Il grande pubblico lo ha conosciuto nello scorso dicembre a Sanremo Giovani con il brano “Nei miei ricordi” ed ora è tornato con un nuovo progetto. Si tratta di Enrico Fiore, in arte Cannella, nato a Roma nel 1995 e che molti hanno già definito come ”l’alter ego” di Ultimo vista la sua notevole somiglianza musicale.

Infatti, Cannella proprio come Ultimo ha iniziato a scrivere brani hip hip per poi approdare nella casa discografica Honiro Label.

Grazie a questa realtà, l’artista ha deciso di trovare una sua identità artistica più definita ed inizia a sperimentare nuovi sound e stili di scrittura. In un anno è riuscito a pubblicare un Ep che si differenzia molto da quello dei suoi precedenti progetti, approcciandosi molto di più all’indie pop senza però snaturare le sue origini musicali. Dopo l'uscita di “Campo felice” e “Nei miei ricordi, l’artista ha pubblicato singolo “Di cuore”, un brano dal sound leggero e dal contenuto amaro. Nelle scorse ore Blasting News ha intervistato l’artista.

L’intervista

Ciao Enrico, chi è esattamente Cannella?

"Sono un giovane ragazzo romano che fin da piccolo si è appassionato alla musica. Tutto questo è nato grazie a mio padre che da sempre ama brani della musica italiana che imparavo a memoria, come quelli di Giorgia degli anni ’90 e altre canzoni del cantautorato romano. Quindi, ricantavo questi brani con una grande predisposizione di imparare in fretta i testi.

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Questa predisposizione mi ha sempre spinto a scrivere le mie prime canzoni all’età di 13 anni ma erano molto brutte. Però, è normale perché erano le mie primissime canzoni. Poi, da lì ho iniziato a frequentare ambienti lavorativi grazie da chi sono stati seguito. Successivamente, mi sono cimentato a fare i miei primi lavori sul web con lo pseudonimo di Eden ed erano lavori per lo più Rap. Poi, mi sono avvicinato al cantautorato con influenze hip hip e versi rappati.

Quindi, ho iniziato a fare questa piccola gavetta sul web e anche dal vivo in diverse occasioni. Nei momenti in cui c’era da mettere a fuoco il mio percorso musicale per trovare un mio stile, ho un po’ accantonato il rap e ho fatto rimanere solamente un po’ d’influenza nei brani che scrivo attualmente. Dunque, mi sono avvicinato all’indie pop con influenze rap e ho cambiato il nome d’arte da Eden a Cannella perché rappresentava un po’ la fine di un capitolo.

Il nome d’arte di Cannella è nato per scherzo da Ultimo che è il mio migliore amico da sempre e da una metafora che mi rappresenta perché la cannella è una spezia dolce ma un po’ salata. Dunque, ho voluto tenere questo nome d’arte perché mi piaceva anche come suonava oltre al fatto che si sposava bene sia con la mia personalità che con la mia musica. Da quando ho fatto questo cambio di nome ho realizzato nuovi brani e da lì sono stato ascoltato da Honiro, che poi mi ha fatto firmare il contratto discografico per la pubblicazione dei miei primi tre singoli usciti, di cui uno l’ho portato sul palco di Sanremo a dicembre".

A proposito di Sanremo, quest’anno ti abbiamo visto tra i Giovani. Come è stato quel momento? Lo rifaresti?

"Guarda, devo dire che è stata un’esperienza edificante sia dal punto di vista umano che quello artistico. Mi sono trovato molto bene con i miei compagni di competizione, che poi non è stata assolutamente vissuta come una competizione perché ci siamo sempre divertiti, supportati e confrontati anche dal punto di vista musicale. Quindi, direi che a livello umano è stata veramente una bell’esperienza e poi comunque l’aria che si respira a Sanremo e tante emozioni di paura e di felicità di aver avuto una grande riconoscenza come calcare un palco così importante mi ha dato un mix di novità. Mentre a livello musicale è stata la mia prima esperienza televisiva in assoluto che mi ha insegnato a gestire la tensione e l’ansia che possono andare a influire sulla performance. Quindi, da Sanremo mi porto un bel bagaglio d’esperienza. Se lo rifarei non lo so… ma sicuramente non è in programma rifare Sanremo Giovani perché non ci ho mai pensato. Comunque aver fatto Sanremo già una volta mi lascia soddisfatto, per il futuro non so, magari ci penserò".

Come è avvenuto questo passaggio dalla musica hip hop a quella indie-pop?

"In realtà, è stata una cosa molto naturale. C’è stato un momento in cui proprio il discorso del rap mi stava pesante perché limitava su certi punti di vista. Quindi, essendo un ascoltatore di tante cose con un background che non si limitava solo al rap e magari in determinato periodo della mia vita dove il rap era musica in cui un adolescente e forse anche un ragazzo di 24 anni si esprimeva di più, ho scelto un altro percorso. Dunque,direi che è stato un passaggio spontaneo basato sugli ascolti, sulle esperienze di vita e un totale di cose che mi ha portato a scrivere canzoni di cantautorato italiano. Insomma, ho preferito brani più pop anziché rap e da lì ho capito che mi piacevano e naturalmente ho continuato su questa strada. Poi dopo una canzone, due e tre alla fine ho messo a fuoco la mia arte ed è nato il disco che nel corso di tre anni che ha dato vita a questo cambiamento graduale e naturale".

Il tuo singolo “Di cuore” è una canzone augurale fatta ad un amico in questo caso Marco, il tuo grillo parlante. Raccontaci un po’

"Marco è un personaggio della canzone ma anche una persona che è stata molto importante nella mia vita reale. Quindi, ho fatto questo tributo dedicato a lui nel brano ma dato che il pezzo segue abbastanza la linea del disco ossia l’ennesimo pezzo che avevo scritto a seguito di questa mia rottura sentimentale, di questa storia lunghissima che ho avuto l’ho inserito assieme ad altre canzoni tra cui “Nei miei ricordi”. “Di Cuore” è un brano che sicuramente rispetto agli altri due precedenti è meno nostalgico e sentimentale ed è un po’ più cinico e con molta ironia. E’ un brano che rappresenta un augurio in parte sincero e in parte fatto un po’ per sfottere e questo lo si capisce dalla parte finale. In sintesi racconto questa mia situazione da ventitreenne che si affaccia per la prima volta alla musica e che ha perso questa certezza nella vita, dove racconto in maniera ironica questa situazione di povertà in cui io credevo di farcela e facevo promesse e cose che poi non si sono mai realizzate. Quindi, le frasi del brano che dice “ti ripetevo che ti avrei portata in Polinesia francese col nuovo cd” oppure “adesso non ci vediamo nemmeno per un caffè” rappresentano sempre tutto questo dramma. Però, il sound è molto leggero e quindi il brano rimane meno pesante e un po’ più “frivolo” rispetto ai precedenti anche se il contenuto è sicuramente amaro".

Ascoltando il tuo brano c’è una frase che mi ricorda Eskimo di Guccini “Dei soldi in tasca niente e tu lo sai che mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai”. Te l’hanno mai detto?

"Sì, certo. La frase è più o meno quella ma l’ho resa meno poetica e più attuale e diretta ma alla fine si rifà molto al ritornello di “Di cuore”. Comunque le mie influenze sono davvero molto vaste, magari non sono solo uno che ascolta Calcutta e Gazzelle ma anche musica americana e quella cantautorale italiana tra cui Dalla, De André, Rino Gaetano e chi ne ha più ne metta…"

Attualmente, sappiamo che sei impegnato in studio per la realizzazione del tuo nuovo album. Potresti darci qualche anticipazione?

"In realtà, attualmente non c’è molto da spoilerare sull’album perché è in fase di chiusura e ormai stiamo registrando le voci: stiamo facendo quella che è la fase di mastering. Quindi a livello di lavorazione ci siamo quasi. Posso giusto accennare che uscirà un altro singolo prima dell’album che uscirà prima dell’estate, quindi più o meno a maggio. Diciamo che queste sono le due prossime tappe che riguardano il mio progetto".

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