Un poeta, un uomo di teatro e cantastorie di talento, ma anche giornalista attento e sensibile che raccontò le due anime della sua Palermo, la "nera" dei vicoli angusti, dei segreti e dei codici rigidi e quella "bianca", impercettibile, ma viva e presente a sé stessa e poi, un padre amorevole: questo e molto di più era Salvo Licata che oggi, attraverso gli occhi della figlia Costanza, rivive nelle sue parole.

L'autore Salvo Licata

Salvatore "Salvo" Licata (Palermo, 1937-2000) fu giornalista, scrittore, ma anche regista e autore di spettacoli teatrali e cabaret. Compose canzoni e liriche raccolte nel "Codice Levi", le opere teatrali "La Ballata del sale", "Cagliostro dei Buffoni" e il poemetto "Orazione per Falcone e Borsellino". Le opere massime sono, però, "Il mondo è degli sconosciuti" e "Storie e cronache della Città sotterranea".

Un artista-cronista fatto per "andare in giro per il mondo" (Vittorio Nisticò, ndr) che raccontò la Palermo vera e autentica vissuta da vicino: senza fronzoli né frasi edulcorate.

L'intervista a Costanza Licata

Chi era Salvo Licata oltre la sua immagine pubblica?

"Salvo Licata, oltre alla figura pubblica carismatica - ha detto Costanza Licata - è stato un padre eccezionale che mi ha insegnato tante cose e mi sento fortunata per questo.

Ricordo che mi preparava i cestini riempiendoli di mandarini e mi raccontava storie mentre viaggiavamo in macchina o mentre facevamo una passeggiata".

Il suo modo di fare cronaca e di rappresentare la realtà in modo "artistico ed empatico" sembra voler trasmettere un grande amore per Palermo. Lui l'amava molto, vero?

"Lui chiamava Palermo la sua "Madre città" perché l'amava moltissimo e ha, infatti, scritto tante canzoni su di essa e l'ha saputa raccontare attraverso i suoi scritti".

Qual è il più grande insegnamento che ti ha trasmesso?

"Sicuramente mi ha trasmesso due valori fondamentali: l'umiltà e l'importanza del lavorare sodo".

C'è qualcosa che avresti voluto dirgli e non gli hai detto?

"Gli ho detto tutto quello che avrei voluto, ma c'è una cosa che non smetterò mai di dirgli: ti voglio bene, sei la stella che mi guida in ogni cosa che faccio".

Cosa avrebbe detto lui, brillante giornalista de «l'Ora», ai giornalisti di oggi?

"Sicuramente avrebbe fatto dei pesanti rimproveri ai giornalisti di oggi perché non avrebbe mai condiviso questa forma "social" di fare informazione.

Lui raccontava la cronaca nera andando di persona, ad esempio, negli ospedali e ricordo che, quando ricopriva il ruolo di caporedattore, correggeva la grammatica degli articoli scritti dai giornalisti più giovani, rimproverandoli duramente".

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