Sono molte le uscite discografiche italiane, ma una delle più attese è quella dell'ultimo album di Tommaso Zanello, in arte Piotta. Si tratta di un disco denso di riflessioni, di sfumature autobiografiche e forse malinconiche, di certezze e di verità. Abbiamo avuto l'opportunità di raccogliere le opinioni di Piotta in un'intervista che riflette molti aspetti dell'artista, alcuni anche poco conosciuti.

Interno 7, un disco di 'cantautorato rap'

D: Ritorni con un album decisamente introspettivo e riflessivo: Interno 7.

Vuoi presentarlo tu al pubblico di Blasting News?

R: "E´ il nono album di Piotta, è il primo album di Tommaso. In entrambe le affermazioni sto dicendo il vero. Chi mi segue con attenzione lo sa. In ogni album ho seminato un paio di brani più d'autore, d'atmosfera. Penso a Ciclico o Il meglio nel primo album, penso a Bella o 7 vizi Capitale, sigla di Suburra la serie. Nell'ultimo ho deciso di farlo coraggiosamente per tutte la tracce dell'album, per tutte le canzoni di Interno 7".

D: Alcuni brani del disco sono stati definiti indie-pop, altri hip hop.

Tu come senti di categorizzarli, se secondo te è giusto farlo?

R: "Secondo me categorizzare la Musica, e non solo la musica, è sempre sbagliato. Lo si fa per paura o per esigenze meramente commerciali. Io paura di cambiare o espormi non l'ho mai avuta, esigenze commerciali cui sottostare tanto meno. Ergo, l'unica categoria che trovo è un aggettivo: cantautorale, di un cantautorato moderno però, magari cantautorap per usare un neologismo in voga".

D: Nel brano Interno 7 poni molta attenzione sul concetto di tempo. Tu che rapporto hai con questo? E´ un buon consigliere, è troppo veloce, ritieni ti abbia portato via qualcosa o ti abbia tradito negli anni?

R: "Il tempo è la memoria e la memoria è la storia e quindi il tempo è tutto, come canto ne Il tempo ritrovato. Senza tempo, in questa dimensione, non saremmo nulla, saremmo uno che a 45 anni vede il mondo come a 20, avrei perso 25 anni di vita come diceva Muhammed Alì.

Il tempo è drammaticamente ma ineluttabilmente il nostro inseparabile compagno di viaggio, a volte il miglior alleato, a volte un cinico bastardo".

D: Quindi, c’è secondo te un modo per non perderlo questo tempo? Per goderselo al meglio e senza rimpianti? Esprimici una sorta di Piotta pensiero.

R: "Certamente. Fare sempre e solo quello che ti piace, perseguire il tuo fine ultimo o almeno provarci. Il mio è sempre stato fare musica ed evolvermi con lei e per lei".

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D: Sicuramente in questo album sono evidenti la tua maturità, la tua capacità introspettiva e la tua profondità, il tuo attaccamento ai sentimenti. Interno 7 vuole essere un mezzo per far conoscere una parte di te oppure ti è servito scrivere e incidere come una sorta di terapia? Di sfogo forse?

R: "Sono partito dalla seconda, da quella sorta di terapia che la musica è sempre stata per me. Quando dovevo diventare adulto, quando stavo spaccato per una storia finita, quando stavo bene e avevo voglia di ballare, quando stavo cappottato per una perdita e poi andare sul palco e buttare fuori tutto.

Sono contento però che il disco più mio, più introspettivo, sia anche quello che arrivi così profondamente a tutti. Magia dell'arte".

Nostalgia dei 'maledetti anni Novanta'

D: Un brano di Interno 7, Solo per noi, ha sonorità che ricordano un po’ i brani anni ’90 di Luca Carboni: quanto hanno contato per te i brillanti anni ’90?

R: "Io adoro i cantautori, da quelli più sociali a quelli più emotivi. Luca Carboni l'ho trovato sempre un ottimo autore e un interprete con uno stile molto personale, un cantautore delle piccole cose, di piccole storie che però si fanno universali. Provo a spiegarmi meglio: ci sono i cantautori da rivolta sociale, spesso del passato, quelli che cantano le masse ed il Noi e poi ci sono i cantautori che raccontano se stessi e alcuni angoli di questo grande mare chiamato umanità.

Preferisco i secondi, li trovo più duraturi, moderni, originali".

D: Ci ricolleghiamo quindi al brano Maledetti quegli anni ’90: cosa ci dici in merito? Magari usando qualche espressioni in dialetto romanesco per stemperare un po’ i toni.

R: "Maledetti quegli anni '90 non è un brano contro gli anni '90, non ce ne sarebbe motivo, anzi. E' un'esclamazione come a dire "magari tornassero i Novanta", per me intendo. Non mi riferisco al lato musicale, o lavorativo, mi riferisco al fatto che, a livello emotivo e familiare, sono stati per me degli anni incredibili. Tutti i miei familiari e parenti più stretti erano in campo e giocavano la loro partita al top della forma, tra passato, presente e ancora mille sogni per il futuro.

Poi a fine partita ognuno raccontava all'altro di sé e ci si abbracciava tutti. C'era un grande amore, ed è quello che canto, l'amore".

D: Con questo album pensi che riuscirai a farti conoscere da chi ancora non ti ha mai ascoltato prima o saranno più i vecchi fan ad avvicinarsi a questi brani? Fare delle stime è difficile e non è il primo pensiero quando si pubblica un album, ma alcuni fan se lo chiedono.

R: "Stanno accadendo entrambe le cose. Mi arrivano dei messaggi che se non fosse per l'amore che ho per la privacy andrebbero pubblicati. Sono messaggi toccanti, profondi, come questo disco e il rapporto che sta creando con chi lo ascolta".

D: Piotta, Tommaso Zanello all’anagrafe: come ti descriveresti in poche parole?

R: "Ultimo e primo, a terra, io vivo. Perdente, vincente, io tutto, io niente (cit. da Ma La Vita, Interno 7)".

D: Quale potrebbe essere la domanda che non ti hanno mai fatto in un’intervista e vorresti ti venisse fatta? Un po’ alla Marzullo ma è divertente.

R: "Le domande sono infinite e così al volo davvero non saprei. Forse di parlare di Teor, il paese d'origine di mio nonno e del mio cognome, lassù, tra quelle luci e quei tramonti a nord-est che canta Elisa".

'L'hip hop è underground e mainstream: la bipolarità assoluta'

D: Cosa c’è della cultura hip hop nella tua vita, nel tuo modo di porti, di pensare, di fare live e ovviamente nel tuo fare musica?

R: "Della vecchia cultura hip hop c'è il rispetto, per chi c'era prima e ha seminato tanto. C'è la cultura del lavoro. C'è la libertà creativa, poi il mercato ha cercato di uccidere o ha proprio ucciso molti di questi valori, ma porto sempre con me lo scudo anti-proiettili".

D: Cosa oggi è veramente hip hop secondo te?

R: "Tutto e il suo contrario. Il meglio e il peggio dell'arte. Underground e mainstream: la bipolarità assoluta".

D: Cosa, secondo te, ti rende unico musicalmente e personalmente?

R: "Il fatto che sia sempre me stesso dal 1998 ad oggi e che come il vino rosso, davvero buono, invecchiando miglioro, come artista e come persona".

D: Arrivi da un tour estivo molto denso di date: raccontaci qualcosa, qualche aneddoto che ti ha fatto esclamare: “Sì, siamo sulla strada giusta, ci siamo!”.

R: "Soprattutto sono partito alla grande per un tour invernale che sta toccando i migliori club d'Italia e, visti i risultati degli ultimi tour e di questo in corso, almeno fin qui posso davvero dire che stiamo sulla strada giusta ed è la strada dell'indipendenza e della libertà creativa totale".

Il tour di Piotta

A questo proposito, ecco le date e le città che verranno toccate dal tour di Piotta, partito già il 27 ottobre:

2/11 Splinter - Parma

3/11 Colorificio Kroen - Verona

9/11 Mercato Sonato - Bologna

10/11 Heartz Club - Fermo (FM)

16/11 Hall - Padova

17/11 CSA Magazzino 47 - Brescia

23/11 Magazzini Fermi - Aversa (CE)

24/11 Largo Venue - Roma

30 /11 Crazy Bull - Genova

7/12 Hiroshima - Torino

8/12 Magnolia - Milano

13/12 Cantiere - Lecce

14/12 Auditorium Flog - Firenze

15/12 Swamp Club - Carrara (MS)

22/12 Officine Utopia - Ceccano (FR).

Per concludere e, ringraziando personalmente Tommaso Zanello, alias Piotta, cito un suo augurio raccolto durante l'intervista e dedicato a tutti voi, lettori di Blasting News: "Grazie e buon...

Interno 7, a ognuno il suo".

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