I traffici illeciti, la vita di strada e lo spaccio di stupefacenti sono argomenti ricorrenti nei testi dei brani di Capo Plaza. Il ventenne rapper salernitano – attualmente sotto contratto con la 'Sto Records' di Ghali – ha infatti sempre colorato i beat su cui ha avuto modo di rappare con le sfumature scure di un immaginario metropolitano e profondamente street, legato alla vita di quartiere e all'arte del sapersi arrangiare in periferia.

Qua sotto sembra un videogioco, e sto giocando

E' una città che si fa giungla e videogioco allo stesso tempo, quella descritta in buona parte dei pezzi Capo Plaza, un'intricata ed interconnessa rete urbana, dove l'obiettivo di tutti è quello fare soldi, tanti e nel minor tempo possibile, oltre a marchiare e controllare il territorio.

Gli attori principali del gioco, ovvero i protagonisti dei brani, sembrano essere usciti direttamente da un film gangster made in USA: i bravi ragazzi, gli infami, gli sbirri, la gang, gli amici, con la differenza fondamentale che quello di Capo Plaza è un ritratto reale, e per vedere il suo campo da gioco non c'è bisogno di andare oltreoceano, basta arrivare a Salerno.

In una recente intervista, diffusa in data di oggi dal noto periodico musicale Rolling Stone, il giovanissimo rapper classe 1998 ha raccontato per la prima volta un episodio della sua vita privata, ricollegabile all'immaginario descritto in molti passaggi dei testi dei suoi brani.

Le lacrime di mia madre di fronte al giudice

L'autore di 'Giovane Fuoriclasse' ha parlato nello specifico di una circostanza ben precisa: il momento in cui, a detta sua, ha realizzato che era arrivato il tempo di smettere di fare stupidaggini e 'risse in giro', complice un interrogatorio di fronte ai carabinieri ed il pianto della madre, queste le sue parole:

'Ero lì di fronte ad un giudice, con mia mamma in lacrime, affianco a lei ci stava un carabiniere.

Era un interrogatorio per una str****ta, una vera e propria str****ta. Quel giorno ho realizzato che non era più tempo di fare ca***te e risse in giro. Poi ho passato un brutto momento, per qualche mese mi sono sentito offuscato. Quando vivi in un certo tipo di ambiente accadano delle cose. E ti prendi le conseguenze.'

Successivamente l'artista è tornato a parlare della situazione dei quartieri periferici delle città italiane, spiegando come chi – come lui – viene 'dalle popolari', abbia sicuramente un dose di rabbia sociale superiore alla media [VIDEO], che, se incanalata nel giusto modo, può diventare benzina per il motore della creatività.

Ovviamente tutto ciò, sempre secondo il pensiero del Giovane Fuoriclasse salernitano, non sta a significare che soltanto chi è nato in un quartiere difficile può fare il rapper, queste le sue parole:

'Il Rap ha un senso per chiunque. Ci sarà sempre un pezzo, una rima, che ti fa vivere qualcosa. Sia se vieni dal centro che dal peggiore quartiere popolare [VIDEO].'