Stefano Fresi torna sullo schermo con un ruolo nel noir indipendente 'L'acqua non è mai ferma', diretto da Roberto Mariotti e sceneggiato da Ilaria Jovine, con Elena Arvigo e Toni Garrani. Il film è stato presentato come opera d’apertura al Roma Independent Film Festival lo scorso novembre. Fresi fa notare che “oggi si parla tanto della crisi produttiva per tutte le questioni legate ai fondi. Un film come questo fa parte di quel cinema che rischia di sparire di più, perché ha meno difese”. Sottolinea, inoltre, che si tratta di “cinema libero” perché, “quando hai un controllo minore da parte del mercato, ti puoi permettere una libertà diversa”.
Oltre alla sua partecipazione a 'L'acqua non è mai ferma', Fresi sarà protagonista di tre nuove puntate de 'I delitti del Barlume', trasmesse su Sky Cinema e in streaming su Now il 5, 12 e 19 gennaio. È in programma anche il ritorno della seconda stagione di 'Kostas' per la Rai; secondo quanto riferisce Fresi, le riprese dovrebbero iniziare tra settembre e novembre del prossimo anno.
Tagli al Fondo cinema e audiovisivo: l'allarme
Anche le associazioni del mondo del cinema hanno lanciato l'allarme. Francesca Comencini, regista e presidente di 100Autori, sottolinea che i tagli previsti nella bozza della manovra per il Fondo unico per il cinema e l’audiovisivo – 190 milioni per il 2026 e 240 milioni per il 2027 – mettono a rischio non solo l’occupazione di migliaia di addetti, ma anche il pluralismo e la libertà del racconto cinematografico, elementi fondamentali per una democrazia culturale.
Comencini ricorda che i fondi destinati al cinema equivalgono all’undici per cento delle tasse versate dal settore, pertanto non si tratta di aiuti, ma di risorse restituite a chi produce valore. Infine, mette in guardia: se tali tagli si confermeranno, sarà l’“idea stessa di eccezione culturale” a essere compromessa.
ANICA, tramite il presidente Alessandro Usai, mette in guardia sulle conseguenze economiche: il taglio del Fondo cinema di 150 milioni, insieme alla revisione del tax credit, potrebbe produrre una perdita fino a 320 milioni di euro di investimenti. Il settore si troverebbe in una crisi produttiva senza precedenti, con fallimenti a catena e la possibile scomparsa di molte produzioni, dalle grandi alle più piccole e indipendenti.
Il rischio per il cinema indipendente
Il caso di Stefano Fresi e del film 'L'acqua non è mai ferma' incarnano il profilo del cinema libero: opere realizzate al di fuori delle logiche di mercato e spesso con risorse limitate, che però esprimono originalità e pluralità. È proprio questo modello produttivo – fragile perché più esposto – che rischia di essere cancellato dalla riduzione dei fondi e da regole che favoriscono le produzioni più grandi e già consolidate.
In questo contesto, la posizione di Fresi si inserisce nel dibattito più ampio sul futuro del cinema italiano. I tagli, assieme alla revisione del tax credit, non gravano tanto sulle produzioni straniere girate in Italia, ma colpiscono le voci interne, come evidenzia Comencini: un paradosso culturale ed economico che può ridurre la rappresentazione di una diversità narrativa nel Paese.
Il legame tra l’esperienza artistica di Fresi e le analisi di operatori e istituzioni delinea uno scenario in cui il cinema d’autore, indipendente e sperimentale rischia di perdere il suo spazio vitale. La riduzione delle risorse colpisce non solo film come 'L'acqua non è mai ferma', ma anche l’occupazione, le opportunità per nuove storie e il diritto del pubblico a una narrazione plurale e libera.