La Galleria Nazionale d’Arte Antica sita a Palazzo Barberini è cornice, fino al 21 maggio, di una mostra dedicata al rapporto artistico che sussisteva nell’interlinea barocca tra Malta e l’Italia. Una collaborazione che lega il museo “Muza” di Valletta e il museo romano, a suggello del ruolo di presidenza europeo maltese ricoperto nel semestre in corso (1 gennaio-30 giugno). Inoltre Valletta vestirà i panni della capitale della cultura nel 2018. I curatori Alessandro Cosma e Sandro Debono hanno improntato l’iter espositivo sul tema del confronto artistico interculturale nell’epoca barocca nel settore mediterraneo.

La poetica dei Caravaggisti e la loro influenza nel Mediterraneo

Importanti artisti, quali Jusepe de Ribera, Matthias Stomer e Mattia Preti, rimangono colpiti dal lavorío chiaroscurale di Michelangelo da Merisi, detto Caravaggio, e ne accolgono la poetica, contemplandone i dettami artistici in toto.

Oltre alla dialettica caratteristica tra ombre e luce, questi pittori rimangono affascinati dallo stilema innovativo realistico e crudo, assorbendone l’atmosfera, donando plasticità e carnalità alle loro tele. L’impianto compositivo e prospettico riprende l’ardore e il pathos caravaggista.

Caravaggio parte alla volta di Malta nel 1606 e vi soggiorna per un paio di anni importando la sua carismatica visione pittorica. In seguito anche Mattia Preti si stanzierà nel territorio maltese per un periodo molto lungo, mentre in contemporanea giungeranno opere di Ribera a contribuire alla contaminazione artistica di genere.

Tra l’Italia e Malta si stabilisce questo flusso che assembla parametri iconografici caravaggisti, li diffonde, creando un’effigie del Barocco peculiare che la mostra a Palazzo Barberini vuole celebrare.

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In mostra

Numerosi i rimandi tra Malta e Roma nel panorama artistico caravaggista. Per l’esposizione sono giunti dal “Muza” a Palazzo Barberini dei capolavori di Jusepe de Ribera, “Santo Stefano” e “S. Gregorio Magno” che illustrano tutto il prosaico delle tematiche pittoriche affrontate negli accenti più esasperati. Il registro della corrente è rappresentato da Matthias Stomer (scuola di Gerrit van Honthorst) che, in “Parabola del Buon samaritano” e “Sansone e Dalila”, fornisce un esempio del sentire sanguigno caravaggista, temperato dall’indole fiamminga. Fiore all’occhiello esposto è l’”Eraclito” di David de Haen, opera custodita a Malta e recentemente attribuita all’artista, attivo a Roma in epoca barocca. Piena di mistero la “Vanitas” di “Candlelight Master” (il Maestro del lume di candela) che stigmatizza il registro pittorico improntato sullo studio della luce nelle sue differenti accezioni.

Una mostra importante, sia dal punto di vista del dialogo interculturale sia dal punto di vista artistico, poiché fornisce un nuovo spunto critico sul caravaggismo e la sua influenza nel Mediterraneo.