Il distacco giusto per raccontarsi con una certa serenità arriva a una certa età. Comunque, non a tutti arriva allo stesso modo. E nello stesso preciso istante. Per un cantautore talentuoso come Enrico Ruggeri, è stata la soglia dei 60 anni a fornire l’input per mettere nero su bianco, con un libro, quello che il destino gli ha riservato. Un destino che, nel suo caso, ha fatto uso anche di trucchi e trovate, pur di realizzare ciò che gli aveva garantito.

Infatti, a proposito dell’inizio della carriera di Ruggeri, i più informati e appassionati seguaci dell'artista ricorderanno uno degli aneddoti che lo aiutarono a emergere.

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Il finto concerto punk nel '77

Era il 4 ottobre 1977. Il rock stava cambiando pelle e virava verso il punk. Enrico e i compagni di band avevano deciso di fare gli artisti punk.

Urgeva far parlare di sé, ma le decisioni non bastavano. Bisognava attivarsi, creare movimento, smuovere i ragazzi di casa e farli diventare fan: a tutto questo mirava il celebre concerto “punk” –ma inventato di sana pianta dal cantautore e dalla punk band– alla discoteca Piccola Broadway.

Fu una trovata provocatoria. Un escamotage per far parlare di sé. E funzionò.

Una spinta al successo chiamata rabbia

Nel suo nuovo libroSono stato più cattivo–la sua prima autobiografia ufficiale–, Enrico Ruggeri segnala con chiarezza la molla che, sin da ragazzino, lo ha spinto verso il raggiungimento delle sue mete. Il musicista lo ha ammesso senza grandi problemi. Ha fatto capire che, tutto sommato, deve ringraziare un’emozione che lui ha saputo sublimare e far fruttare: la rabbia.

Del resto, anche altri artisti hanno saputo usare la forza di questo stato psichico.

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Uno su tutti, anche vicino alla prima formazione culturale di Enrico, si chiama John Lydon, storico frontman di una delle band più famose dell’universo rock, i Sex Pistols. E, per tornare al concetto di rabbia, proprio il secondo libro di John si intitola ''Anger is an energy'', ovvero ''La rabbia è un'energia''.

Ma rabbia scatenata da cosa? Enrico era arrabbiato con chi non credeva nelle sue possibilità. Come la ragazza inglese che gli fece capire, a Londra, che non avrebbe scommesso molto sulla sua carriera di cantautore. Nondimeno, fonte di rabbia è stato il rapporto sofferto con il padre.

I luoghi del libro: si parte da Milano

Il testo prende per mano il lettore e lo conduce sui sentieri che hanno visto i passi e la vita del musicista di “Mistero”, e altri innumerevoli successi della musica d’autore di matrice italica. Questa autobiografia ha come quinte urbane le architetture di Milano. Diversamente dal paesaggio milanese che poteva appartenere, ad esempio, a Gaber o Jannacci, le citazioni di Ruggeri portano il lettore curioso a scoprire e ritrovare qualche angolo del centro rimasto intatto. Nel libro si legge di una Milano che ha cullato le sue scorribande notturne, le sue prime partecipazioni ai diversi punk festival e le partite a pallone con gli amici.