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In questo libro serpeggia, nemmeno troppo nascosto, il tema della patologia. Le malattie di qualunque specie – fisiche o psichiche – rappresentano per l’uomo un vero e proprio strappo al proprio progetto esistenziale. Sono dei macigni che, rotolando in maniera sgangherata e senza chiedere permesso, bloccano l’individuo. Alcune scuole di pensiero le interpretano come sintomi di eventi personali che andrebbero ascoltati: sembrano che dicano "fermati e rifletti". Così, in questa visione, sarebbero da intendere come vere occasioni per crescere. Nell’esordio letterario di Andrea Zandomeneghi, "Il giorno della nutria" (Tunuè, pag. 152) con data di pubblicazione prevista per il 7 febbraio 2019, la patologia affligge i due principali protagonisti.

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Tuttavia, pare difficile leggere nei loro comportamenti e nelle loro speranze, il tentativo di accettarla come segno di elevazione: la malattia come amica che porti verso l’ampliamento della coscienza o come rinnovamento delle stesse forze fisiche.

I personaggi della storia

Il fulcro usato da Zandomeneghi come figura centrale per la sua narrazione, si chiama Davide. Quest’ultimo è affetto da cefalea cronica o, detto diversamente, è un cefalgico che prova in ogni modo a trovare una scorciatoia per trascorrere qualche ora in serenità. Senza grande successo. Vive con la vecchia madre che, a sua volta, ha problemi importanti di salute: è malata di Parkinson. La donna non riesce a gestire né psicologicamente, né fisicamente, quella patologia estremamente invalidante che il destino le ha legato addosso: per questo, più volte, invoca l’unica strada che lei legge come amica capace di risolvere una volta per tutte, il proprio immane calvario terreno: l’eutanasia.

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Insieme alla anziana donna e a suo figlio Davide, vive anche un altro parente; un nipote del quale lo scrittore ha taciuto lo stato fisico e psichico. Altri personaggi caratterizzanti le pagine di “Il giorno della nutria”, sono quelli di una badante che aiuta, va da sé, la malata di Parkinson; suo figlio, che ha stretto amicizia con Davide; il prete del paese, il quale propone un comportamento schietto, e si fa carico dei problemi del gruppo famigliare come meglio gli riesce.

La trama del romanzo

L’ambiente che ospita la narratio del libro è quello della cittadina di Capalbio. Qui, Davide – probabilmente la sua indomita cefalea è di origine psicosomatica, e potrebbe simbolizzare l’incapacità di poter concretamente aiutare la madre: la testa è la sede del pensiero – trascorre le sue giornate che culminano spesso con ubriacature pesanti.

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A un certo punto e in seguito a una sbronza che ha visto come compagni anche il figlio della badante e il prete, mentre cerca di alleviare con qualche psicofarmaco i disturbanti postumi della bravata, si reca sul pianerottolo della sua casa. In una commistione di meraviglia e timore, l’uomo trova un animale congelato: si tratta di una nutria alla quale è stata tolta la pelle. È intimidazione. Per Davide è il momento di fare congetture su chi gli sta attorno, e su se stesso.