Mai come in questo delicato momento socio-politico dovrebbe rinascere, in Italia, "la speranza che ci stiamo lasciando rubare". Questo è quanto si augura don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo che, nel corso di un'intervista al sito della Campagna Cei "Liberi di partire, liberi di restare", ha sottolineato l'attualità del messaggio pasquale, aggiungendo che dovrebbero rifiorire "una visione della cosa pubblica come bene di tutti e non come beneficio di pochi a discapito di molti", ma anche "la convinzione che l'Italia e l'Europa possano continuare ad essere un luogo di libertà che riconosca e garantisca i diritti di tutti.

[...] Ed il sogno che il mare Mediterraneo, che per molti migranti si è trasformato in una tomba, possa tornare ad essere ancora ponte, per favorire l’incontro tra i popoli, l'arricchimento delle culture e lo scambio della ricchezza e della bellezza di ognuno".

Il responsabile del Servizio Cei ha peraltro ribadito, in riferimento a questa Pasqua: "l'invito ad uscire da quelle tombe che noi stessi ci costruiamo innalzando muri, non solo materiali, ma anche ideologici e culturali, a passare da una situazione di stallo ad una possibilità di impegno per il bene comune del Paese". Inoltre ha suggerito di: "superare gli egoismi e l'indifferenza per una vita solidale e fraterna [...] vincere le paure per aprirsi all'accoglienza, non considerando più l'altro come un nemico da cui difendersi, bensì come un'opportunità di crescita [...] e abbandonare la cultura dello scarto per una visione inclusiva di integrazione".

Mentre il sacerdote ricorda la festa che si tiene oggi, tale tradizione si è così ben radicata da indurci a credere che sia stata istituita dagli apostoli nel I secolo d.C., proprio a seguito dell'evento miracoloso della resurrezione. In realtà, questa celebrazione sacra ha percorso inenarrabili tappe storico-culturali [VIDEO]che l'hanno fatta evolvere da arcaica liturgia pagana a moderna commemorazione monoteistica. Si tratta, peraltro, della festività annuale ritenuta più importante dagli ecclesiastici e dai credenti, tuttavia - proprio come ogni altra ricorrenza - anche questa ha origini pagane molto forti, stavolta risalenti addirittura alla Mesopotamia.

Sarà che la Pasqua affonda le proprie radici in epoche ataviche [VIDEO], ma è pur vero che di questi residui gentili sono rimaste insospettabili tracce persino nelle ritualità contemporanee. Cerchiamo, dunque, di approfondire meglio la questione, con particolare riferimento ai sommi simboli di tale ricorrenza: le uova e il coniglio.

I misteri babilonesi

Tutto comincia con l'Antico Testamento, ed è quasi ironico avviare un'esposizione sul Paganesimo babilonese a partire dal monoteismo ebraico.

C'era una volta la storia di Noè, un mito che ormai tutti conoscono e padroneggiano piuttosto bene. Ciò che non tutti sanno, però, è ciò che accadde alla prole di Noè, ossia l'epilogo della storia, presente in altri passaggi biblici. Nella cultura ebraica, infatti, il mito risale al tempo in cui il nipote di Noè (figlio di Cam), chiamato Cush, sposò una donna chiamata Semiramis (o Semiramide in alcune versioni) ed ebbero un figlio di nome Nimrod che, dopo la morte del padre, sposò la sua stessa madre e divenne sovrano. Il popolo considerava Nimrod un vero e proprio dio umano, e Semiramis, sua moglie e madre, divenne la potente regina dell'antica Babilonia.

La Bibbia cita questo insolito personaggio in Genesi 10:8-10: "8 Cush generò Nimrod, che cominciò ad essere un uomo potente sulla terra. 9 Egli fu un potente cacciatore davanti all'Eterno; perciò si dice: 'Come Nimrod, il potente cacciatore davanti all'Eterno'. 10 E l'inizio del suo regno fu Babel, Erek, Akkad e Kalmeh nel paese di Scinar".

Ma Nimrod finì assassinato per colpa dell'iniquità, e il suo corpo fu spezzettato e sparso chissà dove nel regno. Semiramis fece raccogliere tutti i suoi resti, ma una parte, il suo organo riproduttivo, non fu trovata. Nimrod non sarebbe potuto ritornare in vita senza quell'organo e, per giustificarlo, la vedova Semiramis convinse il popolo babilonese che suo figlio e marito fosse asceso al sole, chiamandolo da quel momento Baal, cioè Dio Sole. La regina, inoltre, rivelò che Baal, quando era presente sulla Terra, acquisiva sembianze d'una fiamma, tradotta nel culto specifico in una candela o una lampada.

Semiramis, dunque, creò una religione in cui aveva insediato se stessa come divinità, proclamandosi Dea della Luna, poiché sosteneva di essere stata concepita immacolatamente, e insegnò che la Luna, una dea che passava in un ciclo di 28 giorni ed ovulava quando piena, la prima domenica di plenilunio dopo l'equinozio primaverile, durante un'ovulazione l'avesse scagliata sul nostro pianeta in un gigantesco uovo lunare che atterrò nel fiume Eufrate. Le si presentò anche l'occasione di ribattezzarsi Ishtar (in inglese Easter), e l'uovo da cui nacque fu chiamato uovo di Isthar (ossia Easter egg, in inglese uovo di Pasqua), e due dei suoi simboli di fertilità divennero il coniglio e l'uovo: i punti iniziano a collegarsi.

La vita regale e divina, tuttavia, durò poco per Ishtar, siccome la madre e moglie di Nimrod restò nuovamente incinta, sentenziando che fossero stati i raggi di Baal a fecondarla. La creatura che la donna partorì fu chiamata Tammuz (in alcune versioni Dumuzi) e venerata come il figlio di Baal. Notato per il suo particolare affetto verso i conigli, questi divennero sacri perché si credeva che Tammuz fosse il figlio di Baal e, proprio come il suo presunto padre, il ragazzo divenne un cacciatore. Il figlio di Ishtar avrebbe poi incontrato la morte in età adulta, proprio durante una battuta di caccia, sovrastato da un selvaggio cinghiale.

Per mantenere in vita il culto misterico babilonese, Ishtar decretò che Tammuz fosse asceso al padre, Baal, in seguito resi due divinità oggetto di adorazione sotto la forma della sacra fiamma della lampada o della candela, ma anche come Padre, Figlio e Spirito, proclamando tra l'altro un lutto annuale di quaranta giorni prima dell'anniversario della morte di Tammuz, durante i quali non si poteva mangiare carne. Tecnicamente denominato "pianto di Tammuz", viene descritto in Ezechiele 08:14 come il pianto di Ishtar per la morte di suo figlio che tutte le donne erano tenute a emulare.

Infine, stando sempre alla regina, ormai venerata come la Madre di Dio e la Regina del Cielo, pare che, quando Tammuz perì a causa del cinghiale, parte del suo sangue fosse caduta su un ceppo di palma che, inspiegabilmente, ricrebbe in una nuova palma adulta durante la notte, e fu considerata sacra in quanto vivificata dal sangue di un dio. Durante quest'arcaica Quaresima babilonese, gli adoratori di Baal e Tammuz meditavano sui misteri sacri e pregavano segnandosi con il Tau, la croce di Tammuz, mangiando dolci sacri marchiati con una "T". Ogni anno, nel giorno calcolato per la Pasqua, era celebrata una festa con conigli e uova poiché era il giorno di Ishtar: quella domenica doveva essere ucciso e poi mangiato un maiale in nome di suo figlio.

Insomma, Ishtar divenne ben presto la dea della fertilità in Oriente, e la festa pagana originaria della Pasqua si configurò come uno spettacolo orgiastico, ricco di sbronze e banchetti con i dolci di Ishtar nel tempio della dea, per commemorare il ritorno della vita attraverso l'immacolata concezione con cui Ishtar generò Tammuz. Le donne celebravano il dio Tammuz concedendosi a chiunque nel tempio, e in cambio gli uomini dovevano solo pagarle.

Gli adoratori, inoltre, tendevano a sacrificare bambini innocenti a questa divinità, consumandone poi il sangue - similmente agli agnelli oggi - creando un circolo vizioso in cui coloro che venivano concepiti durante le orge della festa di Ishtar nascevano intorno al 25 dicembre, salvo poi essere sacrificati nella successiva Pasqua. Tutti questi riti furono aspramente condannati dallo stesso Ezechiele e da Geremia, che pronunciò la condanna divina verso chiunque li avesse seguiti (Geremia 7:17-19, 44:19-29).

Ma le uova? Ci arriviamo subito: i rituali, infatti, finirono per coinvolgere anche i contadini per propiziarsi la prosperità stagionale della rinascita primaverile; per questo motivo, numerose uova colorate venivano disseminate in primavera nei campi, con l'auspicio che infondessero fertilità, almeno prima di essere nuovamente occultate dagli spiriti maligni nelle tane dei conigli (sempre simbolo di fertilità), dando origine alla odierna caccia alle uova di Pasqua, tipicamente anglosassone.

Oltre Babilonia

Le origini pagane della Pasqua, nonostante questo excursus all'interno della religione misterica babilonese, si fanno risalire anche all'antica Grecia e all'antica Roma, con echi perfino nell'antico Egitto: tutte civiltà culle - a loro modo - di diversi aspetti culturali che poi sarebbero confluiti dapprima nella ben nota festa cristiana, e infine anche nella ricorrenza consumistica che oggi è divenuta la Pasqua.