Il 19 luglio ha inaugurato nella romantica e incredibile cornice del Palatino a Roma, la mostra ‘Kronos e Kairos. I tempi dell’Arte contemporanea’, a cura di Lorenzo Benedetti e aperta al pubblico fino al prossimo 3 novembre.

15 sono le opere di artisti italiani e internazionali esposte tra le vestigia archeologiche, opere che, nonostante il tempo, interagiscono col luogo e sono state create apposta in funzione di questo: un viaggio incredibile e una nuova occasione per comprendere il passato attraverso il moderno.

Il significato del titolo e della mostra

Lorenzo Benedetti, con il coordinamento scientifico della Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, la promozione del Parco archeologico del Colosseo e l’organizzazione di Electa, ha realizzato una mostra in cui si gioca con la materia, nulla è ciò che sembra e al centro di tutto vi è l’uomo.

Kronos’ è il tempo che corre, ‘Kairos’ è il momento opportuno, giusto, quello in cui accade qualcosa, e in questa mostra i due significati di tempo, la quantità e la qualità, inevitabilmente contrapposti, vengono a incontrarsi dando luogo a un qualcosa di incredibile.

Il tempo si ferma e cristallizza in quell’attimo in cui, con l’ausilio di ben 15 opere d’arte contemporanea, il patrimonio storico dialoga con lo spettatore del presente.

Il contemporaneo si mescola col patrimonio storico del Parco Archeologico del Colosseo, attraverso opere di artisti italiani e internazionali invitati a partecipare e a creare appositamente qualcosa che possa parlare del passato con gli strumenti del presente. Questo quello che la mostra vuole proporre.

Gli artisti e le opere che dialogano con i luoghi del passato

Le 15 opere sono installazioni e audiovisivi e si combinano perfettamente con gli scenari in cui inserite, dalla Domus Augustana alle Arcate Severiane e allo Stadio Palatino. Il risultato è un sostenersi reciproco tra antico e moderno, mostrando quanto i due periodi e mondi siano in costante correlazione.

Jimmie Durham apre la mostra proprio con la domanda ‘Quanto è labile il confine tra moderno e antico?’ e lo fa con un’installazione in cui una vecchia antenna parabolica ha, al posto del convertitore di frequenza, un osso.

Le statue di Hans Josephson giocano con i sensi, sembrano di terracotta e invece sono pesanti ammassi di ferro che riproducono antiche forme femminili. Le corde di Dario D’Aronco giocano allo stesso modo, sembrano di metallo e invece sono reali e ricoperte di bitume. Fernando Sanchez Castillo crea cartelli di un’antica protesta bronzei ma del tutto simili a frammenti di muratura.

Imparare dal passato è sempre possibile: questo è ciò che la mostra ‘Kronos e Kairos’ vuole insegnare attraverso un'inedita commistione di opere e archeologia.

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