Ettore Scola ha impresso nei suoi films lo sguardo di un'accorata pensosità. Non potrebbe essere piu' evocativo il titolo scelto per il libro che racconta il grande maestro del Cinema italiano, "Lo Specchio Dipinto", edito da Falsopiano, curato da Paola Dei e da Nicola Borrelli, che si è aggiudicato il Premio della Saggistica 2017. Una rifrazione d'impronta neorealista difficilmente dileguabile, indifferente ai perimetri di correnti o epoche, s'intravede nell'opera di Ettore Scola, anche se appartenente ad una generazione successiva a quella dei giganti del neorealismo da De Sica a Steno e Zavattini.

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"Ero più giovane - ha avuto modo di affermare Scola, scomparso a gennaio 2016, in una delle sue ultime interviste - e del neorealismo ho subito la grande fascinazione e forza attrattiva verso la macchina da presa.

Penso che le opere cinematografiche siano importanti non solo per chi le fa, ma anche per chi ne fruisce. Il film cambia a seconda del pubblico che assiste e delle emozioni che di volta in volta suscita. E' come una festa mobile che muta contorni tutte le volte". Ogni pellicola è in grado suscitare incanto e scivolare verso l'amarezza come in "C'eravamo tanto amati", descrivere un allegro e sarcastico degrado come "Brutti, sporchi e cattivi", affondare nella storia e nella cronaca sociale come "Una giornata particolare", ma la firma di Ettore Scola consegna in varie sfaccettature uno spaccato indimenticabile di vita italiana.

I premi servono a non dimenticare

Il tributo a Scola nelle pagine dello Specchio Dipinto si avvale di contributi molteplici, abbondanti, diversi, ma concordanti nella ricostruzione di una figura che non ha finalizzato la sua filmografia ad una funzione etica, ma ha saputo far incontrare l'analisi psicologica dei suoi personaggi con la problematicità di sfondi storico-culturali e sociali.

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Alcune interviste sono tratte dalle Teche della Rai e fra le maggiori testimonianze vi sono quelle di Paolo Virzì, Giuliano Montaldo, Stefania Sandrelli, Pupi Avati insieme a tantissime altre. La vincitrice del premio Paola Dei, oltre che scrittrice è psicoterapeuta ed ha immerso la sua critica cinematografica nella forza introspettiva dell'opera del grande maestro. Nella pletora di persone e comparse, l'impeto del racconto e dell'affabulazione sull'Italia, caratterizza tutto il lavoro di Scola per lasciare, forse, un messaggio: l'estro realista fra i perni opposti della tenerezza e del cinismo dovrebbe riflettere, come in uno specchio, la necessità capovolta di identità e consapevolezza.