Prende il via la quarta edizione della International School of Cultural Heritage, programma di aggiornamento professionale e scambio internazionale promosso dal Ministero della Cultura, Direzione generale Affari europei e internazionali, e realizzato dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali. L’iniziativa ha messo in rete 23 professionisti del patrimonio culturale provenienti da dodici nazioni coinvolte nel Piano Mattei. L’obiettivo è rafforzare le competenze nella gestione, conservazione e valorizzazione di collezioni d’arte, dall’antico al contemporaneo, con un focus particolare sui Paesi del Mediterraneo e dell’Africa.
Il percorso combina sessioni online, workshop, visite studio e residenze presso istituzioni culturali italiane, finalizzati allo sviluppo di progetti congiunti.
Gestione delle collezioni d’arte: un approccio interdisciplinare
L’edizione, intitolata “Managing Art Collections: from ancient to contemporary”, favorisce un approccio interdisciplinare che integra prospettive curatoriali, conservative e gestionali. In un contesto in cui musei e istituzioni culturali sono chiamati a confrontarsi con patrimoni sempre più complessi ed eterogenei, il programma mira a rafforzare le competenze necessarie per affrontare le sfide contemporanee e dialogare con pubblici diversificati.
“La International School of Cultural Heritage interpreta il Piano Mattei come una visione fondata sulla conoscenza, sulla formazione e sulla tutela del patrimonio culturale, intesi come strumenti strategici di cooperazione tra Europa e Africa.
Investire nella crescita condivisa delle competenze significa costruire relazioni durature, basate sul rispetto delle identità e sulla valorizzazione dei patrimoni. La cultura diventa così un terreno concreto di dialogo e di futuro, capace di rafforzare il rapporto tra istituzioni, professionisti e comunità delle due sponde del Mediterraneo e del continente africano”, ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Al programma partecipano musei, archivi, parchi archeologici e istituti del Ministero della Cultura, tra cui il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), il Muciv Museo delle Civiltà, il Museo Archeologico dell’Agro Falisco e il Forte Sangallo, oltre ai Musei e Parchi Archeologici di Praeneste e di Gabii.
Avviata nel 2019, la International School si conferma un laboratorio stabile di dialogo e scambio tra professionisti del patrimonio culturale delle due sponde del Mediterraneo e del continente africano.
Origini e precedenti edizioni della International School
La prima edizione della International School of Cultural Heritage fu lanciata nel novembre 2019 dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, con un programma residenziale di cinque mesi intitolato “Gestione del patrimonio archeologico mediterraneo: sfide e strategie”. Vi parteciparono diciannove professionisti tra archeologi, architetti, esperti e gestori di musei provenienti da aree del Mediterraneo e dall’Etiopia. Furono coinvolti istituti quali il Parco archeologico di Paestum, il Museo Egizio di Torino, il Museo Etrusco di Villa Giulia e il CNR – Istituto di scienze per il patrimonio culturale.
La terza edizione, conclusasi nel 2022, fu dedicata all’uso delle tecnologie per la conoscenza, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico. Riguardò esperti provenienti da Paesi del Sud e del Levante del Mediterraneo, con la collaborazione del CNR ISPC e dell’IIT – CCHT@Ca’ Foscari per percorsi di fieldwork personalizzati e applicazioni pratiche in contesti italiani.
Un contesto istituzionale e formativo in evoluzione
La Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali si pone come snodo formativo nazionale per il patrimonio culturale, rafforzato negli ultimi anni attraverso programmi rivolti alla digitalizzazione, all’internazionalizzazione e all’innovazione. Tra questi, la International School of Cultural Heritage emerge come iniziativa chiave per la cooperazione con paesi extra-UE, particolarmente nell’area africana e mediterranea.
L’edizione in corso, con i suoi 23 partecipanti provenienti da Algeria, Angola, Congo‑Brazzaville, Egitto, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Marocco, Mozambico, Senegal, Tanzania e Tunisia, rappresenta una tappa significativa di questo percorso di formazione internazionale. Rafforza inoltre i legami con le istituzioni culturali italiane, coinvolte attivamente nella progettazione delle attività e nell’accoglienza dei professionisti stranieri.