Superman, il nuovo film di James Gunn, è approdato nei cinema italiani il 9 luglio scorso ed ha l'intenzione almeno sulla carta di fare da reboot, da apripista e da capostipite per quello che sarà (o almeno, dovrebbe essere) il nuovo universo cinematografico condiviso sui supereroi di casa DC.

Talvolta, chi ama i fumetti e i supereroi viene visto come persona ingenua, infantile, dalla mentalità bambinesca e con poco acume, dato che la materia in questione viene considerata purtroppo dalla maggior parte degli adulti come qualcosa di "piccolo", una perdita di tempo deleteria senza alcun fine formativo.

In effetti, persino Alan Moore, uno dei più grandi autori ed esponenti del medium, creatore di capisaldi del genere come Watchmen, V per Vendetta e Batman: The Killing Joke, ha finito per allontanarsi dal mondo dei fumetti, affermando che non credeva che, come dicevano molti titoli dell'epoca della quale sono figli i suoi lavori, i fumetti fossero cresciuti, ma che al contrario, fossero più i fumetti che incontravano la minore età emotiva del pubblico. Eppure, come detto, proprio Moore è stato uno dei pionieri e di coloro che hanno rivoluzionato il medium fumetto, portando all'attenzione del grande pubblico mainstream temi come la guerra nucleare, i regimi totalitari, i disturbi di personalità ed i traumi trattati in quello che è un vero e proprio saggio di psicanalisi freudiana e jungiana, ovvero il suo più grande capolavoro, quel Watchmen sceneggiato in collaborazione con il suo connazionale Dave Gibbons, che ne ha curato i disegni, nel quale prendeva di peso la figura supereroistica e la trasportava nel mondo reale, immaginando un mondo ucronico degli anni '80 sull'orlo di un'apocalisse nucleare per via del conflitto tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, per decostruire, distruggere letteralmente tale archetipo narrativo e criticarlo anche molto duramente.

Superman, il primo supereroe

Archetipo che vede la sua forma più pura in quello che viene considerato generalmente il primo supereroe in senso storico, vale a dire Superman.

Creato nel 1933 dai due studenti ebrei Jerry Siegel e Joe Shuster, che rielaborarono e mescolarono il concetto di mondo alieno con quello superomistico dell'Oltreuomo, il Der Übermensch nietzschiano, Superman è in tutto e per tutto una rivisitazione e una trasfigurazione dei miti biblici di Mosè, scampato alla persecuzione e destinato a salvare il suo popolo dalla schiavitù (in tal caso, si tratta di un personaggio scampato alla distruzione del proprio pianeta natale che trova nella Terra il suo pianeta d'adozione e nei genitori terrestri la propria casa e la propria salvezza) e di Gesù Cristo.

Si tratta di un personaggio, arrivato in Italia con i nomi di Ciclone prima e Nembo Kid poi, creato in periodo post bellico, dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale, tra l'altro anche con l'intento di voler infondere speranza e forza nei cuori degli americani, che però purtroppo di lì a poco avrebbero vissuto gli orrori di un nuovo conflitto globale.

Un cinecomic autoriale

Un film che, come ogni pellicola d'autore che si rispetti e degna di questo nome, rispecchia pienamente la visione del suo regista. Laddove Richard Donner infatti nel 1978 nell'iconico e immortale film con Christopher Reeve trattava l'Azzurrone di casa DC come una figura propagandistica per esaltare l'orgoglio americano in più di una sequenza e Zack Snyder più di recente puntava invece sull'effetto speciale esagerato, sulla distruzione ambientale massiva, sull'epicità e sulle tonnellate di metafore religiose e cristologiche, qui Gunn fa un lavoro che sembra non troppo dissimile proprio da quello fatto da Moore e Gibbons nel loro Watchmen, sebbene in una chiave un po' più "caciarona" e sopra le righe.

Superman qui infatti non è un dio o un semidio, no. Superman qui (interpretato da un David Corenswet in stato di grazia) è un freak, un reietto, uno strambo dall'animo punk rock a cui piacciono i The Mighty Crabjoys che all'inizio parte subito spiaggiato, sconfitto, viene ferito ed è sempre quasi sul punto di morire, ma riesce sempre a cavarsela grazie ad una forza di volontà fuori dal comune ed ai suoi amici fedeli della Justice Gang, come la Lanterna Verde Guy Gardner interpretata qui da Nathan Fillion, il suo più grande amore, Lois Lane, che qui abbandona il ruolo della classica damigella in pericolo per buttarsi nella mischia e combattere a bordo di una nave spaziale aliena i vari cattivoni di turno, interpretata da Rachel Brosnahan, Mr.

Terrific interpretato da Edi Gathegi o Metamorpho, interpretato qui da Anthony Carrigan. Qui, Superman non è Kal-El ("Voce di Dio" in ebraico), ma Clark Kent.

Si tratta di un film soprattutto molto politico con forti prese di posizione, che si propone di raccontare e criticare il mondo e gli attuali alquanto precari equilibri geopolitici, ai quali si riferisce il conflitto tra Boravia e Jarhanpur nel quale il nostro eroe interviene per cercare di salvare i civili innocenti, opponendosi alla ferocia di un Lex Luthor qui nelle vesti di miliardario guerrafondaio senza scrupoli disposto a tutto per il profitto proveniente dalla vendita di armi e pur di far fuori l'Uomo del Domani.

Si evince molto l'ispirazione palese anche ad una delle creature di Gunn, ovvero una delle migliori trilogie tratte da un fumetto mai prodotte come quella dei Guardiani della Galassia, praticamente gli scarti, i freak della concorrente Marvel.

Regia e fotografia del film

Gunn si dimostra ancora una volta un signor regista, un autore a tutto tondo, lui, formatosi alla Troma, casa di produzione famosa per la produzione di film semi amatoriali con budget risicatissimi o spessissimo praticamente nulli (vedasi il suo Tromeo and Juliet, rivisitazione in chiave gore e splatter della tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta). Un regista capace di trovare soluzioni filmiche tanto folli quanto geniali. Lo dimostrano i suoi camera roll, le sue panoramiche a schiaffo ed i suoi piani sequenza cristallini, in cui tutta l'azione è perfettamente comprensibile e l'attenzione non cala mai. Davvero, non c'è un attimo di respiro, se non forse un po' nella parte centrale per via di un leggerissimo calo di ritmo, uno dei pochi difetti della pellicola.

La fotografia calda, vivida e coloratissima fa il resto. Il tutto compensato da una caratterizzazione dei personaggi che rasenta la perfezione.

Questo Superman è un film che pare destinato a far parlare di sé ancora per un bel po' di anni a venire, probabilmente anche a fare la storia del cinema al pari di grandi cinecomics blockbuster d'autore come gli Spider-Man di Sam Raimi, gli Hellboy di Guillermo del Toro, gli X-Men di Bryan Singer, i Batman di Tim Burton o la trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan.