Cercavano di scappare dalla furia del Vesuvio in eruzione. Pensavano di aver trovato rifugio in un criptoportico, ma la nube piroclastica che alle nove del mattino seguì la pioggia di lapilli li uccise sull’istante per shock termico. Dopo secoli i loro corpi riemergono o meglio i loro calchi tornano a parlare delle loro vite. Sarebbero, secondo i primi riscontri, un ricco patrizio e il suo schiavo. Soddisfazione è stata espressa dal ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini.

La scoperta alla villa suburbana del Sauro Bardato

Il rinvenimento è avvenuto in questi giorni nel corso della campagna di scavi in atto a 700 metri a nord ovest di Pompei.

La località è denominata Civita Giuliana. In questo luogo in un’area della grande villa suburbana del Sauro Bardato, una lussuosa abitazione affacciata con una grande terrazza panoramica sul Golfo di Napoli e di Capri, è stata fatta l’eccezionale scoperta. Nello stesso luogo nel 2017 vennero rinvenuti i resti di tre cavalli bardati. Si è fatto ricorso alla tecnica messa a punto nell’Ottocento da Giuseppe Fiorelli. Si cola, in sostanza, gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi travolti. La tecnica calcografica che si è affinata nel corso degli anni ha consentito di conservare dei due sventurati dettagli sorprendenti, dai panneggi degli abiti, alle vene delle mani.

Un ricco patrizio e il suo schiavo

Si tratta con molta probabilità di un ricco pompeiano e del suo schiavo. La prima vittima è, secondo gli archeologi, un ragazzo tra i 18 e i 23 anni, alto 1,56 metri. Indossava una tunica al ginocchio, visibile oggi dal panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe.

Le tracce fanno pensare a stoffa pesante, probabilmente lana. Gli schiacciamenti vertebrali hanno fatto ritenere che potesse svolgere lavori pesanti. La seconda vittima è un uomo più anziano di un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 1,62 metri.

Le fasi dell'eruzione vesuviana

Nel corso della prima fase dell’eruzione del 79 d.C.

l’area vesuviana venne investita da una pioggia di lapilli. In questo caso le vittime restarono intrappolate nelle case, nelle botteghe, sepolte dai crolli provocati dal materiale vulcanico che si era depositato creando uno strato di tre metri. Di queste prime vittime sono state rinvenuti soltanto gli scheletri. Subito dopo tutta la zona venne percorsa dal flusso piroclastico che riempì le aree non ancora raggiunte dai materiali vulcanici e i cittadini, in questo caso, morirono all’istante per shock termico. I loro corpi rimasero nella esatta posizione in cui vennero investiti dal flusso. Il materiale cineritico che si è solidificato ne ha conservato l’impronta dopo la decomposizione. Gli scavi archeologici di Civita Giuliana, come sottolineato da Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico di Pompei sono condotti insieme alla Procura di Torre Annunziata con lo scopo di scongiurare gli scavi clandestini.

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