Il mondo del Cinema cerca di ripartire dopo l'emergenza coronavirus. Da questa esigenza prende forma il progetto Moviement Village, proposto da ANEC (Associazione nazionale esercenti cinema) con la collaborazione di ANICA (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali) e il sostegno della Direzione generale cinema e audiovisivo del MICBAT [VIDEO].

Il piano di tiratura nazionale prevede l'utilizzo di 100 arene già esistenti e la riapertura di circa altre 80, più l'utilizzo dei vari cinevillage multifunzionali. Lo stesso presidente dell'ANICA, Luigi Lonigro, afferma che l'obiettivo minimo è quello di raggiungere 200 strutture all'aperto.

Un'operazione di tale portata comporterebbe un'immissione di forza lavoro pari alle 3000 unità, garantendo un grande aiuto agli operatori del settore.

Le perdite del cinema

L'industria dello spettacolo è stata sicuramente una di quelle maggiormente colpite dal lockdown. Solo nel comparto cinematografico, c'è stata la chiusura di oltre 4000 sale con la rispettiva sospensione di 6000 lavoratori diretti. In termini di boxoffice sono andati persi ben 120 milioni di euro d'incassi.

Il progetto Moviement Village cerca dunque di salvare per quanto possibile una stagione cinematografica altrimenti disastrosa, anche se l'obiettivo principale resta la riapertura di tutte le sale cinematografiche.

Ansie e paure

Nonostante l'importanza e la grandezza dell'operazione, ad oggi mancano ancora i protocolli di sicurezza necessari. Luigi Lonigro ha spiegato come dal governo ci siano segnali d'incoraggiamento positivi per una collaborazione proficua.

La riuscita del progetto sta nel fondamentale utilizzo del distanziamento di gruppo all'interno delle sale cinematografiche, per esempio raggruppando insieme le persone appartenenti allo stesso nucleo familiare.

Nel caso in cui si applicasse la politica del distanziamento a persona resterebbero invece disponibili solo il 25% dei posti in sala. Così facendo, l'iniziativa non sarebbe sostenibile se non aumentando a dismisura i costi del biglietto. La necessità è dunque quella di creare un piano di ripresa tale che possa impedire una nuova chiusura in estate.

Inoltre, il presidente dell'ANICA dà voce a un ulteriore dubbio che rappresenta il pensiero di molti lavoratori e amanti del grande schermo. Il concreto rischio è che molte produzioni (la maggior parte privata) delocalizzino all'estero, incontrando possibilità e incentivi decisamente migliori e ciò sarebbe la rovina di un intero settore economico.

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