I Bring Me The Horizon tornano sulle scene rock dopo più di 4 anni di distanza con il nuovo singolo uscito il 21 luglio, Mantra, che preannuncia infatti l'album Amo, in uscita l'11 gennaio 2019. I fan della band possono dunque stare tranquilli, i BMTH sono tornati. Molti dubbi e rumors circondavano le sorti di questo nuovo album, i più informati temevano che le condizioni di salute di Oliver Sykes, lead-singer della band, avrebbero potuto far virare la band su nuovi lidi decisamente più mainstream pop.

Il cantante infatti soffre da tempo di problemi alle corde vocali, dovuti ad anni di attività nell'ambiente più grezzo del metalcore, la produzione della band ha così da anni tentato di virare su sonorità più melodiche, mantenendo intatto il nucleo e l'identità hardcore della band, riuscendo a fonderle insieme in un mix che ha lasciato i fan e critica estasiati.

Gli inizi e il successo

I Bring Me The Horizon iniziano la loro carriera nel 2004 come band metalcore dalle sonorità estreme e tiratissime, il loro frontman si fa notare presto sulla scena inglese, date le dote canore fuori dal comune, e la band scala rapidamente le vette della popolarità nell'underground britannico.

Dopo tre album e tanta gavetta in giro per i festival di tutta Europa arriva la vera consacrazione.

Corre l'anno 2012 e l'album Sempiternal irrompe nel mercato mondiale consegnando al mondo una formula musicale, di stile e simbologia del tutto inedita, ricevendo di contro valanghe di reviews positive. La band si prepara a fare quel salto definitivo nel pop, che nel Regno Unito non è affatto un insulto, rinnegando quindi le sonorità troppo complesse e compulsive del metalcore più duro e abbracciando testi e melodie più distese.

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La band sgrezza il suo stile e fa emergere il diamante che inizia a brillare su tutta la scena metal e rock mondiale. I BMTH acquistano così un nuovo appeal ma non rinunciano alla loro "carica distruttiva" ereditata dal passato. Risultato? I fan impazziscono e le vendite arrivarono alle stelle.

Due anni dopo ecco affacciarsi sul mercato That's the spirit, l'album della consacrazione, della vera e propria fama mondiale, dei tour importanti e delle date esclusive, la più nota alla Royal Albert Hall, performance eseguita con coro e orchestra guidata dal proprio direttore.

Il primo evento metal nella storia nella sala costruita più di due secoli fa dalla regina Victoria, niente male per una band nata negli scantinati dei locali di Sheffield. Il passo verso la consacrazione popolare ormai era definitiva. Follow You è il singolo più importante dell'album, la ballad strappa le luci dei riflettori a singoli più aggressivi come Happy song e Throne, perchè sancisce appunto la nuova svolta della band, incredibilmente Pop, eppure maledettamente affascinante e incredibilmente coerente in quanto immaginario, testi e mood generale, ovviamente depressissimo.

Poi vari tour mondiali, i rumors sul frontman e le sue condizioni apparse precarie non solo davanti ai propri fan ma a tutto il mondo soprattutto nel memorial per Chester Bennington, dove il cantante britannico sarebbe stato accusato addirittura di mimare il cantato, preregistrato prima della performance. Vero o no Oliver è chiaramente giù di voce anche nei propri tour, tutto si ferma, anche le notizie circolanti intorno alla band, i più vicini riportano una presunta operazione subita proprio dal lead-singer della band a seguito delle scarse performance registrate.

L'arrivo del nuovo singolo Mantra

Oliver sfoggia un look nuovo con capelli corti rosa, gli ultra scettici sono già pronti a sorbirsi un disco melodico, sintetico e prodotto più per il mainstream pop/alternative, ecco invece arrivare la "mina sonora" che tutti volevano.

Mantra è un pezzo tirato, riff amabili e incisivi, scream degni del miglior Sempiternal, fusione tra testo musica e produzione a dir poco perfetto, ancora una volta il compromesso è andato a buon fine. E' solo il primo singolo, certo, ma la band ha sempre dimostrato di nuotare a proprio agio in quel sottile fiumiciattolo che divide musica metalcore e brit-pop. Altre band, come gli Enter Shikari, hanno tentato la stessa via, conseguendo risultati meno autentici e decisamente discutibili.

I Muse sono forse l'esempio migliore nella scena rock e pop inglese quando si tratta di comprensione del mercato globale e evoluzone artistica. Pur se avendo esordito e praticato una musica meno estrema, hanno sempre fatto dell'adattamento e della trasformazione la propria arma principale. Che l'esperimento riesca o no, la musica proveniente dal Regno Unito dimostra di essere ancora in continua evoluzione e nonostante punti sempre alla vendita di massa riesce sempre a preservare intatta la parte artistica del prodotto; una nota decisamente positiva se si pensa ai cugini americani e al loro modo di trattare il mercato musicale e gli artisti stessi, molto più esposti alla dittatura della moda del momento, meno inclini all'esperimento e dove l'artista rimane profondamente distante dal concepimento della sua opera stessa.

La curiosità per l'album aumenta

Amo si appresta ad uscire il prossimo undici gennaio 2019 sul mercato globale. I fan italiani possono comunque gioire, i BMTH si esibiranno al Forum di Milano il 13 novembre, riceveranno quindi il primo assaggio di quello che sarà l'ennesimo corso della band anche per quanto riguarda l'impatto live, aspetto sempre curato notevolmente dalla band. Nuovi singoli sono attesi in uscita ad Ottobre, nel frattempo i fan stanno già canticchiando, o meglio, urlando "a squarciagola" il loro mantra.

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