In Italia si parla, si scrive e si ragiona poco o per niente su come il mercato dell’arte ed il sistema dell’arte siano una bolla speculativa globale che si alimenta speculatori, evasori e criminalità organizzata che senza scrupolo alcuno cavalcano una idea di mercato da ritagliare su esigenza e misura, mercato che rende 58 miliardi d’euro l’anno.

Un giro d’affari costruito sull’idea di bellezza e di cultura che ha prosperato dal dopoguerra ad oggi tra il silenzio generale, l’ideale per chi vuole spostare grossi capitali senza farsi notare.

Come un fulmine a ciel sereno, troviamo tutto raccontato e rappresentato in una docufiction Sky: Follow the painting's

L’inchiesta giornalistica attraversa il quotidiano delle case d’asta internazionali e delle fiere d’arte contemporanea, passando per incursioni malavitose e interessi di gallerie private.

Ben o male questo lo sapevamo, direte, ma lo sapevate che esiste un fondo mondiale d’investimento esclusivamente legato all’arte?

Dyonisos, sede legale in Lussemburgo, titolarità di una fiduciaria a Lugano, tele depositate nella banca di Rothschild e certificazione Ernst G Young, capitale a bilancio?

185 milioni di euro, il colosso è stato ideato da Franco De Matteis

Tutto finito sotto sequestro, per i periti la quotazione dei Canaletto Durer, Parmigianino, Luca Giordano e Bembo è stata gonfiata di di milleduecento volte, i contratti di compravendita una presa in giro con testi del tipo: "Poniamo a fondo questi quadri per una casa a Buenos Aires, un auto e un cappotto".

Non è complicato gonfiare un valore di mercato:

Si prende un opera d’origine incerta, si organizza un vernissage con tanto di patrocinio del sovrintendente e si annuncia l’opera ritrovata, l’evento ne sancisce l’attribuzione e decolla il valore di mercato, spesso il curatore della mostra è amministratore e certificatore del fondo che decreta il valore del suo stesso patrimonio.

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La storia del fondo d’investimento di De Matteis è emblematica, perché tra le sue mani sono passate opere che sono servite a riciclare denaro mafioso attraverso l’arte; un paio di Modigliani (presunti) sono stati utilizzati dalla ’ndrangheta per ripulire denaro sporco muovendosi tra la periferia di Milano e la galleria Veneziana di San Marco passando per un mercante di nome Sergio Landonio.

Dionyos ha fatto storia, è stato il primo fondo del genere nel 2009, oggi ve ne sono più di settanta, nel nome che un quadro lo puoi comprare a zero o ad uno e rivendere a mille.

Nessun mercato è così redditizio, neanche quello degli stupefacenti.

Lo sostiene anche Andrea Bellini, direttore del centro d’arte contemporanea di Ginevra:

"Il sistema dell’arte è costruito su speculatori e galleristi che condizionano le aste manipolandole alzando e gonfiando i prezzi".

Si inquina in questa maniera il senso di un gesto artistico libero e consapevole ponendolo al servizio di speculazioni finanziarie.

Il film si chiude di fronte alle porte blindate del porto franco di Ginevra, dove migliaia di lavori sono stati acquistati e rinchiusi ma mai esposti, non sono cultura, ma transazioni finanziarie.