“Avrei preferito non immaginare uno scenario del genere”: Stephen King, 72enne maestro americano del brivido, è quasi 'pentito' di aver anticipato la realtà, sia pure in forme esagerate. Con la sua fervida e profetica immaginazione, ha creato un incubo che assomiglia a quello oggi causato dal coronavirus che da gennaio sconvolge il pianeta.

Oltre 40 anni fa, nel 1978, Stephen King pubblicò 'The stand', in italiano 'L'ombra dello scorpione', romanzo post apocalittico di grande successo. Racconta di un virus programmato in laboratorio ma sfuggito al controllo, che provoca una pandemia e stermina quasi l'intera umanità.

Per fortuna, la trama del romanzo è simile ma non uguale a ciò che accade in questi giorni. Ma ora che lo scrittore è calato in una dimensione di costrizione e angoscia come quella delle sue creazioni, vorrebbe poterne uscire.

Stephen King, la 'sua' pandemia e quella in atto

Stephen King sta trascorrendo la quarantena nella sua casa di Bangor nel Maine, naturalmente scrivendo. Per la prima volta, l'autore di oltre 80 libri dove la paura è un ingrediente costante, ha la sensazione che la sua vita somigli a quella di una sua creazione, esperienza che avrebbe preferito non fare, ma da anni riteneva possibile l'esplosione di una pandemia in un mondo sempre più globalizzato.

Quando nel 1978 scrisse il suo quarto romanzo, 'L'ombra dello scorpione', King fu influenzato, tra le altre cose, da un documentario sulla guerra batteriologica.

Nel suo longseller, il maestro del brivido racconta, infatti, di un potentissimo virus, noto come 'Captain Trips', simile a quello dell'influenza, creato in laboratorio in una base militare del Texas. Il virus sfugge, però, al controllo dei militari e la super influenza, espandendosi da una cittadina del Maine, da dove proviene anche King, provoca una pandemia che in soli 19 giorni stermina quasi tutta l'umanità.

Nell'invenzione narrativa, il virus ha un tasso di infettività del 99,4% e di mortalità del 100%. Al termine del libro, i pochi sopravvissuti, dopo aver sconfitto le forze del male, si chiedono se la specie umana impari dai propri errori. La risposta è un ambiguo e ripetuto 'non so'. Nell'invenzione, il virus è frutto di un esperimento disastroso.

Nella realtà, non sono mancate teorie complottistiche, finora mai confermate, secondo le quali il Coronavirus sarebbe partito da un laboratorio di Wuhan, città della Cina dalla quale si è propagato il virus.

Ad inizio marzo, quando il Coronavirus si è diffuso anche negli Usa, Stephen King ha scritto nel suo profilo Twitter che il Sars-Cov-2 non è come il Captain Trips' del suo romanzo perché al Covid-19 si può certamente sopravvivere: "Basta mantenere la calma e prendere tutte le precauzioni possibili”. A King dispiace che l'emergenza assomigli ai suoi romanzi: "le persone mi dicono che sembra di vivere in un mondo scritto da me, e preferirei di gran lunga non fosse così, credetemi”. Però, non riesce a capire come sia stato possibile che nessuno abbia previsto una pandemia del genere, evento inevitabile per lo scrittore in una società come la nostra, fino a tre mesi fa, caratterizzata da viaggi e scambi continui.

"Questa cosa stava covando da anni. Ho scritto 'L’ombra dello Scorpione' nel 1978, e da allora stava solo aspettando di accadere. Il fatto che nessuno sembrasse preparato, mi stupisce ancora".

King, la pandemia come la Grande Depressione

Per Stephen King, questa pandemia può essere paragonata alla Grande Depressione, la grave crisi economica e finanziaria del 1929 che sconvolse il mondo. Sono eventi di ordine diverso, ma per lo scrittore sono stati entrambi un trauma nella storia umana, uno spartiacque tra un prima e un poi, una cicatrice nella storia di ognuno. King immagina che un giorno sua nipote racconterà ai figli della pandemia e dell'esistenza da reclusi in casa con il timore del contagio, così come sua madre raccontava a lui della vita quotidiana nella fase della crisi economica.

In questa pandemia, King vive, più che nel terrore, in una dimensione di ansia incessante che lo consuma interiormente: il nemico invisibile potrebbe essere ovunque, e può bastare una sola mossa sbagliata per essere contagiati, o contagiare gli altri. King ocupa il tempo scrivendo: prevista per il 5 maggio, l’uscita del suo prossimo libro, 'If It Bleeds', raccolta di quattro racconti lunghi, è stata anticipata al 28 aprile, per intrattenere i lettori in quarantena, in vista di un prolungamento delle misure restrittive.

Stephen King contro Donald Trump

Stephen King è da sempre un oppositore del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. A metà marzo, in piena emergenza coronavirus, un giornalista statunitense della Cnn, Jake Tapper, ha riferito via Twitter che Trump è risultato negativo al tampone.

Lo scrittore ha replicato con una battuta sarcastica: "Ma è positivo al test per la stupidità". King ha attaccato il presidente perché ha sottovalutato a lungo il grave problema sanitario, salvo poi correre ai ripari con drastiche misure restrittive che hanno disorientato maggiormente l'opinione pubblica.

Nei giorni scorsi, infine, Stephen King ha denunciato quella che sarebbe una macroscopica contraddizione tra il Trump presidente e l'imprenditore. Da una parte, ci sarebbe il comandante in capo che elogia gli albergi del Paese che in piena emergenza ospitano il personale sanitario. Dall'altra, invece, il Trump affarista avrebbe chiuso i suoi hotel in crisi dopo che la sua famiglia avrebbe perso quasi un miliardo di dollari.

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