Giorgio Gaber, autore, sceneggiatore, attore e cantante, ma soprattutto uomo di teatro: a nessun altro meglio di lui potrebbe essere data questa definizione. Perché Gaber è stato il teatro e ne ha incarnato l’essenza, anticipando i tempi e riportando il palcoscenico a ciò che era in origine: un luogo di confronto, un altare dove celebrare il sacro rito dell’impegno civile attraverso l’intelligenza e l’ironia. Quel palcoscenico che col tempo si era trasformato in luogo di rappresentazione stereotipata, e che con Gaber ritornò a fiorire, a respirare, a lanciare pietre contro i benpensanti e contro il qualunquismo becero che il Signor G.

da sempre detestava.

Gaber è ancora qui

Se ne andò il primo giorno di gennaio del 2003, ma Giorgio Gaber è ancora qui, oggi, attuale, vero. È il destino dei grandi uomini che anticipano i tempi e continuano a vivere nel presente con il proprio pensiero. Gaber inventò il teatro canzone, una forma di spettacolo che alternava il monologo alla canzone, la musica alla parola, continuando la tradizione di un 'recitar cantando' che tanta fortuna aveva regalato all’arte teatrale. E proprio attraverso quei monologhi, creati insieme a Sandro Luporini, Gaber è riuscito a parlare a ognuno di noi. Monologhi collettivi che magicamente diventavano dialoghi con le coscienze di tutti. Erano gli anni '70, l’Italia era reduce da un '68 arrivato tardi e un po’ assonnato.

Allora era di moda prendere posizione, essere contro, alzare la voce e il pugno. Era l’epoca della canzone d’autore e di un cantautorato troppo spesso rivestito di politica. Ma non Gaber, lui non era un dissidente, e nemmeno un cantautore. Era un poeta, e come tutti i poeti rifiutava catalogazioni e scatole dentro le quali infilare il proprio pensiero.

Gaber era altro, Gaber era Gaber. E in questa diversità - che attirò critiche feroci - era racchiusa tutta la sua bellezza. Perché non c’è niente di più dissidente e rivoluzionario del pensiero libero. E Gaber è stato un libero pensatore che si dichiarava ‘di sinistra’, ma non ‘della sinistra’, nella concezione più pura della politica che non condanna il pensiero a incanalarsi in una corrente, ma fornisce le ali alla coscienza e le permette di volare alto.

Dall’alto Gaber ha osservato, cantato, stigmatizzato con arguzia, col sorriso stampato in faccia, quella faccia che col tempo era diventata maschera teatrale, incarnazione e espressione di un’intelligenza acuta e raffinata.

Giorgio Gaber oggi

Gaber oggi è di tutti, al di là delle bandiere e delle ideologie. È questo il più grande privilegio dell’uomo libero e dell’artista: essere di ciascuno per non appartenere a nessuno. Metastorico e presente, implacabile e impietoso. Attuale. Oggi la sua poetica ha ancora molto da raccontare. Gaber è cantore di quel libero pensiero che non è un semplice fare ciò che si desidera, ma diventa partecipazione attiva nella vita sociale. La libertà dell’individuo che porta il proprio contributo al bene collettivo, la libertà di essere liberi.

E proprio il 25 gennaio, giorno della nascita dell’uomo libero Giorgio Gaber, a 16 anni dalla sua scomparsa, verrà posta una targa in Via Londonio 28 a Milano, sulla facciata della casa dove Gaber visse fino al 1963 con i genitori e il fratello. Un segno tangibile da parte di quella città tanto amata dall’artista. All’evento saranno presenti le autorità, la moglie Ombretta Colli e la figlia Dalia.