Il Teatro di San Carlo di Napoli presenta, a partire da domenica 18 gennaio 2026, una nuova produzione del Nabucco di Giuseppe Verdi, all'insegna delle parole chiave “del popolo contro il potere”. L’allestimento, che inaugura la Stagione 2025‑2026, è il primo ufficialmente presentato dal sovrintendente e direttore artistico Fulvio Adamo Macciardi, dopo la sentenza del Tar a lui favorevole. Macciardi ha definito l’opera “molto amata e molto rappresentata che può avere diverse letture”, lodando il cast selezionato da Ilias Tzempetonidis, che vede Ludovic Tézier (per la prima volta nel ruolo di Nabucco), Marina Rebeka (Abigaille), Piero Pretti, Michele Pertusi e Cassandre Berthon, con l’orchestra diretta da Riccardo Frizza e il coro preparato da Fabrizio Cassi.

Il regista Andreas Homoki approccia il capolavoro verdiano come un confronto tra “il vecchio e il nuovo ordine”: in scena campeggia un monolite di marmo che divide lo spazio scenico, mentre i nobili indossano costumi ottocenteschi e gli oppressi abiti da lavoro. Una visione asciutta e simbolica del dramma soleriano su babilonesi ed ebrei oppressi.

Dettagli della nuova produzione

La produzione si distingue per scelte artistiche incisive: sul podio Riccardo Frizza, al suo debutto in questa edizione, dirige l'orchestra, mentre Andreas Homoki firma regia e visione scenica. Nei ruoli principali spiccano Ludovic Tézier, per la prima volta nei panni di Nabucco, e Marina Rebeka in quelli di Abigaille.

Completano il cast Piero Pretti, Michele Pertusi e Cassandre Berthon. Il coro del Teatro di San Carlo, preparato da Fabrizio Cassi, è protagonista insieme al monolite marmoreo che divide simbolicamente gli oppressi dagli aristocratici, incarnando il contrasto tra “il vecchio e il nuovo ordine”. Macciardi definisce l’opera «molto amata e molto rappresentata che può avere diverse letture».

Il contesto storico e artistico dell'opera

Il Nabucco di Verdi, dramma lirico su libretto di Temistocle Solera, fu composto sulla scia del Risorgimento e della sensibilità nazionalista, che identificava il popolo italiano con quello ebraico oppresso. Questo parallelismo storico era evidente al pubblico dell’epoca e il successo dell’opera segnò l'inizio della folgorante carriera di Verdi.

A Napoli, il Teatro di San Carlo, fondato nel 1737, vanta una lunga tradizione nel promuovere interpretazioni impegnate del melodramma italiano, e la scelta di questa edizione si inserisce in una linea che unisce impegno visivo e riflessione storica. La scenografia minimalista e simbolica di Homoki si sposa con questo patrimonio, restituendo all’opera una forza visiva essenziale ma intensa.

Il ruolo del coro, già centrale nella partitura verdiana, torna ad essere protagonista di una narrazione collettiva, in cui la massa degli oppressi si contrappone all’autorità aristocratica. Una lettura che risuona con il contesto contemporaneo in cui, ancora oggi, la scena teatrale riflette tensioni sociali e politiche, senza rinunciare al rigore estetico.

In sintesi, questa produzione di Nabucco si preannuncia come un segno di svolta artistica nella Stagione del San Carlo, capace di coniugare tradizione e originalità scenica, attraverso scelte visive nette, un cast di riferimento e una direzione musicale consolidata.