La Capannina di Franceschi, locale simbolo di Forte dei Marmi: dal 1929 ad oggi, certamente uno dei ritrovi più prestigiosi dell'Italia estiva. Sono dunque novant'anni di storia, una storia che da oltre vent'anni è anche quella di Stefano Busà, autentico mattatore delle notti in Versilia. Il musicista pistoiese, ormai versiliese di adozione, non ha bisogno di presentazioni con oltre 150 brani di musica da ballo e pianobar prodotti negli anni da varie case discografiche.

Il suo live show ha conquistato locali prestigiosi in Italia ed all'estero, nel suo portfolio clienti spiccano nomi come Maserati, Ferrari, L’Oreal, Missoni, Amaro Lucano e Mediaset. Recentemente si è esibito all’Isola d’Elba per il principe Alberto di Monaco ed all'ambasciata italiana a Madrid per Maserati. Nelle ultime settimane è uscito il suo nuovo singolo, 'Dimmi chi sei', composto insieme a Charlie Dee.

Livornese verace, Charlie è da 3 anni il resident Dj alla Capannina di Franceschi. Nonostante si trovino a lavorare nello stesso posto, la collaborazione artistica tra i due è quasi frutto del caso, così come ci hanno raccontato in una 'intervista doppia' concessa in esclusiva a Blasting News Italia.

'Dimmi chi sei', a breve l'uscita del video

Abbiamo contattato Stefano e Charlie in una giornata particolare.

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A 'La Siesta Beach Club' di Tirrenia, in provincia di Pisa, stavano infatti girando il video ufficiale di 'Dimmi chi sei'. "Un lavoro per il quale dobbiamo ringraziare anche altre persone - puntualizza Stefano Busà - ad iniziare da Donna Orlandi, protagonista del video insieme all'aspirante attore Edoardo Andreotti. Un grande ringraziamento anche a Federico Pacciani per le riprese". "Senza dimenticare Stefano Salvini - interviene Charlie Dee - che ha portato le ragazze del circuito di Miss Livorno".

Ascoltiamo volentieri il brano, l'intro iniziale con la chitarra ricorda tante avvolgenti ballate estive, ma è nel sound immediatamente successivo che ci sentiamo in qualche modo riportati indietro di qualche anno. Anni di discoteche, luci, colori, ritmi velocissimi e martellanti, è l'impronta della dance degli anni '90.

Raccontateci come nasce 'Dimmi chi sei': "Nasce un po' per caso - ci dice Stefano Busà - perché volevo fare un pezzo divertente, tipicamente estivo ed ho iniziato a buttare giù le prime idee per un testo in italiano.

In quei giorni Charlie mi ha chiesto di fare qualcosa insieme, allora abbiamo iniziato a pensare a questo brano. La musica dance mi piace, anche perché amo la gente quando balla nelle mie serate di musica live, considero fondamentale che le persone 'muovano i piedi'".

"Per me è stata l'occasione di entrare in un mondo quasi sconosciuto a livello tecnico - ha aggiunto Charlie - quello della musica italiana e della composizione.

Questo pezzo alla fine nasce dalla nostra 'unione' alla Capannina, certamente catalizzante per questa idea. Ma non è stata concepita in un giorno, credo che da quando ne abbiamo parlato la prima volta fino alla realizzazione definitiva sia trascorso quasi un anno. Anche perché sia io che Stefano siamo molto impegnati, lavoriamo nello stesso posto, ma ci sono serate in cui non ci incrociamo nemmeno".

Il taglio volutamente 'vintage'

Il brano ricorda molto la dance music anni '90, una scelta voluta? Assolutamente - conferma Charlie Dee - è un po' quel mondo scoperto dagli Eiffel 65 che oggi è tornato di tendenza. In realtà crediamo sia la musica italiana a tornare fuori in maniera eclatante, anche a livello internazionale. Noi abbiamo dato vita ad un pezzo melodico e quando è arrivato il momento di vestire la nostra 'modella', gli abbiamo dato sonorità anni '90. Possiamo dunque parlare di vintage, ma lo abbiamo realizzato con mezzi tecnici modernissimi".

Stefano Busà aggiunge comunque che, prima di adottare questo 'vestito', si erano provate anche altre strade. "Io volevo un pezzo che fosse ballabile, su questo ci siamo confrontati e Charlie ha spinto per gli anni '90 la cui musica dance devo dire che mi piace. Ma se lo ascoltate bene, è una contaminazione: le chitarre nell'intro ed alla fine sono molto attuali, anche altri aspetti più che puntare sugli anni '90 sono una via di mezzo tra '90 e 2000".

Musica di ieri e di oggi

Che tipo di musica chiede oggi la gente? Secondo Busà "non ci sono più mode musicali predominanti ed in questo ha certamente influito la tecnologia. Tanti artisti oggi si possono autoprodurre: scrivi una canzone e la pubblichi, grazie a Spotify è fruibile ovunque. Una volta non era così, c'erano le tendenze e le dovevi seguire facendo necessariamente quel genere musicale. Ora si sente di tutto, grazie alla diffusione digitale e ciò porta i gusti della gente ad essere molto più vari. Nelle mie serate canto italiano con un po' tutti i ritmi. A parte le mode del momento, Reggaeton o la Trap, ci sono giovanissimi che ascoltano anche la musica degli anni '80 e '90. I ragazzi conoscono le canzoni e le cantano nelle mie serate, poi magari in macchina ascoltano Sfera Ebbasta, ma appunto c'è una maggiore varietà nell'ascolto".

Un'analisi che trova d'accordo anche Charlie Dee. "Stefano vede le cose dal pianobar ed io dalla consolle - ci dice - ma non mi distacco da quello che ha detto. Oggi c'è un utilizzo velocissimo della musica, un pezzo va e dopo due settimane non 'funziona' più. Il digitale però ha permesso di scoprire dischi che erano caduti nel dimenticatoio e li ha rilanciati. Quando il disco finiva non lo trovavi più, il digitale lo trovi sempre online: questo ha determinato una maggiore varietà nei gusti e nell'ascolto". Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il mondo ed anche il lavoro del Dj, secondo alcuni lo hanno semplificato, ma è una visione che trova poco d'accordo Charlie. "Non è come molti pensano, oggi non è più facile di prima fare il Dj, almeno dal punto di vista tecnico, ma certamente è più facile reperire il materiale. Prima dovevamo aspettare i vinili che arrivavano in negozio e se arrivavi tardi non c'era più possibilità di trovarli. Oggi tutto possono avere tutto: ma non è quello che hai che fa la differenza, bensì l'uso che ne fai. Oggi come una volta la differenza nel corso della serata è cosa proponi, quando e come viene proposto e questo non è cambiato nel lavoro del Dj. Ad esempio se io e Stefano utilizzassimo le stesse musiche, dieci brani in sequenza uguale uno dietro l'altro, l'effetto che ne verrebbe fuori sarebbe sempre differente così come l'empatia del pubblico verso la sequenza. I media che abbiamo ti danno la possibilità di essere ascoltati da milioni di persone, piattaforme che ti permettono anche di monetizzare. Ma devi avere un contenuto, se c'è quello troverai per forza gente che ti ascolta".

I tormentoni

Cosa sono per voi i tormentoni? Musica di facile ascolto che dura una stagione o qualcosa che dura nel tempo? "C'è la bella e la brutta musica - evidenzia Stefano - anche se certa musica non puoi paragonarla al cantautorato, ovvio che le differenze ci sono. Ma è anche vero che ci sono i tormentoni che resistono nel tempo e che io canto tutte le sere, da tanti anni. 'Maracaibo' ad esempio non è un pezzo di cantautorato, ma è entrato nell'immaginario della gente oltre ad essere molto divertente. Che poi la canzone non deve necessariamente trasmettere un contenuto elevato o impegnato, la musica ha il compito di trasmettere emozioni: che siano più profonde o più effimere va bene uguale. A proposito di tormentoni, talvolta ci sono pezzi ben costruiti: mi viene in mente Britti, per non parlare di Battisti e Mogol che sono eterni. Se una canzone dura c'è della sostanza dietro, indipendentemente da ciò che dice il testo. Io penso che la musica possa far riflettere o divertire o entrambe le cose, un bel pezzo è un bel pezzo, sia esso un brano impegnato che uno più leggero. Il problema secondo me è molto italiano o, per meglio dire, degli italiani verso la musica italiana. Non succede verso la musica inglese dove magari in tanti non comprendono tutto il testo: però se il pezzo è coinvolgente, anche con un testo poco significativo dura nel tempo. Mi vengono in mente i pezzi di molte popstar internazionali che rispecchiano ciò che ho appena detto: nessuno li mette in discussione come invece avviene con l'ascolto di brani italiani".

Quali sono i tormentoni personali di Stefano Busà e Charlie Dee? "Rispondo per primo - dice Charlie - perché è facile. Venendo dagli anni '90, scelgo come mio tormentone ufficiale "Think About The Way" di Ice MC che, tra l'altro, ha una produzione che possiamo definire 'viareggina'. Questa canzone nel 1994 ha dato una svolta alla mia vita artistica e non solo. Per me è il disco eterno dell'estate".

"I miei tormentoni sono diversi - spiega invece Busà - ma ne cito uno in particolare prendendomi una specie di merito per averlo fatto riscoprire ed apprezzare. Un pezzo di circa 20 anni fa, 'Sandra' dei 360 gradi. La presentarono a Sanremo, ma quasi nessuno si accorse di questa canzone che, poi, fu rilanciato in Versilia da qualche Dj. L'ho sentita e mi è piaciuta, così l'ho riproposta. 'Sandra' nel tempo è arrivata fino a Formentera, la cantiamo spesso ed è diventata un tormentone grazie anche al pianobar della Capannina. Dunque i 360 gradi almeno qualche panettone a Natale dovrebbero mandarmelo", sottolinea ridendo.

Stefano, ti hanno definito un 're' delle notti versiliesi, è un titolo che rivendichi? "Quando mi danno dei titoli positivi sono contento, rivendicarlo sarebbe da 'fuori di testa'. Rivendico però di essermi impegnato molto, alla fine il pianobar è un lavoro che ti dà una notorietà locale, ma io sono stato bravo a portarla anche fuori dalla Toscana. In Nord e Centro Italia sono più famoso rispetto alla media del mio lavoro. Ovviamente se fossi un artista della Tv sarei più celebre, ma va bene così".

I sogni

Il vostro più grande sogno che si è realizzato? "Sembrerà scontato, anche se le somme si tirano alla fine. Sognavo di essere Dj resident della Capannina di Franceschi - dice Charlie Dee - e quando mi è stato proposto questo ruolo sono stato scaraventato in questo immenso baraccone di storia, musica e cultura e per me è un orgoglio tuttora. Mi impegno sempre, come se fosse la prima volta. Credo non sia difficile raggiungere un obiettivo, meno facile portarlo avanti nel tempo. Tutte le sere mi devo inventare qualcosa perché non c'è cosa più brutta che diventare 'standard' e, dunque, devi reinventarti tutte le sere. Per fortuna il materiale a disposizione è tanto".

"Forse rischio a dirlo perché è in fase di realizzazione - dice invece Stefano del suo sogno - ma non sono superstizioso. Ho avuto contatti qualche giorno fa per una proposta di lavoro e da settembre dovrei iniziare a lavorare alle musiche di un film prodotto da Rai Cinema. Questa è una cosa molto importante, un prodotto che verrà distribuito in sala. Ribadisco che non sono superstizioso e, dunque, lo considero già avverato".

Pregi e difetti

Stefano, qual è il pregio di Charlie e, al contrario, il suo peggior difetto? "Il pregio di Charlie è che non si inc... alle mie battute, io ho la capacità di fare arrabbiare molto le persone per il mio modo diretto di dire le cose. Ma lui è livornese, abituato alla veracità livornese e dunque reagisce molto bene. Un difetto? Quando non mi risponde al volo al telefono, perché se io chiamo uno mi deve rispondere" (ride di gusto).

Invece Charlie, dicci pregi e difetti di Stefano? "Stefano ha una caratteristica, è un preciso ed un meticoloso. Nel mondo del lavoro è fondamentale, è un pregio. Certo se mi manda dei documenti mentre mixo dei dischi è complicato (qui scatta la risata di entrambi). È accaduto l'altra sera - racconta - mentre ero al lavoro, lui mi ha mandato materiale relativo al nostro progetto musicale e pretendeva che io lo guardassi. Che ci vuole? Basta pigiare un tastino... lui è fatto così, talvolta la sua precisione può sembrare fastidiosa, quindi un difetto. Ma è un grande professionista".

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