Death Note, il manga più sconvolgente degli ultimi anni, è sbarcato direttamente su Netflix il 25 Agosto, mentre il teaser del film è uscito ufficialmente il 22 Marzo 2017. La sua fama indiscussa ha dato esito a diverse riproduzioni, tra cui una serie televisiva anime di 37 episodi, cinque lungometraggi, una mini serie televisiva live action (con attori in carne ed ossa), un dorama (serial televisivo giapponese), un musical, due light-novel (romanzi illustrati giapponesi), vari videogiochi. Questo è l’ultimo film riguardante il manga, uscito per la prima volta in Giappone nel 2003 e riproposto in versione italiana, più tardi, nel 2006.

Tutto ruota attorno ad un quaderno nero…

La storia trae ispirazione da un quaderno nero trovato da un ragazzo intelligente e studioso.

Su di esso è possibile scrivere il nome di una persona, ricordandone la fisionomia, per vederla morire in breve tempo. Un potere straordinario che, grazie all’aiuto di uno Shinigami (divinità della morte), permette al suo possessore di decidere la vita e la morte.

Light, giovane studente, ha un padre poliziotto a cui è stato affidato il caso di queste continue morti di personaggi ricercati dalle forze dell’ordine. L’autore si fa chiamare Kira, equivalente della parola inglese "killer". Tutto sembra scorrere nell’anonimato, Light non sembra destare sospetti. Fino a quando non irrompe sui suoi propositi un investigatore privato particolarmente arguto di nome Elle. Sarà lui a rivelare la sua identità, scatenando una rincorsa alla salvezza dello studente e della sua ragazza Mia, anch’essa a conoscenza del quaderno.

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Tra White-washing e vietato ai minori: polemiche per i fan

Anche se la storia è più o meno in linea con quella del manga, non sono mancate le polemiche riguardo alcune scelte del produttore. Una di queste è quella riguardante il "White Washing", ovvero la scelta di un attore bianco per un ruolo storicamente appartenuto ad un’altra etnia. In questo caso il personaggio principale, Light, interpretato da Natt Wolf, non ha nulla che lo richiami minimamente ad un giapponese o comunque orientale.

Ma uno dei produttori, Roy Lee, si è speso molto nella difesa dei personaggi, affermando come sia “un’interpretazione di quella storia in una cultura differente”. L’idea era di rendere l’ambientazione più familiare ad un pubblico americano, soprattutto di lingua inglese. La pellicola non sembra essere adatta ai minori, visto che mostra immagini truculente di teste mozzate e sangue schizzato ovunque. Sono altresì presenti immagini più rilassanti e dolci, ma la presenza costante del dio della morte Ryuk mette inquietudine.

Una versione differente, ma che merita senz’altro la visione, perché la storia non è molto stravolta. Il tema centrale, ossia il quaderno nero e i suoi risvolti per le vite dei personaggi coinvolti, rimane tale. Per i fan della serie, un’occasione da non perdere.