Valentina Falsetta è una giovane scrittrice che, dal 2014, gestisce il blog, da dove è poi nato il podcast intitolato "Fare Cose Con Le Parole". Nel corso dell'intervista ha svelato il modo in cui ha scelto questo titolo dopo essersi imbattuta in una lettura da lei ritenuta fondamentale. Inoltre ha evidenziato quanto siano stati importanti gli incontri con personalità di spicco del mondo letterario vincitrici di premi di un certo rilievo.
Ciao Valentina da dove nasce l'idea di realizzare il podcast, dal titolo "Fare cose con le parole"?
Ero in terzo liceo: quindi parecchi anni fa, essendo sempre stata appassionata di scrittura, mi è piaciuta tantissimo l'idea di aprire un blog.
Negli anni, essendo anche ascoltatrice fissa di molti podcast, quest'idea l'avevo: solamente che non volevo che fosse una sorta di monologo, ma avrei voluto che si presentasse come una sorta di dialogo con scenari e personaggi diversi. Succede che passano gli anni e ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie con la casa editrice Attraverso. Ho fatto una prima presentazione nella mia città, alla Ubik di Catanzaro . Da lì sono entrato in contatto con un mondo che ho sentito subito affine alle mie passioni, ai miei interessi, tanto che ho iniziato, oltre ad aver trovato tante persone splendide, a collaborare con loro nelle varie presentazioni di autori importanti, nazionali, quali Veronica Raimo, Federica Manzon che ha vinto il Premio Campiello due anni fa, e Antonio Franchini.
Tutte queste opportunità che mi si sono presentate davanti e il poter dialogare che reputavo un'occasione fantastica per il mio tipo di curiosità verso il mondo letterario e divulgativo: pensavo di poter raccogliere in una sorta di cassa di risonanza. La primissima idea di creare il podcast, Fare Cose Con Le Parole, è nato da una manifestazione che c'è stata a Catanzaro ed era quella del 25 novembre, anno in cui è stato ritrovato il corpo di Giulia Cecchettin. Una fortissima presa di coscienza sociale nel momento in cui dalla sorella fu pronunciata la famosa parola patriarcato che, fino a quel momento, ci dicevamo tra femministe e attivisti, cultori, ma non era entrato di dominio pubblico questo concetto.
In quell'occasione ho preso la parola, ho preso il microfono in piazza e davanti a tutte quelle persone, ho detto delle cose, ho pensato ma perché non creare un podcast che sia non solo dialogo, monologo con personaggi nazionali che vengono in loco a Catanzaro, con cose da dire che riguardano tutti, universali, ma anche cose che succedono in piazza. Quindi ho pubblicato un episodio perché mi trovavo al salone del libro di Torino, stava succedendo tutta la questione della Palestina nuovamente e ho registrato la manifestazione, l'intervento di Zero Calcare trovandomi in prima linea vicino a lui. L'idea è nata un po' qui in questa piazza: ho in mente degli episodi che usciranno quest'anno ma ho un po' rimandato per questioni universitarie.
Fare cose con le parole, mi è venuto naturale questo titolo perché stavo riprendendo filosofia del diritto e mi imbatto in Come Fare Cose Con Le parole di John Langshaw Austin e quindi ho pensato perché no, è un caposaldo: il titolo non può essere che questo.
Quali i suoi i tuoi prossimi impegni letterari? Hai in mente la pubblicazione di un libro?
Niente di fisso: so certamente che vorrei scrivere però ho scritto in forma diversa, non nella forma del romanzo. E' arrivata un'altra raccolta di versi, le cose erano ricche e quest'anno a ottobre 2025 è uscita una favola dedicata alla libraia Luana Vasapollo. Impegni letterari ce ne sono stati: spero dopo aver scritto in questi ultimi mesi una tesi per cui il lavoro è stato intenso, di potermi dedicare a un romanzo.
Per quanto riguarda Le Cose Erano Ricche, io credo che questa raccolta a cui io sono particolarmente affezionata per una serie di motivi, contenga in sé le molecole di un possibile romanzo.
La tua raccolta di versi, "Le Cose Erano Ricche", ha riscosso un buon successo: qual è l'intento principale, e quanto è insita la malinconia nella poesia?
L'intento principale è quello di tenere insieme varie cose, il legame con la propria terra, ma anche la voglia di volare; la malinconia ma anche la voglia di una gioia, una voglia di vivere estrema. Certamente la malinconia è insita nella poesia, nel senso che è molto difficile leggere poesie che sono allegre: credo sempre che il bisogno, l'urgenza di scrivere in versi, nasca sempre da un conflitto in se stessi.
Nel caso di Le Cose Erano Ricche, il conflitto riguarda lo stare, una condizione che soprattutto al sud si vive in modo generalizzato, e l'andare. Anche il fastidio verso questa dicotomia perché, almeno per quanto mi riguarda, uno vuole, vuole sentirsi cittadino del mondo ma allo stesso tempo sente e si accorge del fascino della terra in cui si è nati e si avvertono anche le contraddizioni e brutture. Seneca diceva tutte le sofferenze dell'uomo nascono dal fatto che uno non riesce a starsene buono e tranquillo in una stanza, in questa inquietudine del cercare costantemente l'andare, il muoversi, sta il filo conduttore di questa raccolta di poesia .
Qual è il tuo rapporto con la terra natia, Catanzaro: è stato fondamentale nella tua scrittura?
Il mio rapporto con Catanzaro è certamente fondamentale nella scrittura: in questo la penso un po' come alcuni autori italiani contemporanei. I luoghi influenzano il modo d'essere delle persone , non è solo la storia che influenza la scrittura e il modo di guardare al mondo: e certamente ha un ruolo importante l'essere nata qui, il rapportarsi quotidianamente con delle realtà che ti abbrutiscono anche tanto, quando si prova a fare del meglio. La sensazione è sempre di lottare contro i mulini a vento, di sentirsi soli, di voler evadere: è un circolo vizioso che alimenta la scrittura.
Infine un tuo sogno nel cassetto?
Un mio sogno nel cassetto è di lavorare per quello che mi appassiona: vorrei promuovere la strada dei diritti umani e occuparmi di questo in un prossimo futuro.