È proprio il caso di pensare ad altro per gli abitanti di Scandiano, una cittadina in provincia di Reggio Emilia, nonché sede trentennale di alcune delle più invidiabili attrazioni carnevalesche [VIDEO]: è nel suo centro storico che si teneva, infatti, l’appassionata sfida tra paesi e quartieri per l’allestimento più creativo e originale, basato su un tema scelto, e la tradizionale sfilata dei carri. Ma, esattamente come l’anno scorso, anche quest’anno la festa di Carnevale rischia di saltare a causa della mancata organizzazione dell’evento da parte del comune.

Se, tuttavia, nel 2017, l’impegno comunitario di abitanti e associazioni, coordinato dagli Amici dell’Aia di Pratissolo, consentì perlomeno la realizzazione di una festa molto affollata in piazza, quest’anno il gruppo dei carri ha mollato e si è reso disponibile solo per aiutare, ma non per coordinare le attività, alla luce delle complicazioni organizzative in seno alle disposizioni anti-terrorismo.

A riprova della totale morte organizzativa che il comune sta vivendo in merito allo storico Carnevale locale, non sono state contattate nemmeno le scuole della zona, eliminando ogni possibile coinvolgimento dei bimbi residenti sul territorio.

Ma i più speranzosi hanno tempo, idealmente, fino a Martedì Grasso [VIDEO] per contare su un improbabile sforzo congiunto che promuova l’evento. Perché quest’impresa collettiva potrebbe concretizzarsi in un gruppo di cittadini amareggiati che intende conferire, tra pochi giorni, con l’amministrazione comunale per un ultimo tentativo in extremis. La proposta è un evento a tema che, inevitabilmente, slitterebbe alla fine di febbraio, abbondantemente dopo la fine del Carnevale. Ma, si sa, meglio poco che niente, almeno per i residenti delusi dalla piega presa dagli eventi.

Lo scatenamento degli animi popolari per un mancato festeggiamento del Carnevale [VIDEO], tra l'altro, solleva vari interrogativi sul ruolo che tale ricorrenza occupa nelle tradizioni del nostro Paese, data l'importanza attribuitagli dalle agitazioni cittadine. Bisogna comprendere a fondo le connotazioni e i motivi della dialettica carnevalesca, e quale modo migliore di affrontarne le origini?

Origini precristiane

È vero, il Carnevale è una festa di matrice tipicamente cattolica, tant'è che termina proprio in corrispondenza della Quaresima, e l'etimologia del suo nome deriva dal latino "carnem levare", ossia "togliere la carne", in riferimento al pasto del Martedì Grasso, che precedeva appunto il digiuno e l'astinenza dalla carne squisitamente quaresimali applicati già dal Mercoledì delle ceneri.

Notoriamente, tale festività consiste di parate in costume, veglioni e balli in maschera, sfilate di carri allegorici e in generale ritualità giocose ed eccentriche. Una pratica bizzarra per la tradizione cultuale e liturgica cattolica, in cui si inserisce elegantemente il Carnevale secondo il Rito Romano.

È pertanto lecito credere, dati alla mano, che tale festa affondi le proprie origini in celebrazioni molto più antiche e di carattere pagano.

Sappiamo per certo che già in epoca medievale, in particolare dall’VIII secolo, si festeggiava il Carnevale attraverso uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali, sovvertendo intanto l’ordine sociale con il mascheramento per celare le proprie identità. La festa terminava con la morte di un fantoccio allegorico, rinviante a un possibile capro espiatorio dei mali dell’anno precedente.

Le dionisiache

Ma la genesi di tali usi è legata più che altro a festività pagane greco-romane molto più vecchie, in particolare le Antesterie, riti greci in nome di Dioniso [VIDEO], dedicati al vino e al piacere e attuati perlopiù dalle menadi. Scopo del culto dionisiaco era rivivere il tragico destino che aveva segnato la vita del dio, figlio dell’adulterio di Zeus con una donna umana e perciò perseguitato da Era, sposa del re degli dèi olimpici, fino alla follia (o, secondo altre tradizioni, alla morte).

Le menadi, incoronate con frasche di alloro, indossavano pelli di animali, mentre gli uomini s’abbigliavano come satiri; nell’ebbrezza prodotta dal vino si abbandonavano al ritmo selvaggio, ossessivo e ripetitivo del ditirambo, eseguito con flauti e tamburelli ed enfatizzato dal grido con cui gli adepti dei misteri dionisiaci si incitavano reciprocamente (“evoè evoè”). Alla fine, satiri e baccanti raggiungevano il desiderato stato di trance ed entravano in una condizione di possessione psichica allora nota come entusiasmo.

I Saturnali

Ma non solo le dionisiache contribuirono alla nascita dell’attuale Carnevale: spostandoci nel mondo romano, infatti, non possono non annoverare i Saturnali, durante i quali si scioglievano, proprio come i riti greci, gli obblighi sociali a favore di dissolutezza, caos e scherzi. La pazzia di tali festeggiamenti, che duravano sette giorni, propiziava i raccolti abbondanti e mirava a benessere e felicità, mentre si conducevano carri festosi tirati da animali bardati in modo estroso, mentre il popolo organizzava banchetti, danze e oscenità.

In tale contestualizzazione, ecco che vanno a coincidere le figure del re dei Saturnali con quella burlesca del re del Carnevale, il famoso fantoccio sacrificato in segno di purificazione collettiva.

I Lupercali e la dea Iside

Ma nell'antichità romana, nel mese di febbraio, si svolgevano anche i Lupercali, in cui ai riti di fecondazione e purificazione si aggiungevano situazioni grottesche simili agli attuali scherzi carnevaleschi.

Inoltre lo scrittore Lucio Apuleio attesta, nel libro XI delle "Metamorfosi", la commemorazione della dea Iside (festa importata degli egizi) attraverso gruppi mascherati.

Tutto questo trambusto è legato alla culla di tutte le religioni, la Mesopotamia, e al modo in cui, sin dai tempi delle divinità sumero-babilonesi, si ritenesse questo periodo un rinnovamento, a causa del passaggio da inverno a primavera, in cui le attività agricole cessavano per un momento di festa collettiva. Etimologicamente, infatti, "febrarius" deriva da "februare", ossia "purificare".

Secondo il libro "Le due Babilonie" dello storico Alexander Hislop, inoltre, non esistono resoconti della Quaresima nel primo cristianesimo, ma in fondo era prassi, per la Chiesa, aggiungere riti e dettagli alla dottrina nel corso dei concili. La maschera e il travestimento, invece, permettono alla nostra personalità di prendersi una paura e di infrangere le norme socialmente accettate per scadere nel tabù o in comportamenti estremamente profani (in alcuni casi, purtroppo, anche violenza e deviazione sessuale), oltre che, secondo gli antichi, incanalare energie associate alle forze naturali e divine.

Il Carnevale rinvia alla relazione metafisica tra l'uomo e il Fato e segna un passaggio aperto, secondo le credenze pagane, tra l'Inferno e la terra abitata: così si tende ad onorare le anime, per non accattivarsele, prestando loro dei corpi provvisori incarnati dalle maschere, che si caricano di un significato apotropaico, che tende cioè a scongiurare il maligno, dotando chi le indossa delle caratteristiche della creatura soprannaturale rappresentata.

Di certo, se in passato il Carnevale era la festa che faceva liberare da ogni vincolo o inibizione, ora come ora il significato è andato perduto, evolvendosi in un'occasione per festeggiare senza la consapevolezza del reale perché. Ma è anche giusto che che ogni ricorrenza si evolva a seconda della cultura del tempo in cui viene inserita, di volta in volta.