orchestre Philharmonique de Radio France e per il suo neo direttore musicale, che dal 2015 li accompagna verso un nuovo percorso artistico.

Franck, infatti, sconvolge tutti gli schemi, con lui “Ma mére l’oye di Ravel, diventa una fiaba a occhi aperti. Ci sono dei colori sgargianti che fuoriescono nel momento in cui, la bella addormentata si appresta al sonno al ritmo di una pavana.

E pollicino, cerca le tracce di briciole nel bosco, con degli archi che si apprestano pian piano, passo dopo passo, finché il cinguettio di un tenero uccel di bosco non lo avverte dell’accaduto.

Son fiabe per bambini quelle che Ravel musicò in una suite nata nel 1908 per pianoforte, che poi diventò in seguito per orchestra qualche anno più tardi. Ma con Franck, queste fiabe acquistano il fascino di un moderno film d’animazione, in terza dimensione, e sarebbero mancate solo le mascherine agli occhi per vedere qualcuno muoversi nell’aria al suono esotico di una scala pentatonica e di uno xilofono, e di un’arpa e ancora una celesta, e un clarinetto, dal suono di quasi simile ad un gamelan orientale, forse cinese, che incarna la figura di Laideronnette, Impératrice des Pagodes.

Brava, ma forse un po’ malinconica è invece la violinista Hilary Hahn, solista nel gran capolavoro che è il Concerto n° 1 in sol minore, per violino e orchestra, op.26 di Max Bruch.

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Abbastanza spigliato e risoluto il “vorspiel” iniziale nella versione di Franck che, come giustamente prevede la partitura di Bruch, lascia lo spazio che serve alla Hahn, ne troppo ne poco, nella giusta dose. Passando per l’Adagio del secondo movimento e fino al terzo, virtuosisticamente parlando il più complesso. Qui arriva il momento in cui ogni violinista si sente un po’ Joseph Joachim, suggestionato dalla storia che porta con se questo lavoro. Ma lei no, sembra non concentrarsi su questo, ed il suo violino intona con maestria quel tema meraviglioso che solo il genio compositivo di Bruch poté ideare.

Un romanticismo che resta sospeso nell’aria, fino al momento in cui tocca alla Sinfonia n° 6 in si minore, La Patetica di Čajkovskij , che prendere il sopravvento su tutto con tutta la sua imponenza.

L'Orchestre Philharmonique de Radio France e il suo Mikko Franck riscuotono tanto successo, e parte anche un bis, Sibelius, Valse triste op.44.