Arte, fantasia e mistero in una sola donna. Lei è Argentina Verderame, artista e performer, nata a Maddaloni, in provincia di Caserta nel 1968. Si è poi trasferita a Napoli, dove si è laureata in pittura nell’Accademia di Belle Arti. Successivamente, proprio grazie ad una chiesa santificata nel cuore del capoluogo partenopeo, è nato un sogno che ha rappresentato il suo punto di partenza: allestire l’interno della struttura con un lungo velo bianco da sposa in modo da ridarle una luce diversa.

Per realizzare questo suo desiderio, Argentina ha avuto l’occasione di incontrare lo stilista Gianni Molaro che le regalò un velo lungo di 600 metri.

Un velo che è diventato un vero e proprio “marchio”, diventato parte integrante della vita di Argentina. L’artista, infatti, è nota come “La Principessa del velo” e come “La Sposa di Venezia”, appellativo che le è stato attribuito dopo che “ha sposato” simbolicamente la suggestiva città veneta. Argentina, però, non è soltanto questo ma è molto di più: ha lavorato e allestito tante mostre, ha realizzato “happening” in diversi angoli del mondo, tra cui Parigi, Venezia, Il Cairo, Barcellona, Vienna, Praga, New York, Berlino e Atene.

L’artista con i suoi “happening” avvolge il proprio corpo con il velo, appare e scompare, si svela e si rivela tutto con un gioco di luce, di ombre e di flash, lasciando lo spettatore affascinato e allo stesso tempo sorpreso. Per saperne di più su questa storia affascinante e quasi fiabesca, Blasting News ha contattato Argentina per un’intervista esclusiva.

L’intervista ad Argentina Verderame

Ciao Argentina, raccontaci un po’come nasce questo affascinante progetto “La principessa del velo”.

"Sono nata come pittrice e poi sono diventata una performer. Quindi, viaggio per il mondo con questo lungo velo che rappresenta anche una metafora nella quale attraverso i miei Viaggi incontro varie persone e racconto ciò che accade. In realtà, io ho già deciso il viaggio, gli incontri e i progetti che voglio fare, e poi, se c’è qualcosa che mi affascina la accolgo all’interno del mio “velo”. Inizialmente, questo velo volevo dipingerlo però dato che la sua trama è molto sottile e complessa, non è stato possibile farlo e quindi ho dovuto accompagnare questa sorta di installazione con dei singoli dipinti.

La principessa del velo” ha origini antiche e l’idea è nata nel 1998, quando ho finito l’Accademia di Belle Arti a Napoli. Un giorno rimasi affascinata da una chiesa del centro storico della città, e così mi venne in mente di installare un velo all’interno della struttura. Dopodiché, mi recai nella Strada delle spose per andare alla ricerca di un grande tulle, ma era quasi impossibile da trovare. Poi, ebbi l’occasione di incontrare lo stilista Gianni Molaro che si innamorò di questa idea e mi disse “io posso farti felice e posso realizzare questo tuo sogno”. Io non mi sarei mai immaginata che Molaro mi regalasse questi 600 metri di velo.

Un vero record mondiale".

Quindi, alla fine sei riuscita a realizzare questa tua idea?

"Purtroppo, il velo era troppo lungo per farlo entrare nella chiesa e non si poteva realizzare questo sogno. Inizialmente, pensai di tagliare il velo ma il mio maestro mi fermò e mi disse che non dovevo assolutamente toccarlo. Così iniziai ad indossarlo per poi tenerlo per tutta la vita. Un giorno incontrai il principe Francesco Amoroso D’Aragona che rimase affascinato dalla mia storia e diventò il mio mecenate per cinque anni. Da quel momento, fui invitata a New York da un fotografo della Casabianca, poi in Egitto.

Di recente, ho sperimentato di volare con il velo in elicottero e devo dire che non è stata una cosa semplice ma molto bella da vedere. Dietro a questa sperimentazione, c’è stato un grande lavoro di tantissime persone".

Qual è stata l’esperienza che ti ha colpito maggiormente fino ad ora?

"Un’esperienza che porto con grande felicità nel mio cuore è quella con l’incontro con il regista indiano Paul Rupesh al Festival di Cannes che mi ha portato al red carpet. Un altro episodio che ricordo con piacere è successo a Venezia quando Gabriele Del Grande ha realizzato il suo documentario “Io sto con la sposa”.

Per quanto riguarda invece un episodio negativo che mi ha segnata, è stato il ricordo delle vittime dell’attentato del 11 settembre del 2001, del quale ho solo qualche foto che non ho mai pubblicato per rispetto".

In che modo ti hanno cambiata questi viaggi ed esperienze così emozionanti?

"Sicuramente tantissimo. Nelle mie opere è rappresentata una farfalla che è il simbolo di metamorfosi. La particolarità di questo progetto è che quando devo spettacolarizzarlo, non so mai ciò che accade in scena ed è tutta un’improvvisazione. A volte divento spettatrice di ciò che ho ideato".

Cosa rappresenta l’arte per te?

"L’arte è vita, come dice Oscar Wilde “ognuno di noi può creare la propria vita come se fosse un opera d’arte”. Io ad esempio, “mi velo, mi svelo e mi rivelo”, cioè io nascondo la mia storia di donna e la rivelo solo a chi veramente se la merita, alle persone che mi stanno a cuore e agli amori. Ho rivelato me stessa all’uomo che ho amato in passato".

A proposito di amore, noi ti abbiamo incontrato a Venezia, la città romantica per eccellenza. Quanto ti rappresenta?

"Venezia è la mia città di adozione, dato che sono nata a Maddaloni in provincia di Caserta e ho vissuto a Napoli. Venezia è la città in cui ho portato il mio lunghissimo velo e grazie a questo vengo riconosciuta come “la sua sposa”.

Sono vent’anni che sono sposata con questa città ed è un emozione vedere le persone che mi fotografano e i gondolieri che mi accolgono con questo lungo velo. Questo, per me rappresenta l’abbraccio caloroso che ricevo da questa città".

Potresti svelarci quali saranno i tuoi prossimi progetti?

"Vorrei scrivere la mia storia in un libro e rappresentarla in un documentario, perché mi rendo conto che è davvero molto complessa da raccontare. Sicuramente, farò nuovi viaggi perché non mi considero una turista, ma una viaggiatrice. Un altro progetto che vorrei realizzare è una mostra per riprendere la mia passione per la pittura".

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