Si sono concluse in Alto Adige, nella zona montuosa dell’Alta Val Venosta, le riprese di Bianco, il nuovo film di Daniele Vicari con Alessandro Borghi nel ruolo del grande alpinista Walter Bonatti, annunciato venerdì 14 gennaio 2026 a Roma.
“Dopo l'ultimo ciak di Bianco, tre mesi tra 3000 e 3500 mt d'altezza – dichiara il regista Daniele Vicari all’indomani della fine delle riprese – ci siamo resi conto di non aver avuto nemmeno un cedimento, solo il desiderio di continuare ad essere lì. La montagna dà energia, ci guida verso l’alto e ci chiede solo di essere rispettata.
La nostra troupe lo ha fatto, l’ha rispettata e lei ci ha dato una quantità tale di bellezza che basterà per anni, come un carburante miracoloso ci porterà lontano, dove l’immaginazione vince sulle paure e sul senso del limite, le cose per le quali vale la pena continuare a fare cinema”.
Le riprese si sono svolte nei luoghi reali della vicenda: in Valle d’Aosta, dal Flambeaux alla Fourche fino al Peuterey e ai piedi del Pilone Centrale del Frêney, una parete di roccia verticale alta 800 metri. Sono proseguite in teatro di posa a Roma, dove sono state ricostruite con tecnologie avanzate la parete e le cenge del Frêney, per poi concludersi sulle nevi dell’Alto Adige.
Il film racconta la spedizione di Walter Bonatti insieme ai suoi compagni di cordata, Andrea Oggioni e Roberto Gallieni.
All’avvicinamento al bivacco della Fourche si uniscono quattro alpinisti francesi guidati da Pierre Mazeaud: l’alba del 10 luglio 1961 segna l’inizio della scalata, che viene interrotta da una tempesta di neve e vento. I sette alpinisti restano bloccati su terrazzini stretti per quattro giorni e quattro notti, al freddo e senza cibo, dando inizio alla tragedia.
Oltre ad Alessandro Borghi, il cast comprende Pierre Deladonchamps, Finnegan Oldfield, Marlon Joubert, Quentin Faure, Alessio Del Mastro e Jonas Bloquet. Il film è tratto dal libro Frêney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco di Marco Albino Ferrari, che – insieme a Massimo Gaudioso, Francesca Manieri e lo stesso Vicari – firma soggetto e sceneggiatura.
Gherardo Gossi è il direttore della fotografia, Marta Maffucci la scenografa, Emmanuelle Youchnovski si occupa dei costumi, Alessandro Palmerini del suono, Benni Atria del montaggio e Luca D’Alberto della musica.
Si tratta di una coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, prodotta da Mattia Guerra, Laurent Fumeron, Joseph Rouschop ed Eva Curia. Il progetto è realizzato da Be Water Film con Rai Cinema, The Project Film Club e Tarantula, con il contributo del MIC‑DGCA Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, il sostegno di IDM Film & Music Commission Südtirol, Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste e Wallimage, in collaborazione con Moncler, con il sostegno di BCC Valdostana e del Club Alpino Italiano e il patrocinio dei Comuni di Courmayeur e di Chamonix.
Skyway Monte Bianco è partner location. Il film sarà prossimamente nelle sale con 01 Distribution.
La spedizione sul Pilone Centrale del Frêney
L’impresa narrata nel film si svolge nel luglio 1961 sul Pilone Centrale del Frêney, considerato il versante più inaccessibile del Monte Bianco. La parete verticale, alta circa 800 metri, era fino ad allora rimasta inviolata. La spedizione, inizialmente composta da alpinisti italiani tra cui Walter Bonatti, Andrea Oggioni e Roberto Gallieni, si unisce a una cordata francese guidata da Pierre Mazeaud, dando vita a una squadra internazionale. L’ascesa viene interrotta da condizioni estreme: gli alpinisti restano intrappolati per quattro giorni e quattro notti senza cibo, e la spedizione si trasforma in tragedia.
Questi eventi hanno segnato profondamente la storia dell’alpinismo d’alta quota. I dettagli dell’impresa sono riportati nel libro di Marco Albino Ferrari, fonte del film.
Il cinema di montagna di Daniele Vicari
Daniele Vicari torna a un’ambientazione estrema dopo film come Diaz (2012) e Sole cuore amore (2016). Già in passato Vicari aveva affrontato le difficoltà del set verticale in Bianco, progettando riprese in prima persona ad alta quota e set digitali avanzati. Anche per questo film, le scene realizzate in studio a Roma sono state realizzate con “tecnologie avanzate” per ricostruire con verosimiglianza la parete e le cenge del Pilone. La scelta di alternare location reali alle ricostruzioni in studio conferma una metodologia che unisce realismo e innovazione tecnologica nel racconto cinematografico della montagna.