La sede di Villa Bardini a Firenze si rivela cornice di una mostra in corso fino al 9 luglio che ha come tematica l’approccio stilistico al colore nero da parte di un nutrito parterre di artisti da Fontana a Kounellis. Un prezioso connubio tra la Fondazione Bardini Peyron, Tornabuoni Arte e Fondazione Capucci, con il salvacondotto della Regione Toscana e Comune di Firenze, che apre spunti critici sull’evoluzione dell’espressività e l’utilizzo di questo non-colore nel panorama artistico contemporaneo.

Nel vivo della mostra

La curatrice Vera Agosti intende esprimere tutte le sfumature della poetica dei vari artisti in relazione al color nero.

Il monito è di ricostruire un iter umano, attraverso le arti visive, che si dispiega attraverso il rapporto dialettico con la tinta da parte di maestri contemporanei. Lo spazialismo di Lucio Fontana che varca la soglia dell’Altrove prospettico e della bidimensionalità plastica inaugura i tagli neri sulla tela bianca sconfinando nell’oltre e nella negazione. A testimonianza dell’Informale l’espressività polimaterica di Alberto Burri con una sua opera significativa di questo spirito aggressivo agglomerato con la densità della tinta scura, “Catrame”. Una ricerca verso l’ipersensibile che accoglie i dettami dell’oscurità nelle sue sfumature brunastre. A seguire Vincenzo Agnetti precursore della corrente concettuale italiana con Manzoni, svela un’opera in cui concentra la sua matrice pessimistica venata di esistenzialismo che accoglie il non colore come simbolo dell’assenza di comunicazione.

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L’iter prosegue con la prospettiva di Mario Ceroli, scultore, allievo di Leoncillo e Fazzini, amante dei materiali di estrazione povera, come il legno, assoggettato alle influenze pop provenienti dall’America, esordisce con rivisitazioni e performance anche in campo teatrale, per poi consacrarsi al lavorio di lastre di legno e vetro. Egli elabora una sua metafisica che ben si sposa con l’essenza di non-colore della tinta nera. Tributo a Kounellis, da poco deceduto, e una panoramica sulla interpretatio della pop-art da parte di Tano Festa. A conclusione di questa ricca panoramica, Enzo Cucchi con la sua imprevedibilità, rappresentante della Transavanguardia, espone la sua Monaca e la magniloquenza di Gino de Dominicis.

A Villa Bardini è in corso un viaggio attraverso le tinte fosche della contemporaneità che colpisce lo spettatore fornendogli una esemplificativa vetrina del cammino artistico percorso nell’età odierna.