Dietro il dipinto del Vasari, sulla parete est di Palazzo Vecchio, non si nasconde nessun capolavoro di Leonardo. Queste le conclusioni a cui sono giunti gli studiosi incaricati di ritrovare la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, esiti presentati proprio in questi ultimi giorni alla Galleria degli Uffizi, raccolti in un volume scientifico appena pubblicato, ‘La sala Grande di Palazzo Vecchio e la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Dalla configurazione architettonica all’apparato decorativo’ (Olschki).

Le polemiche

Le ricerche, iniziate tra il 2011 e il 2012 su iniziativa dell'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi e finanziate da National Geographic, si occuparono di analizzare e verificare attraverso piccoli fori praticati sul muro, la presenza dell'opera, che come si pensava recentemente, dovesse essere nascosta sotto l'affresco di Giorgio Vasari, in un'intercapedine della parete est.

A seguito di numerose polemiche, con tanto di intervento dell'allora ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, i lavori vennero però interrotti e mai più ripresi nonostante i cambi ai vertici governativi. Dopo anni di affascinante dubbio, adesso però l'alone di mistero sembra essere stato cancellato dai recenti studi.

La domanda è cambiata

Dunque la prospettiva da cui partire per analizzare la questione è totalmente cambiata e, come spiega Francesca Fiorani, docente di storia dell'Arte moderna dell'University of Virginia, gli studi hanno preso nuovi indirizzi. Se prima la domanda che studiosi ed appassionati di arte si ponevano era dove fosse nascosta l'opera di Leonardo da Vinci, oggi gli stessi storici dell'arte, con l'ausilio dei nuovi dati, hanno risposto a tutt'altra domanda; se tale opera sia mai effettivamente esistita.

Nessun dubbio rimane sulla presenza e sulla documentazione riguardanti l'esistenza dei cartoni preparatori, ma la presenza del dipinto, che, secondo gli studi effettuati in passato, Leonardo avrebbe iniziato senza portare a termine, è stata negata definitivamente attraverso l'analisi dei nuovi dati e il confronto con i dati già in possesso.

Fu la preparazione dello stesso muro sul quale doveva sorgere l'affresco a non andare a buon fine, costringendo Il Genio ad abbandonare prematuramente e definitivamente l'impresa.

Caccia al fantasma

Ciò che per decenni è stata una caccia al fantasma, come ha spiegato Marcello Simonetta, storico e ricercatore a Parigi e per The Medici Archivi Project, che ha inoltre creato non poche suggestioni, scatenate anche da una pubblicazione di Dan Brown, si è quindi rivelata una idea priva totalmente di fondamenta.