Lutto nel Cinema statunitense. È morto a 87 anni William Goldman, il quale si è spento ieri nella sua casa di New York a causa di un tumore al colon. Il noto scrittore e sceneggiatore, vincitore di due Premi Oscar per la miglior sceneggiatura per 'Butch Cassidy' (nel 1970) e per 'Tutti gli uomini del Presidente' (nel 1977).

Per quanto riguarda il primo film il copione era originale, mentre per quanto concerne secondo era tratto dall'omonimo libro scritto dai giornalisti Carl Bernstein e Bob Woodward.

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Goldman era uno sceneggiatore piuttosto poliedrico ed eclettico

Goldman si è dedicato al cinema per 50 anni, iniziando nel '65 con il film 'Masquerade'. Passava dalle pellicole di politica ai western, ha scritto, infatti fra gli altri, 'Misery non deve morire', 'La storia fantastica, 'Il maratoneta', 'La fabbrica delle mogli', 'Detective's Story', 'Cuori in Atlantide', 'Potere Assoluto', 'Codice d'onore', 'Last action hero - L'ultimo grande eroe' e 'Charlot'.

Ha anche sceneggiato vicende divertenti, d'avventura e drammatiche.

Nel 2015 quando gli chiesero come riuscisse a passare da un genere all'altro con tale naturalezza, lui ha risposto: "Tu incroci le dita e non la smetti mai. Aiuta anche pregare". Era così tanto apprezzato [VIDEO] che ha fatto anche da revisore dei progetti di alcuni suoi colleghi; ha infatti rielaborato 'Proposta indecente' e 'A Few Good Men'. È stato il guru di Aaron Sorkin e consigliere di Matt Damon e Ben Affleck per la stesura della sceneggiatura di 'Will Hunting - Genio ribelle'. Ha ricevuto il premio alla carriera 'Laurel Award' assegnato dal sindacato degli sceneggiatori 'Writers Guild of America'.

William era famoso per la nota frase: 'Nessuno sa niente'

Goldman, oltre ad aver composto copioni e romanzi, ha scritto anche libri riguardanti l'evoluzione e la storia del cinema [VIDEO].

È famoso il suo libro di memorie del '83 'Adventures in the Screen Trade'. Testo in cui scrisse la frase, spesso citata, "Nessuno sa niente".

Ha sempre pensato a sé stesso come un narratore prestato alla 'settima arte', diceva: "Gli sceneggiatori sono ritenuti a metà tra l'uomo che comanda sugli studi e il custode al cancello degli studi". Quando gli è stato chiesto se avesse un metodo preferito per lavorare ha risposto: "La modalità di scrittura che prediligo per ogni formato? Tra la scrittura di romanzi e la sceneggiatura non c'è un mezzo che preferisco, mi mandano tutti nel panico".