Fino al 17 agosto 2025 continua presso il cimitero militare sul Passo della Futa (Firenzuola, in provincia di Firenze) lo spettacolo itinerante Il processo-primo dibattimento di Franz Kafka, organizzato dalla compagnia teatrale Archiviozeta e tratto dal romanzo cui Kafka racconta la vicenda di Josef K, impiegato di banca accusato senza sapere di cosa, intrappolato in un labirinto giudiziario assurdo e infinito. Secondo la compagnia, portare Il processo alla Futa è un atto politico e culturale. Non si tratta solo di celebrare un centenario, ma di interrogarsi su colpa, responsabilità, giustizia e potere.

Il 'primo dibattimento' al Passo della Futa

L’allestimento è itinerante: il pubblico si muove tra le architetture del sacrario, seguendo i sette interpreti – Mattia Bartoletti Stella, Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti ed Enrica Sangiovanni – in un percorso che mescola romanzo, diari, lettere, disegni e testamenti originali di Kafka.

Non è teatro frontale: lo spettatore diventa parte del procedimento, entrando e uscendo da frammenti di dialogo, ascoltando parole che rimbalzano tra pietra e vento.

Il Cimitero della Futa non è solo un luogo: è un protagonista. Con i suoi 30.000 caduti, la spirale architettonica, la posizione dominante sull’Appennino, diventa un enorme “contenitore” di memoria.

Archiviozeta lo definisce “scenografia di senso”: uno spazio che amplifica i temi dell’opera e dialoga con la storia. E si chiedono: “Quei ragazzi morti per una causa sbagliata avranno mai letto La montagna incantata o Il processo? O quei libri li avranno bruciati? E noi, oggi, a che punto siamo del procedimento?” Per Archiviozeta, non è solo un racconto sul potere e la burocrazia: è uno specchio del nostro tempo. “Viviamo in un mondo sempre più indifferente, incastrato in reti di conflitti e controlli. È un mondo kafkiano, e lo è più di quanto pensiamo.”

Andare sul Passo della Futa per questo spettacolo è già parte dell’esperienza: la strada che sale tra boschi e crinali, l’aria più fresca, la vista che si apre sulle vallate.

È un pellegrinaggio laico, che prepara a entrare in un rito teatrale.

Il pubblico è invitato a muoversi, a seguire gli attori, a lasciarsi trascinare in un “dibattimento” in cui le domande contano più delle risposte.

Dopo Thomas Mann, Kafka

La compagnia guidata da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni non è nuova a queste imprese. Dal 2020 al 2023, la Futa era stata il “sanatorio” della loro Montagna incantata di Thomas Mann. Lasciare quell’universo non è stato facile.

“Non era semplice scendere dal Berghof,” raccontano, “ma i legami tra Mann e Kafka erano troppi per ignorarli: date di pubblicazione vicine, esperienza della Grande Guerra, malattia, riflessioni sul destino dell’Europa… ci sembrava un passaggio naturale.”

Cosa è Archiviozeta

Fondata nel 1999, Archiviozeta ha fatto della relazione tra testo classico e luogo storico la sua cifra distintiva.

Dal 2003 mette in scena Eschilo, Sofocle, Karl Kraus, Pasolini, Shakespeare, Dostoevskij, Thomas Mann in spazi simbolici.

Dal 2024 ha sede nel Complesso di San Michele in Bosco a Bologna, con la residenza artistica Vista Paradox. Ha vinto il Premio Rete Critica nel 2014 e il Premio Speciale UBU nel 2024.