Semplice e raffinato, sono gli aggettivi che caratterizzano il sound dei Petralana, un duo emergente fiorentino nato 17 anni fa e composto dal cantante e chitarrista Tommaso Massimo e dal violinista Marco Gallenga. La raccolta di brani iniziale, in onore a Fabrizio De André, migliora con il proseguire delle esperienze di spettacoli dal vivo e in contemporanea la struttura del gruppo diventa un quartetto con il batterista Richard Cocciarelli e, poi con il contrabassista e bassista Paolo Spitilli.

Dopo quattro anni di esibizioni live viene pubblicato “Oggi cadono le foglie”, un vero prototipo di album per l’etichetta Suburban Sky. Nel corso dei primi successivi tre anni, i Petralana si esibiscono con in loro brani sui palchi più celebri della Toscana e non solo. Nell’autunno 2013 il gruppo torna al Plastic Sun Studio per realizzare il secondo album “A che ora arriva il dj” assieme al produttore Guido Melis, che fa ingresso ufficialmente nella band verso una sonorità più schietta e realistica.

Nel 2016 da una conoscenza con Tommaso Massimo e Federico Grazzini, nasce l'intenzione di collaborare artisticamente e partendo dalle opere di Pavese e Fenoglio, sorgono idee, pensieri, brani e melodie, e la voglia di realizzare un album ispirato a quella sfera letteraria. Il lavoro si sviluppa tra l’estate 2017 e la primavera 2018 al Plastic Guido Melis. Nel febbraio scorso viene pubblicato “Fernet”, il terzo album della band che diventa uno show teatrale presentato in anteprima nazionale il 25 novembre 2018 presso le Sementerie artistiche di Crevalcore (Bologna) e ha determinato il sold out lo scorso 7 febbraio per la prémiere fiorentina presso il Teatro Cantiere Florida.

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Dal 29 marzo scorso entra in rotazione radiofonica “Il faro”, il nuovo singolo della band Petralana estratto dal loro terzo album uscito lo scorso febbraio. Per saperne di più su questo interessante capolavoro, abbiamo intervistato Federico Grazzini, uno dei componenti della band ed ecco quello che ci ha raccontato.

L’intervista

Ciao Federico, iniziamo da domanda per conoscervi meglio: come nasce la musica dei Petralana?

La nostra musica nasce da un’urgenza perché l’importante è raccontare delle storie oggi che possono emozionare e far riflettere il pubblico.

Quindi, diciamo che in questo progetto è nata proprio una necessità di rivolgersi al passato per trovare una storia a distanza rispetto a noi ma che facesse riflettere su dei temi dedicati al presente. E così è nata la voglia di esplorare in questo mondo letterario di Fenoglio e Pavese per poi scrivere la storia originale che è poi il racconto di questo cittadino della Langhe degli anni '40 che dopo una serie di vicissitudini decise di emigrare in America.

Come siete riusciti a mettere insieme nei vostri testi musicali, l’arte, il cinema e il teatro?

Il fatto di lavorare su diversi linguaggi nasce proprio dal percorso che abbiamo fatto perché questa band è nata alla fine del liceo e fine dell’università e stavamo tutti studiando lettere e poi abbiamo preso delle strade più o meno letterarie, dedicate al cinema, alla musica e al teatro. Quindi, diciamo che fa parte un po’ del nostro dna, quello di avere dentro diversi linguaggi espressivi.

Poi, già dal primo disco che era stato ispirato dal “Barone rampante” di Italo Calvino, la letteratura è sempre stata di grande ispirazione. Infatti ora abbiamo lavorato su Pavese e Fenoglio. Dunque il rapporto con la parte d’animazione è sicuramente venuta dopo quando c’era del materiale per l’album per sviluppare anche un progetto visivo.

Abbiamo visto il videoclip de “Il faro”, il vostro singolo uscito il 29 marzo estratto dall’album Fernet e abbiamo notato che è parecchio fumettistico grazie ai disegni e ai colori bianco e nero. E’ stata una scelta casuale oppure ben studiata?

Sicuramente il fumetto è uno dei linguaggi che appartiene alle nostre passioni, ma più che altro il nostro videoclip si basa sull’illustrazione. Comunque, quella dei colori non è stata una scelta casuale in quanto è stato un trattamento espressivo che abbiamo fatto con un lavoro molto lungo con uno studio d’animazione che si chiama Ibrido di Torino. Ho lavorato su questo progetto assieme ad un documentarista e all’animatrice Linda Kelvink. Molte delle immagini che vedete nel videoclip sono girate realmente nelle Langhe e siamo stati lì due settimane a filmare paesaggi naturali. Poi, abbiamo preso dei materiali documentaristici degli anni ’40 e dei vari archivi di cinematografia privata ci abbiamo disegnato sopra, e quindi, è un mix di cose diverse, una stratificazione di linguaggi diversi che hanno dato vita a questo cartone animato.

Sappiamo che tenete anche spettacoli teatrali. Come vengono organizzati?

Sì, presentiamo uno spettacolo che si chiama “Fernet”, dove ci sono anche linguaggi espressivi del teatro e un monologo di un attore molto bravo che fa la parte del protagonista che racconta ed interpreta diverse scene della vita del personaggio che si intrecciano poi al racconto del nostro progetto.

Quanto tempo ci è voluto per realizzare il progetto musicale, audiovisivo e teatrale?

E’ stato un processo molto lungo perché ci sono voluti due o tre anni di lavoro per il disco. Per quanto riguarda la parte dello spettacolo, è stato un processo di gestazione di sei mesi nel quale abbiamo fatto le riprese, le ricerche dei materiali per i video e poi su questi materiali dovevamo disegnarci sopra per realizzare fotogramma per fotogramma. Poi, per ciò che riguarda la musica abbiamo avuto la fortuna di trovare un’etichetta che è la Suburban Sky che ci ha dato la possibilità di andare in giro per tanti mesi e di coinvolgere un sacco di artisti bravi oltre ai Petralana anche un ottimo collettivo di musicisti. Mentre per il progetto di video e spettacolo la Monkey Dive Production ci ha messo a disposizione uno studio di Torino dove siamo riusciti a realizzare tutto.

Come è il vostro rapporto con i vostri ascoltatori?

In realtà, abbiamo un rapporto diretto e non abbiamo ancora un rapporto di fama e celebrità. Quindi le persone che vengono a sentire i nostri concerti e che incontriamo sono persone come noi con cui abbiamo uno scambio. Ci piace moltissimo il fatto di poter sapere quali sono gli aspetti che creano la nostra musica. Quindi, aspetti emozionanti e che fanno riflettere e che magari portano questa riflessione anche fuori dai concerti. Ci piace creare un dialogo con le persone che vengono ai nostri spettacoli.

Dove possiamo trovarvi?

Sulla nostra pagina Facebook che si chiama Petralana e che è quasi sempre aggiornata, oppure su “Fernet lo spettacolo”.

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