Emilia Pietropaolo, specializzata in letteratura comparate e autrice del saggio "La (s)comparsa della madre", si è raccontata in un'intervista esclusiva a Blasting News. La scrittrice 27enne ha parlato dei prossimi obiettivi e del suo forte legame con la Francia, nella quale si è trasferita per proseguire i propri lavori di ricerca.
Ciao Emilia, cosa ti ha spinto a scrivere un saggio sulla figura della madre?
"L'idea del saggio "La (s)comparsa della madre" nasce dal fatto che oggi si parla sempre di più di maternità, soprattutto nei film e nelle serie TV.
Però raramente si parla della maternità vissuta attraverso il proprio corpo; molto più spesso si racconta quella che passa attraverso la madre surrogata. A un certo punto mi sono chiesta se fossi capace di farlo, se fossi in grado di donare il mio corpo, per amore o per soldi, per quello che viene spesso presentato come un atto d'amore. Bisogna pensare che noi donne siamo continuamente sottoposte a domande di questo tipo: “Quando farai un figlio o una figlia?”. Prima ancora, però, c'è sempre un'altra domanda: “Quando troverai un compagno?”.
il saggio per me è una riflessione sulla GPA, ma soprattutto sul corpo femminile che viene relegato solo a quello materno. Dunque, il libro nasce dal fatto che esistono donne che cercano in tutti i modi di diventare madri e lo fanno utilizzando il corpo di un'altra donna.
Io non sono contraria alla GPA; penso però che sia una pratica che fa emergere molto chiaramente una disparità di classe e il modo in cui, attraverso la maternità, si possa ottenere una posizione sociale più privilegiata".
Quando è stato importante per te il film Birth Mother per trarne ispirazione?
"Allora, Birth Mother è stato davvero d'ispirazione perché non si limita a raccontare la GPA: mette in luce le dimensioni psicologiche, economiche e sociali del ruolo della madre surrogata. Ciò che colpisce è che chi diventa GPA spesso proviene da contesti di povertà, mentre chi prende le decisioni sul futuro del bambino ha uno stile di vita completamente diverso. In questo senso, il film fa emergere con forza la disparità di classe che è insita in questa pratica.
Io, però, non mi sono concentrato sull'ossessione della donatrice per il bambino, che pure il film mostra, quanto sugli effetti e sulle implicazioni che il ruolo stesso della GPA provoca nelle persone coinvolte.
Ci sono altri esempi interessanti, come A Body That Works – Un corpo che funziona, del 2024 su Netflix, che affrontano la GPA. Netflix in generale è pieno di contenuti che parlano di maternità mediata. Un altro film che mi ha colpito, anche se non parla di GPA, è Amore a Copenaghen, un film danese del 2014: racconta di una donna che cerca disperatamente di avere un figlio attraverso il proprio corpo, concentrandosi soprattutto sugli aspetti psicologici ed emotivi. È proprio in queste storie, più che nel dramma della surrogazione in sé, che emerge quanto la maternità sia legata al desiderio, al potere e alle dinamiche sociali".
Stai pensando a una possibilità di scrittrice?
Sì, diventare scrittrice è sicuramente una possibilità, ma non adesso. Ho tantissime idee, solo che ora ho bisogno di tempo per realizzarle, soprattutto perché in questo periodo sono completamente concentrata sulla raccolta di materiale per la mia ricerca in Francia.
La tua è un'indagine sulla società odierna e sul calo delle nascite: pensi che in Italia si dia poca importanza a questo tema?
"In realtà, non si tratta tanto di un’indagine sul calo delle nascite, quanto di capire cosa comporta il desiderio di essere e diventare madri, soprattutto attraverso la GPA. Anche se i romanzi analizzati sono distopici, è chiaro che la maternità è sempre un tema politico.
Per esempio, nel romanzo della scrittrice giapponese Murata Sayaka, Parti e omicidi (2024, Edizioni E/O), la maternità diventa un oggetto di potere politico e sociale proprio a causa del calo delle nascite.
In Italia, a mio avviso, c’è ancora questa idea che se una donna sceglie di non diventare madre, non raggiunge una certa posizione sociale privilegiata. Come osserva Ilaria Maria Dondi nel libro Libere di scegliere se e come avere figli (2024): “A livello terminologico, una donna senza figli è, in generale, una non madre, o dal punto di vista anagrafico, una non ancora madre o mai più madre.”
Questo concetto emerge anche nel romanzo di Margaret Atwood, Il racconto dell’ancella, dove le donne che non possono avere figli vengono escluse dal ruolo della maternità e messe ai margini della società.
Allo stesso modo, in L’unità di Ninni Holmqvist, chi è “childless” deve comunque contribuire alla società, ad esempio donando organi a chi è genitore.
La maternità, quindi, non è solo una questione sociale, ma anche culturale e religiosa, come mostra La casa futura del Dio vivente di Louise Erdrich. E quando si parla di GPA, spesso ci si concentra sul fatto che il feto deve essere perfettamente sano. Se ha un difetto, come la sindrome di Down, le donne possono essere costrette ad abortire, come succede in La fabbrica di Joanne Ramos. Così, la GPA diventa un tema che mette insieme disparità di classe e controllo sui “geni buoni”.
Qual è un' opera letteraria per te fondamentale nella scrittura di questo libro?
"Sinceramente, per me un’opera fondamentale è L’unità di Ninni Holmqvist. Spesso si parla de Il racconto dell’ancella, ma ci sono anche altri romanzi molto interessanti che affrontano temi simili, e in alcuni casi in modo ancora più disturbante. Per esempio, Filio non è a casa della scrittrice e poetessa Berta Bojetu, uscito per Voland nel 2023, tratta tematiche vicine a quelle di Atwood, ma con una prospettiva tutta sua, più intensa e inquietante".
Stai pensando alla scrittura di un prossimo saggio/libro?
"Sì, ci sto pensando, ma sarà un saggio o un libro che affronta temi più vicini al mio dottorato, quindi più specifici e legati alla mia ricerca".
Quali sono i tuoi scrittori di riferimento?
"Per il libro, i riferimenti sono tantissimi.
Ma se devo scegliere, direi Dostoevskij e Gogol: sono incredibili nel raccontare le figure femminili. E infatti, quando vado in libreria , mi ritrovo sempre a curiosare tra la sezione dei libri russi e quella del femminismo".
Quanto è importante il tuo legame con la terra natia e l'approdo in Francia?
"Questa è una bella domanda. In realtà non sento alcun legame con la mia terra natia, non la sento mia. Quando sono tornata qui per le vacanze dalla Francia , non ho provato nessuna emozione particolare, solo un po' di fastidio . Andare in Francia per la ricerca, invece, è stato molto naturale: non ho sentito nostalgia, anzi, ho pensato più che altro “ok, adesso sto bene”. Con il mio paese non ho legami se non con la mia famiglia".