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Silvia Salemi, che tutti conosciamo principalmente per la mega hit "A Casa di Luca" ma che abbiamo visto altre tre volte al Festival di Sanremo, nel 1996 con "Quando Il Cuore", nel 1998 con "Pathos" e nel 2003 con "Il Cuore delle Donne", torna a 10 anni di distanza dal suo ultimo disco d'inediti con il nuovo singolo "Potrebbe Essere" e il nuovo album "23".

Una nuova Silvia Salemi, più attuale, più pop, più synth e molto più matura e risoluta, che non ha più paura d'imporsi e che si è presa quello che lei definisce "il giusto periodo di gestazione", per uscire con un nuovo album che avesse davvero qualcosa da dire, e che lo facesse nei tempi e nei modi in cui voleva dirlo e farlo lei.

Madre e artista consapevole, che non si piega più alle logiche dell' "album all'anno", perché questo modo di fare discografico "non rispetta la vera natura di un'artista, perché esso deve poter vivere la vita per aver qualcosa da dire e produrre, così, un prodotto artigianale quale il disco è", Silvia Salemi ci parla a cuore aperto della nuova direzione che ha preso la sua strada artistica, delle sue esperienze televisive, tra Rete 4 e Raiuno (anni fa è stata anche nel cast di "Tale e Quale Show", tra i programmi più visti di tutta la RAI) e di questo numero, il 23, che per lei non è solo il titolo di un album ma un vero e proprio simbolo di vita, d'amore e che l'ha guidata, e continua a guidarla, nell scelte più importanti e definitive della sua vita.

Ciao Silvia un ritorno in grande stile con il nuovo singolo 'Potrebbe Essere'. Perché hai scelto proprio questo brano per il tuo ritorno dopo ben 10 anni di assenza dal tuo ultimo disco?

'Potrebbe Essere' è il brano che si è definito per primo, che per primo mi ha convinta e che più ispirava me ed il mio team per l'estate, visto che sapevamo che sarebbe uscito in questa stagione.

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'Potrebbe Essere' dà il senso di tutto ciò che può succedere, come si può intuire, e quale stagione meglio dell'estate per pubblicarlo, visto che è il momento in cui avvengono i più grandi cambiamenti, le novità, dove la gente parte e vive nuove avventure, in cui è tutto in movimento.

Di cosa parla?

'Potrebbe Essere' parla di tutte le possibilità della vita, di tutto l'amore che possiamo vivere. Tutto può avvenire, sta a noi viverlo o non viverlo. 'Potrebbe Essere' è un po' una metafora del tempo che stiamo vivendo, un tempo condizionale, in cui tutto si suppone che possa avvenire, in cui tutto sembra possibile, ma soltanto se c'è una volontà e se ci si impegna davvero tanto per far sì che ciò accada.

Potrebbe Essere è un brano che, attualmente, avrebbe funzionato molto bene a Sanremo, al quale, in passato, hai partecipato quattro volte. Perché non ci hai provato?

In realtà perché volevo che uscisse per l'estate e che fosse da traino per l'album, che è uscito il 7 luglio, quindi sarebbe stato fuori tempo, non avrebbe "sfruttato il momento" di avere singolo e album fuori nello stesso periodo.

Sarebbe stato come sprecare un'occasione e non mi andava di 'violentare la musica', facendola uscire prima del tempo, solo per sfruttare un palco importante. Sanremo, è vero, dà moltissima visibilità ed è un bellissimo palco, però non è tutta la visibilità di massa. Poi se correrò il rischio che il disco verrà ascoltato o considerato di meno, pazienza: l'importante è l'integrità e l'onestà del prodotto.

10 anni dal tuo ultimo disco 'Il Mutevole Abitante del mio Solito Involucro', uno dei titoli più belli per un disco che abbia mai letto. Cosa è cambiato da quella pubblicazione alla prossima, che avverrà il 7 luglio, con il nuovo album '23'?

É cambiato tutto! Il mondo, io, perché sono diventata mamma, faccio le canzoni che mi piacciono, lavoro con gente che mi piace, che per inciso è un gruppo di lavoro meraviglioso ... è diventato tutto più spensierato, diciamo. Anche musicalmente è cambiato tanto: 'Il Mutevole Abitante del mio Solito Involucro' era molto ermetico, poetico, lirico; '23', invece, è un disco che scende nella quotidianità del rapporto, che parla di cose tutte "reali". 'Il Mutevole Abitante del mio Solito Involucro' è irrealtà, il bianco e il nero, la nostra anima, tutti concetti filosofici. '23', invece, è proprio la vita, un disco tangibile, concreto.

'23'... perché proprio questo numero? Effetto Adele?

(ride) Ho intitolato il disco '23' perché con questo numero è cambiata la mia vita. Tutte le cose più importanti sono legate al 23: mia figlia è nata il 23, ho conosciuto mio marito il 23 aprile del 2003, io sono nata il 2 e lui il 3, che assieme fanno 23. Non sono una 'numerologica', nè superstiziosa, è proprio un discorso d'indizi. Tutte le volte che ho fatto, o mi è successo, qualcosa di 23 ero sulla strada buona, a prescindere dal fatto che una cosa fosse più o meno positiva, e l'ho sempre notato. Tutti i passaggi necessari che mi hanno fatto diventare la persona che sono oggi sono connessi a questo numero, in cui c'è tutto quello che ho imparato. Questo disco avrei anche potuto chiamarlo "L'Amore", perché lo rappresenta a pieno, ma il '23' per me è l'amore! Poi è meno diretto, più da scoprire.

Qualche anticipazione sull'album?

'23' è un disco concreto, onesto, sia suonato che con synth, che contiene 10 brani di cui 8 inediti e due chicche: un nuovo arrangiamento di "A Casa Di Luca", che quest'anno compie 20 anni, e una nuova versione orchestrale di "Silence", in rappresentanza dei sei album che ho fatto in passato. Il sound è quello che avrei sempre voluto sentire, quando invece, in passato, ho fatto dischi suonatissimi. Adesso, invece, ho la necessità di cercarmi il suono, di trovare esattamente ciò che sto cercando, con quel determinato groove. Oggi si possono fare meraviglie al computer! E in tutto questo un grande plauso a Francesco Totoni, il favoloso arrangiatore che ha lavorato con me per '23'.

Fra i tuoi album del passato, qual è rimasto il tuo preferito? Perché?

Ogni album è un figlio: c'è il figlio più difficile, il figlio più curioso, il figlio più introverso, il figlio che è rimasto più a casa, il figlio che non si è mai sposato ... tante realtà. Il lavoro più duro è stato "L'Arancia", del 2001, perché venivo fuori da anni ed anni di tour sfiancanti. Ero esaurita sotto il profilo dell'energia, delle corde vocali, cantavo con la metà della voce, spesso seduta, con grande fatica. Quando riascolto "L'Arancia" ritrovo sempre quella sofferenza, e questo mi fa ancora male, però gli sono grata perché è servito ad una rinascita, che poi è stato l'album del 2003, "Gioco del Duende", che è stato, invece, poi tutto cantato a vele spiegate.

Qual è, invece, il tuo album che, rifaresti in modo diverso col senno di poi?

Con il senno di poi rifarei "Caotica", perché rientra nelle logiche dell' "album all'anno", di quello che fai perché non puoi andare a Sanremo senza un disco, il disco della pressione, delle corse fra tanti studi diversi (all'epoca non c'era il WeTransfer per ascoltarsi gli mp3 a distanza, dovevi andare fisicamente sul posto per ascoltare il processo di creazione dell'album). "Caotica" è un album che ho fatto sicuramente con grande amore ma che, diciamo, è stato "il figlio nato troppo presto". É altrettanto vero che, però, è stato anche il mio disco più fortunato: c'è stato un periodo che vendevo 1000 copie al giorno, tanto quanto Ligabue!

Negli ultimi anni sei stata più conduttrice che cantante e la cosa continua attualmente: nel 2017 hai condotto Piccole Luci su Rete4 e adesso sei su RaiUno con Estate in Diretta. Quando hai scoperto la tua verve da presentatrice televisiva? Come ti comporterai adesso che sei di nuovo in carreggiata anche con la musica?

Con grande serenità. Il pubblico credo che non faccia confusione: se gli piaci gli piaci, altrimenti non piaci a prescindere da ciò che farai. Per quanto mi riguarda credo che non siamo fatti a compartimenti stagni e con entrambe le cose, musica e tv, l'obiettivo è sempre quello di voler comunicare un qualcosa. Quando conduco lo faccio con il desiderio di riagganciarmi alle persone, al mondo della gente, che racconti una storia sociale o conduca un varietà è sempre e comunque un modo per stare con gli altri. Che si tratti di tv o di musica l'importante è che abbia un approccio onesto, che è quello che conta di più per me.

Nel 2013 hai anche partecipato a 'Tale e Quale Show' di Carlo conti, che ti ha riportato sul palco dopo tanti anni d'assenza. Com'è stata l'esperienza?

Ero al mare con le mie figlie, mi chiama l'autrice del programma (era il 23 luglio, precisiamo, numero che, come vedi, torna ogni volta!) e mi propone di partecipare. Ci ho pensato qualche giorno, perché comunque era da un po' che ero lontana dalle scene, poi mi sono convinta e ho accettato. E ho fatto bene perché a 'Tale e Quale Show' mi sono divertita tantissimo! Non nego sia stata un'esperienza faticosa, perché ti mette a dura prova, però è stata meravigliosa e assolutamente utile e ringrazierò sempre Carlo Conti per avermi convinta a partecipare.

Conduttrice, cantante ma anche mamma, che rapporto hai con le tue figlie e loro ascoltano la tua musica? Cosa pensano dei tuoi brani?

Le mie figlie ascoltano i miei brani e mi dicono i loro gusti, assolutamente. Ovviamente hanno delle preferenze e non amano tutto allo stesso modo, c'è il brano che sentono di più e quello che sentono di meno. Per quanto riguarda il rapporto, beh, quello che ho con loro è di normalissima normalità, perdona il gioco di parole, che si può avere con delle figlie, con la consapevolezza che non devono amarmi per forza, perché una madre non dev'essere un'amica ma deve dare la strada, tracciare un percorso quindi, quando serve, rimproverare, mettere i paletti e non accettare per forza tutto di buon grado.

Cosa farai nella seconda metà del 2017?

C'è in cantiere tanta roba! Un libro, un tour nei teatri, altra tv ... e ovviamente il nuovo album, '23', appena uscito. La macchina, come si suol dire, è ripartita a pieno!