Giovani e promettenti, gli Inna Cantina Sound hanno già alle spalle diversi progetti e tantissimi fan sparsi per l’Italia. La band nata nel 2010 è pronta a presentare il suo terzo progetto di studio intitolato “A piedi nudi”. L’album prodotto da La Grande Onda, label indipendente di Tommaso Zanello, in arte Piotta, è uscito l’11 maggio in tutti i digital stores e il 1 giugno su un disco distribuito da Artist First, anticipato dal singolo “Non svegliarmi”. Questo progetto arriva dopo un anno di distanza dall’uscita dell’EP “Mango e papaya”, raccontando le tematiche di una generazione che ama divertirsi senza mai perdere di vista i temi rilevanti dei nostri anni.

Per quanto riguarda il nuovo disco, la produzione artistica e musicale è curata da Marco Evangelista, il “Magista”, il cui contributo è stato fondamentale per la realizzazione di una nuova sonorità: pur restando molto fedele alla forma ormai nota dei “cantinari”. Infatti, il disco offre un qualcosa d’inatteso che lo rende moderno per il mercato musicale con cui prevede di confrontarsi, a pieno titolo. Il prodotto finale è un album divertente, con un elevato livello musicale e testuale, grazie al curriculum tecnico artistico dei componenti del gruppo, una caratteristica insolita nella scena del regamuffin. In fin dei conti, dopo più di 150 date nel nostro paese e vari live in Europa, gli Inna Cantina sono pronti ad offrire ai loro fedeli ammiratori un avvincente tour estivo, pieno di brani vecchi e di molti nuovi inediti, suonato e danzato… a piedi nudi.

Per saperne di più su di loro e sul loro nuovo album, abbiamo intervistato Jimmy, il leader della band ed ecco cosa ci ha raccontato.

L’intervista

Ciao Jimmy, come vi siete conosciuti e quando avete deciso di fare musica insieme?

"Ci siamo conosciuti al liceo nel 2010 ed eravamo solo io e Riccardo, l’altro cantante del gruppo.

Insieme abbiamo iniziato a scrivere testi di denuncia sociale e siccome eravamo rappresentanti d’istituto, avevamo bisogno di diffondere i nostri messaggi e quello che volevamo dire a tutta la scuola nei momenti di manifestazione, assemblee e quant’altro. Da lì, è stato il primo approccio alla musica e così ci siamo aperti un po’ al mondo artistico a 360 gradi.

Poi, abbiamo conosciuto Piotta con cui abbiamo fatto due dischi che sono entrati nel mercato discografico italiano e siamo cresciuti perché prima eravamo un po’ troppo giovani ed eravamo solo degli studenti".

Tra le vostre collaborazioni c’è anche Piotta, che quasi tutti ricorderanno come l’autore di “Supercafone” nel lontano 1998. Come è stato lavorare con lui?

"È molto interessante collaborare con lui perché è una persona che ha già fatto questo percorso e ci è riuscito e tra l’altro è un grande professionista. Quindi, è bello averlo vicino perché sa già tutte le sensazioni e sa già dove deve mettere le mani per fare in modo che tutto vada alla grande. Questo è veramente prezioso ed importante, soprattutto per una band emergente come la nostra.

Insomma, è stata davvero una grande fortuna e ormai sono già 4 o 5 anni che lavoriamo insieme e abbiamo un contratto discografico e devo dire che questi sono stati gli ultimi anni che ci hanno fatto crescere molto di più come realtà".

Il vostro genere musicale reggea-pop è piuttosto particolare e molto diverso dai soliti canoni. A chi vi siete ispirati?

"Abbiamo tantissimi gruppi che ci ispirano e visto che siamo innamorati della musica reggae, cerchiamo di portare avanti questo genere. Ci sono tanti italiani che ci hanno ispirato come Alborosie, i Mellow mood che sono più giovani, i Sound Soul System, Brusco. Mentre per quanto riguarda gli stranieri, ci hanno ispirato Shaggy, Sean Paul, Sting e tanti altri.

Sicuramente, Bob Marley ci mette d’accordo un po’ tutti ed è quello che riesce a far capire agli altri il messaggio della musica reggea. Questo è molto importante anche per noi ed è per questo che è un grande artista mondiale".

Inoltre, vi definite dei “cantinari” ed è un termine che è racchiuso anche nel vostro nome d’arte di Inna Cantina Sound…

"I cantinari sono i nostri fan che vengono ai concerti. Ci piace chiamarli così un po’ per casualità e per la follia di ogni giorno. Inizialmente, c’è stato qualcuno che si è definito così e da lì questo termine ci è piaciuto e così abbiamo iniziato a chiamarci “cantinari”. Infatti, siamo tutti un po’ dei cantinari sia noi che suoniamo e saliamo sul palco e sia chi sta sotto il palco che balla magari con una birra in mano in spiaggia.

Direi che il reggae e il mare legano alla grande e infatti siamo pieni di concerti estivi".

Come sta procedendo il tutto?

"Tutto bene, dobbiamo pubblicare la lista completa dei live ma ne sono già fissate circa una ventina. Comunque, ne arriveranno anche tante altre e quindi avremo una bella estate impegnata. Per ora, il tour sta procedendo bene. Ricordiamo che l’11 maggio è uscito il nostro album “A piedi nudi” in tutti i digital stores, mentre il 1 giugno esce in copia fisica in tutti i negozi di dischi e lo distribuisce Artist First che ringraziamo per il grande lavoro. Direi che per ora il progetto sta piacendo a chi ci ascolta e abbiamo già fatto una bellissima serata a Roma con più di mille persone.

Nel prossimo weekend abbiamo delle serate di svago e speriamo bene".

Tornado a parlare dei vostri progetti, puoi raccontarci come sono nati “A piedi nudi” e il singolo “Non svegliarmi”?

"L’album “A piedi nudi” è nato un po’ come una nostra esigenza di rimanere sul pezzo e ogni volta vogliamo dare qualcosa di nuovo ai nostri ascoltatori e vogliamo lasciarli con degli album che magari si intervallano di due o tre anni. Poi, abbiamo fatto l’ultimo album tre anni fa e un EP un anno fa e quindi avevano già delle idee in cantiere che dovevamo racchiudere in questo nuovo progetto con cui abbiamo avuto la fortuna di realizzare con il produttore “Magista” cioè Marco Evangelista che è stato un grande esempio per la buona riuscita di questo bel lavoro di cui siamo molto soddisfatti.

Mentre, “Non svegliarmi” è un testo che ho scritto in maniera personale rispetto al resto delle altre canzoni che siamo abituati a scrivere con il resto del gruppo. Grazie a questo pezzo che ho scritto, ci siamo avvicinati un po’ tutti e tre a scrivere un altro singolo in cui una parte del testo l’ho fatta io, un altro pezzo della canzone l’altro cantante del gruppo e una terza parte un altro artista. Abbiamo voluto fare quest’esperienza dei singoli che ci ha lasciati soddisfatti perché abbiamo dovuto abbracciare più generi. Chiaramente tutti e tre insieme siamo un qualcosa di tante combinazioni musicali mentre da soli riusciamo andare un po’ più nello specifico su un genere o sulle tematiche che sentiamo più nostre.

Nello specifico, il singolo “Non svegliarmi” è un testo d’amore che ho scritto quando appena mi ero lasciato con la mia ex fidanzata e con questo volevo lasciare un momento di felicità e di freschezza che c’era nel nostro rapporto e non volevo che si ricordassero tutti i nostri momenti con l’arrabbiatura classica di quando ti lasci. Insomma, volevo che gli anni precedenti passati insieme venissero ricordati con il sorriso e con qualcosa di spensierato che andasse oltre le barriere di litigi e di odio che avvengono solitamente in una storia d’amore finita".

Puoi dirci quale canzone del vostro album vi rispecchia di più?

"Se volete ve la canto! Comunque, la canzone che ci rispecchia di più è “Il ballo del cantinaro” che è la traccia numero uno dell’album perché è quella che è un po’ più rappresentativa di noi come gruppo.

È una canzone molto ballabile che parla di noi e della situazione di protesta e di denuncia della scena musicale odierna in cui ci sono tanti non ci vanno perfettamente a genio. Il ritornello della canzone recita così “questo è il ballo del cantinaro prima lo famo e poi lo imparamo”

Ultimamente, notiamo che la scena indie-pop mainstream sta molto spopolando nelle radio nazionali. Voi cosa ne pensate?

"Penso che dietro a tutto ciò che spopola c’è un motivo in quanto ora le persone stanno ascoltando molto di più questo genere chiamato indie che poi alla fine tanto indie non è perché è solo indie-pop. Infatti, i critici hanno definito indie-pop quel sottogenere che parte dall’indie che abbraccia canzoni che hanno un ritmo radiofonico molto pop.

Alla fine penso che sia giusto così perché tante volte negli ultimi anni in Italia hanno puntato su una scena pop che non rappresentava più nessuno, quindi né giovani e né le tendenze del momento. Tutto sommato direi che sono contento di questa nuova ondata per quanto possa essere mio gusto vicino a quello che sono queste canzoni. Direi che è la nuova musica che parte dall’indie quindi dal basso ed è bello vedere che riesca ad andare così in alto. Sono contento perché è una cosa che dà speranza a tutti. Insomma, non mi reputo un nostalgico che pensa che l’indie è solo quello che si ascoltava un tempo perché per me il genere lo creano le persone e gli ascoltatori e quello che piace esce fuori.

Infatti, ciò che sta dimostrando questa nuova onda per quanto possa piacere o meno a livello di gusti personali quello che è tangibile che è un’onda forte perché è riuscita ad entrare nei piani alti della musica in modo indipendente. Questo ha permesso di dare speranza a tutti quelli che si approcciano da poco alla musica o ad una persona che magari fino ad un anno fa consegnava le pizze ed ora si ritrova a fare sold out nei concerti".

Una volta finito il tour estivo avete altri progetti nel cantiere?

"Per ora, ci stiamo preparando a questo tour che sarà bello lungo e poi da settembre si dovrà ricominciare a parlare dei nuovi singoli. Questo dipende da quanto scriviamo per questo nuovo progetto per l’anno nuovo. Nel frattempo è uscito questo album e per ora pensiamo a promuoverlo al massimo. Forse, più avanti uscirà qualcosa di indie ma chissà…"