Una villa dalla storia affascinante, che attraversa il mondo partendo dall’India dell’Ottocento per raggiungere vari luoghi dell’Italia, e l’epopea delle diverse famiglie che l’hanno abitata fino a quando, nel 1953, è divenuta sede di mostre e corsi d’arte: sono questi gli argomenti del saggio “Villa Trossi, storia di una dimora livornese e delle sue famiglie” di Anna Ventimiglia, 28 anni, siciliana d’origine ma pisana di adozione dal 2011.

Un saggio che si inserisce nella collana "Livorno - città gente mare", curata da Anita Paolicchi, che assieme alla sorella Carolina e a Francesca Mannocci è una delle fondatrici di Astarte Edizioni, casa editrice pisana dedicata al Mediterraneo e primo spin-off umanistico dell’Università di Pisa.

Di tutto questo l'autrice del saggio, Anna Ventimiglia, ha parlato a Blasting News.

Intervista ad Anna Ventimiglia

Anna, tu sei laureata in Storia dell’arte e il libro è un ampliamento della tua tesi magistrale, giusto?

"Sì, il libro è un ampliamento della tesi magistrale, rispetto alla quale presenta anche materiale nuovo. L'argomento è, in generale, del tutto inedito, perché il libro costituisce la prima trattazione sistematica e dettagliata della storia di villa Trossi e delle famiglie che l'hanno abitata".

Com’è avvenuta la trasposizione da tesi a libro dedicato al grande pubblico?

"La proposta di pubblicarlo mi è arrivata più di un anno fa da Anita Paolicchi, ma il passaggio da tesi a libro non è stato affatto banale. La tesi era infatti stata scritta con un linguaggio nettamente specialistico, mentre invece il target del libro, secondo il progetto della casa editrice, doveva essere più trasversale (quindi leggibile e comprensibile da "addetti ai lavori" e non).

Perciò uno dei primi compiti è stato quello di semplificare lo stile e renderlo meno specialistico e più "accattivante", tant'è che i primi due capitoli (relativi alla storia delle due famiglie proprietarie della villa) si possono considerare una sorta di romanzo. Poi c'è stato anche molto lavoro sul materiale fotografico, per cercare di eternare i volti dei personaggi che hanno contribuito alla nascita della villa, cosa che non era stata fatta nella tesi".

Qual è la storia della villa?

"La sua storia attraversa, letteralmente, tutto il mondo: parte dall'India, luogo di nascita di Louise Coventry, che nel 1885 acquisterà nella zona di Ardenza, a Livorno, il terreno su cui sorgerà poi la villa. Louise era figlia di un ufficiale scozzese della Compagnia delle Indie e nipote di Mary Ann Coventry, che aveva sposato in seconde nozze il generale Guglielmo Pepe costituendo il collegamento tra la famiglia e l'Italia.

Louise arrivò a Napoli nella seconda metà dell'Ottocento e sposò il marchese Vincenzo Santasilia, con il quale poi nel 1886 si trasferì a Livorno. La villa rimase di proprietà della famiglia Santasilia fino ai primi del Novecento, quando Carlo Santasilia (il figlio della coppia) la vendette all'industriale piemontese Carlo Trossi (nonno del più famoso Carlo Felice Trossi, pilota automobilistico). Alla morte di Carlo Trossi, la villa passò in eredità alla figlia Corinna, che in onore del marito Dino Uberti, pittore amatoriale e come lei appassionato di arte, decise di cederla, alla morte (nel 1953), al comune di Livorno affinché vi venisse costituita una scuola d'arte. Tuttora, infatti, la Fondazione Trossi-Uberti ha sede nella villa e organizza corsi di arte e storia dell'arte a beneficio della popolazione livornese, proprio come voluto da Corinna".

Quindi la villa, oltre ad avere un valore storico-artistico, ha anche un ruolo sociale?

"Esatto, la Fondazione ormai da anni ha un ruolo culturale molto importante per Livorno, sia per i corsi d'arte, che sono vari e rivolti a varie fasce d'età, sia per gli eventi e le serate culturali che organizza".

Tornando alla stesura del libro: come si è svolta l'attività di ricerca?

"Proprio perché le famiglie provengono da luoghi diversi, sono stata a fare ricerca in varie città d'Italia, oltre naturalmente Livorno: sono stata a Napoli (per le ricerche sulla famiglia Santasilia) e poi anche a Torino e Biella (per le ricerche sulla famiglia Trossi). Un aiuto fondamentale mi è stato fornito dai discendenti delle famiglie, che sono faticosamente riuscita a rintracciare e che sono stati gentilissimi e di grande supporto nel darmi informazioni di primissima mano".

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