Avevamo già sentito parlare nell'ambiente letterario della trentenne Federica Manzon scrittrice già finalista al Campiello e nella vita reale editor di Mondadori di testi di narrativa straniera ed organizzatrice culturale. Milanese per lavoro, di nascita friulana e di studi e fascinazioni triestini: quella Trieste che compare nella raccolta di racconti edita da Bompiani - "I mari di Trieste" - e che è uno sfondo importante anche del suo ultimo "La nostalgia degli altri (pagg. 224, euro 16)" che abbiamo letto. Ci ha attirato soprattutto il titolo ben strutturato per captare l'interesse primigenio del lettore: quello di avere voglia di leggerlo, un libro.

Due i personaggi del romanzo: Lizzie anticonformista e leaderistica trentenne che lavora all'Acquario - una di queste factory dell'immaginazione tecnologica - nel settore più immaginativo, e Adrian, un giovane timido senza passato e senza futuro, che invece nell'enclave tecno milanese si occupa delle binarietà. In mezzo un amico dell'infanzia triestina di Lizzie, che svolgerà il ruolo di narratore e di Mercuzio dei nostri tempi. Lizzie ha un'infanzia ed adolescenza passata a riempire il vuoto di un padre amatore selvaggio alla Costa dei barbari e di una madre borghese.

Adrian, invece, costruisce universi immaginativi in pixel e frame da dare in pasto a persone senza presente e con il futuro corto, dopo esserle procurate rapinando esperienze altrui nella vita reale.

Li unisce solo il Blue Klein dei loro occhi ed anche la voglia di cercarsi sessualmente. Ma la storia è sempre sospesa nonostante il Mercuzio proprizio, "perché la voglia c'è, ma manca la possibilità". L'impressione è che la nostalgia degli altri sia solo un rumore di fondo non più attualizzabile in questa temperie culturale che fa della virtualità digitale l'unico nucleo accettabile per sfuggire ad un presente privato delle sue infinite possibilità potenzialmente urticanti.

La scrittrice ci restituisce con questa storia la temperatura - o forse il futuro non più obliterabile? - dei tempi live che tutti usando i social o subendoli attraversiamo. E come se fossimo in preda a droghe sintetiche, "l'effetto delle sostanze termina ed adesso non è così facile accordare le parole senza conseguenze". La Manzon disegna questa narrazione dis-autentica con una lingua precisa che seziona i punti del dolore dell'impossibilità di amare per mancanza di tempo, occasione, dettagli.