Il film Lo Sconosciuto del Grande Arco, uscito il 1° gennaio 2026 con Movies Inspired, è una commedia sociale che sfida i blockbuster natalizi come “Avatar” e “Buen Camino” di Checco Zalone. Il film racconta una pagina di storia poco nota: la costruzione del Grande Arco di La Défense e la vicenda dell’architetto Johann Otto von Spreckelsen, del tutto sconosciuto anche nella sua Danimarca, che vinse il concorso indetto da François Mitterrand nel 1983. Il protagonista, Claes Bang, interpreta l’architetto impegnato in un confronto tra la sua etica – materiali rigorosi come i marmi di Carrara scelti da lui – e la burocrazia francese, gli intrighi politici e le lottizzazioni.
«Monsieur l’Architecte», come lo chiamava Mitterrand, resta determinato fino a ritirarsi, lasciando il progetto ad altri.
Il cast include anche Xavier Dolan, Sidse Babett Knudsen e Swann Arlaud, e la pellicola trae ispirazione dal libro di Laurence Cossé dedicato alla realizzazione del Grande Arco de la Défense. È diretto da Stéphane Demoustier, noto per la sua formazione tra l’architettura e il cinema, e riafferma la tensione tra visione artistica e compromessi politici.
L'architetto Johann Otto von Spreckelsen e la Grande Arche
Johann Otto von Spreckelsen era un architetto danese praticamente sconosciuto quando vinse il concorso internazionale nel 1983, lanciato da François Mitterrand per completare l’asse storico tra Louvre e Arco di Trionfo con un nuovo monumento simbolico: la Grande Arche de la Défense.
Il progetto è una reinterpretazione moderna dell’arco, concepita come un “cubo aperto”, una “finestra sul mondo” di forma cubica e svuotata, collocata in asse con l’arco napoleonico, ma dedicata alla fraternità anziché alla vittoria militare. I lavori, iniziati nell’83, proseguirono tra sfide tecniche e pressioni politiche. Spreckelsen scelse personalmente materiali di altissima qualità, come il marmo di Carrara. Tuttavia, si ritirò nel 1986 e l’opera fu portata a termine da Paul Andreu, inaugurata nel 1989 durante il bicentenario della Rivoluzione francese. Le dimensioni monumentali: circa 112 metri di lato, 110 metri di altezza, un volume “a tesseratto” che poteva ospitare addirittura la Cattedrale di Notre-Dame al suo interno.
Il film ne restituisce l’essenza: un frammento poco noto trasformato in simbolo di uno scontro tra rigore morale e realpolitik del potere.
Cinema e simbolismo
Il film racconta anche il senso profondo della lotta tra utopia architettonica e realtà del potere: un artista idealista che incontra l’intransigente rigore della burocrazia. La figura di Spreckelsen, incarnata da Claes Bang, riflette la tensione tra purezza dell’idea e compromessi necessari, dentro un’opera che diventa uno spazio dell’anima mascherato da monumento concreto. Il film – con rigore e delicatezza – attraversa le atmosfere degli anni Ottanta, il clima politico della France de Mitterrand e un racconto di resilienza etica messo in scena attraverso la cornice cinematografica.
Il valore cinematografico non è solo narrativo, ma anche simbolico: un film che, in un periodo dominato dal digitale e dai grandi incassi, preferisce raccontare un eroe silenzioso dell’architettura contemporanea.