Feeling Bleeding Rising Shining è il nuovo album degli InDAroots, il duo composto da Gabriella D’Amico e Cristiano Da Ros. Un disco che nasce dal desiderio di trasformazione, di perdita e rinascita, e che segna un momento di svolta nel percorso della coppia musicale.

Dall’apertura luminosa di Changing Worlds fino alle atmosfere più intime e ipnotiche che attraversano l’intero lavoro, attraverso otto brani inediti. L’album costruisce un viaggio sonoro sospeso tra contrabbasso, voce ed elettronica, dove ogni elemento sembra respirare insieme agli altri.

La scelta di cantare in inglese non è una svolta strategica, ma una presa di posizione artistica, che permette di percepire la vera essenza di questo nuovo progetto.

Dalla nascita degli InDAroots ad oggi, cosa è cambiato: 'Siamo un po' più radicali, sicuramente più liberi'

Abbiamo parlato con gli InDAroots di questo nuovo capitolo, partendo dalla nascita di questo progetto musicale fino ad arrivare alle aspirazioni future. Il duo ha raccontato cosa è cambiato in tutti questi anni e cosa continua ad evolvere, lasciando sempre intatta la loro essenza.

Raccontateci la genesi dei InDAroots. Cosa vi ha spinto a far nascere questo progetto?

La genesi è stata un bisogno impellente di autenticità e ricerca.

Ci siamo incontrati su un palco, entrambi con percorsi consolidati ma con la sensazione che mancasse un tassello. Quello che ci ha spinto è stata la curiosità: “Cosa succederebbe se provassimo a togliere tutto, a tornare alle radici più nude – una voce e un contrabbasso – e poi ricostruire da lì, senza regole, mescolando tutto ciò che amiamo?”. InDAroots è nato come un esperimento per rispondere a quella domanda. E, come ogni buon esperimento, non è mai davvero finito.

Rispetto al passato, oggi il suono dei InDAroots appare più maturo e consapevole. Sentite di aver trovato una vostra cifra definitiva o è ancora una fase di ricerca? Cosa è realmente cambiato in questi quasi 10 anni di collaborazione?

La nostra unica cifra “definitiva” è la ricerca stessa. Il movimento. La trasformazione. E, naturalmente, il divertimento. Ciò che è cambiato in dieci anni è la certezza che sia proprio questa la nostra cifra e non altre. Facciamo musica di nicchia, ne siamo consapevoli, non nascondiamo né a noi stessi né agli altri le difficoltà e, a volte, anche la frustrazione, di non poter suonare quanto vorremmo. Perché siamo un duo, perché uno dei due è un contrabbasso, strumento meraviglioso ma “difficile” per qualche orecchio, perché scriviamo di tematiche non sempre facili da digerire, perché, perché, perché… Insomma, sarebbe più facile suonare con altri tipi di progetti. Ma noi ci divertiamo così, abbiamo un nostro pubblico e sappiamo che alla fine non si può piacere a tutti e sappiamo che è decisamente giusto così.

Forse la maturità sta nell’aver affinato gli strumenti per navigare quell’esplorazione senza paura, nell’essere diventati più abili nel tradurre un’emozione astratta in una precisa combinazione di frequenze. Siamo un po' più radicali, sicuramente più liberi. E, paradossalmente, più radicati nella nostra identità liquida.

Parliamo del presente e del nuovo album. Feeling Bleeding Rising Shining segna una tappa importante nel vostro percorso. In cosa sentite che questo album vi rappresenta più di quelli precedenti?

Ci rappresenta perché è il primo in cui riusciamo a tenere perfettamente in equilibrio le nostre due anime. Quella organica, jazzistica, legata al corpo dello strumento e al fiato della voce.

E quella digitale, visionaria, legata al suono come paesaggio mentale. Non è un disco “acustico con aggiunte elettroniche” né un disco “elettronico con inserti live”. È un ibrido coerente, dove ogni elemento è necessario. È la prima volta che sentiamo di aver dato forma compiuta al mondo che abbiamo sempre sentito risuonare nella nostra testa.

Il nuovo album e i progetti futuri: 'Abbiamo già il cuore e la testa nel prossimo capitolo'

Changing Worlds apre il disco ed è il singolo in rotazione radiofonica. Perché avete scelto proprio questo brano come biglietto da visita del nuovo album?

Perché è il brano che, pur nella sua complessità, ha un’energia immediata e trascinante. È la porta d’accesso più invitante al nostro universo.

Racchiude in sé la poetica dell’album (la trasformazione, la meraviglia sensoriale) in una forma che ha un groove riconoscibile e una melodia che resta dentro. Non è il brano più sperimentale del disco, ma è quello che meglio sintetizza la nostra essenza: la capacità di fondere un’idea alta e visionaria con un impatto emotivo diretto e fisico. L’altro brano in gioco era Hopes, ma poi ha vinto Changing Worlds, scelto anche dal nostro produttore e senza il nostro condizionamento. Quindi, evidentemente, era proprio lui!

I temi della trasformazione, della perdita e della rinascita attraversano tutto l’album. Quanto c’è di personale in queste canzoni e quanto invece di universale?

È un’alchimia inestricabile.

Partiamo sempre da qualcosa di profondamente personale – un ricordo, una ferita, un momento di grazia. Ma nel momento in cui cerchiamo la forma sonora per esprimerlo, quel dato personale si purifica, perde i dettagli aneddotici e diventa un archetipo. La “perdita” di cui cantiamo non è un evento specifico, ma la sensazione universale dello sfaldamento. La “rinascita” non è la conclusione, ma l’invito a riconoscere quel moto per rinascere ancora e, poi, ancora.

Dopo l’uscita di Feeling Bleeding Rising Shining, quali sono i prossimi passi del progetto InDAroots: live, nuove collaborazioni, o già nuove direzioni artistiche?

Tutto questo: in evoluzione. Porteremo l’album dal vivo, cercando di ricreare quella magia rituale e intima che è il nostro marchio di fabbrica.

Lo faremo con un concerto “interattivo” nel quale il pubblico sarà chiamato a collaborare con noi (ma non sveliamo come, quindi, per saperlo, dovrete venire ai nostri live!).

Parallelamente, abbiamo già il cuore e la testa nel prossimo capitolo: un progetto ispirato all’universo visionario e surrealista di Leonora Carrington. Vogliamo esplorare un sound ancora più libero, forse più oscuro e onirico, dove l’improvvisazione free si sposerà con narrative pittoriche potenti. Chissà cosa ne verrà fuori! Lo stiamo già un po' lavorando e ci stiamo già divertendo molto!