Giovane, talentosa e profondamente attenta alle sfumature dell’animo umano, Benedetta Tiberi appartiene a quella nuova generazione di attrici che scelgono i progetti non solo per la crescita professionale, ma anche per la responsabilità sociale che comportano. Nata a Roma, possiede come bagaglio una solida formazione teatrale e un approccio al lavoro fondato sullo studio continuo, sull’ascolto e su una forte consapevolezza emotiva. Determinazione e resilienza sono le parole chiave che descrivono il suo percorso. Ambisce a costruire una carriera poliedrica, capace di spaziare tra generi e linguaggi diversi, senza perdere mai il contatto con l’autenticità emotiva che considera il cuore del suo mestiere.
Prima di tutto: come stai?
“Allora, come sto? Bella domanda. Sono molto stanca perché sto preparando questo spettacolo da un mesetto ormai, però sto molto bene. Devo dire che è un periodo tanto, tanto felice e sento che sto riuscendo un po’ ad accettare tutto quello che arriva, di positivo o negativo che sia, ed è una bellissima conquista per me poterlo dire.”
Benedetta Tiberi: 'Il ruolo di Lavinia? Una responsabilità gigantesca
In 2 Cuori e 2 Capanne interpreti il ruolo di Lavinia, giovane donna vittima di revenge porn. Cosa ti ha colpito di più quando hai letto la sceneggiatura del film e perché hai sentito il bisogno di far parte di questo progetto?
“Sicuramente rispetto al personaggio di Lavinia, la prima cosa che mi ha colpito è stata proprio la scelta di raccontare questo determinato tipo di violenza, perché credo che per quanto riguarda l’audiovisivo ancora ad oggi siano davvero pochi i prodotti che trattino il revenge porn.
Oggi la violenza di genere finalmente non è più un tabù, è materia di dibattito quotidiano, e il fatto che il film racconti questa violenza la rende visibile, reale, discutibile.
Poi io personalmente, essendo una donna prima di essere un’attrice, ho sentito da subito sulle spalle una responsabilità gigantesca nel rappresentare il personaggio di Lavinia. Durante le riprese non mi è sfuggito neanche per un attimo il fatto che stessi rappresentando una grandissima, purtroppo, cerchia di persone che sono vittime ogni giorno di questo tipo di violenza. Spero ovviamente di essere riuscita a rendere loro giustizia. Io sono molto fiera di aver preso parte a questo progetto.”
Il revenge porn è, purtroppo, una ferita ancora aperta nella nostra società: come ti sei preparata emotivamente per interpretare un ruolo legato a questa tematica?
“Ricordo che prima di partire con l’emotività ho lavorato anche tecnicamente per cercare di capire quello di cui stavo parlando. Ho fatto infinite telefonate con Nicola Cuneo, che interpreta Cesare, il mio ex fidanzato nel film. Ci siamo confrontati tantissimo per capire cosa sappiamo sul revengeporn. Abbiamo discusso di violenza, di consenso, di responsabilità e anche di emotività.
Poi personalmente ho lavorato su me stessa partendo dalla vergogna, che penso sia un sentimento che accomuna molte donne quando si tratta di violenza, fisica o psicologica. A me in primis è capitato di provarla, o meglio, me l’hanno fatta provare, e ancora oggi mi capita in qualità di donna che vive la sua sessualità liberamente.
Parlando anche con un’amica che è stata vittima di violenza psicologica, ho provato a capire cosa scatta nella testa di una vittima, lavorando con emozioni come la rabbia, la delusione, l’autocolpevolizzazione, soprattutto la paura e la vergogna. È stata un’esperienza veramente forte.”
In che modo il tuo personaggio vive le conseguenze della violazione dell’intimità e come hai lavorato per restituire autenticità e rispetto a questa esperienza?
“A me spesso, proprio a me Benedetta, è capitato di avere il coraggio di combattere nel mio piccolo delle ingiustizie che poi, dopo avermi colpito in prima persona, mi hanno travolta e fatto venire meno il coraggio. Secondo me questo succede anche a Lavinia, perché lei è la leader dell’occupazione, parla di consenso, di vittimizzazione secondaria, ma quando c’è la minaccia si scopre completamente spaventata e vulnerabile.
Ricordo la scena del litigio sulle scale della scuola. Lì parlano una lingua completamente diversa: lei lo affronta sul piano razionale, ma trova davanti a sé un ragazzo senza strumenti, che non sa comprendere quello che prova. In quell’incapacità la minaccia diventa lo strumento che Cesare ha per riavere il controllo sulle sue emozioni. Quel dialogo non è minimamente costruttivo: Cesare non ripara, non ascolta, è solo un modo profondamente disfunzionale per controllare le sue emozioni, e Lavinia è completamente terrorizzata.
Abbiamo parlato tanto con il regista perché eravamo consapevoli che rappresentare determinate realtà sociali significa prendersi una responsabilità enorme. In quella scena abbiamo anche improvvisato.
Io ho provato il più possibile ad ascoltare Nicola, a farmi toccare realmente da quelle minacce, e a ricontattare emozioni che purtroppo conosco e che ho provato a mettere a servizio della scena.”
L'arte come necessità
C’è stata una scena particolarmente difficile da girare, dal punto di vista emotivo o umano?
“Sì. Ripensandoci ora sorrido, ma sul momento l’ho vissuta come una tragedia. Ricordo la scena in cui il personaggio di Alessandra legge alla classe un estratto di romanzo. Quella scena è stata veramente tosta da girare, perché il mio doveva essere un piano d’ascolto e ricordo di essere andata un po’ nel pallone.
Con l’aiuto di Claudia mi sono ricordata che le emozioni in scena sono dei piccoli miracoli e che il nostro corpo a volte non reagisce agli stimoli per mille motivi diversi.
Ho respirato, ho provato a riconnettermi con ciò che stava succedendo e alla fine è andata come doveva andare.”
Quanto c’è di Benedetta nel personaggio di Lavinia?
“Credo che ci accomuni una resilienza che riesce a superare la paura. Io riconosco di essere una persona forte e ci è voluto tanto tempo, tanta psicoterapia, per arrivare a questa consapevolezza. La paura ti rimpicciolisce, ti fa pensare cose di te che non corrispondono alla realtà, soprattutto quando sei tanto giovane.
Io ho 23 anni e non hai sempre tutti gli strumenti per capirti e accettarti. Lavinia fa un po’ lo stesso: si fa largo tra le sue paure e cerca delle soluzioni per sé stessa, non si arrende. Di questo sono molto fiera.”
Ritieni che il cinema possa essere uno strumento efficace per sensibilizzare il pubblico su temi come il revenge porn e la violenza digitale?
“Assolutamente sì.
Ma lo penso non solo riguardo al cinema, bensì all’arte in generale. Credo che noi esseri umani produciamo arte perché abbiamo bisogno di esprimerci e la contempliamo perché abbiamo bisogno di riconoscerci.
Anche quando pensiamo di vedere un film per evadere dalla realtà, tutto può parlarci di noi stessi. Se un artista ha una sincera esigenza di esprimere qualcosa, il pubblico empatizzerà col prodotto, perché siamo di natura empatici e abbiamo bisogno di sapere che nei nostri traumi e nelle nostre difficoltà non siamo soli.”
Presente e futuro
Che tipo di messaggio vorresti che arrivasse agli spettatori dopo aver visto il film?
“A parte delle risate, che non fanno mai male, spero che il pubblico colga che quando si tratta di amore non serve costruire un tribunale morale.
L’amore è più importante di stabilire chi ha ragione e chi ha torto.
Spero che incentivi soprattutto i ragazzi a comprendere quanto sia importante imparare ad ascoltare. Quando manca l’ascolto subentra il giudizio, e il giudizio porta solo alla divisione. Spero che il film unisca le persone.”
Se potessi parlare direttamente a chi ha vissuto o sta vivendo un’esperienza simile, cosa vorresti dire loro?
“Direi tante cose, con molto timore. Ho avuto a che fare con persone che hanno vissuto una violenza e ho provato a ricordare loro che non c’è alcuna colpa o vergogna nella libertà sessuale.
Se ancora oggi la violenza di genere provoca vittime ogni giorno, sono molte di più le persone che la combattono e la ripudiano.
Non è vero che denunciare non serve a niente. Un familiare, un amico o un professionista possono aiutare a trovare soluzioni concrete e ad elaborare la violenza subita.
Anche se si ha paura del giudizio, parlare, per quanto mi riguarda, è e sarà sempre la via migliore per proteggersi. Tutti abbiamo bisogno di aiuto e non c’è vergogna nel riconoscerlo. Non siamo soli.”
Nel film condividi la scena con attori molto affermati come Claudia Pandolfi e Edoardo Leo: che tipo di confronto professionale è stato e cosa hai imparato da loro sul set?
“Se dovessi dire tutto ciò che ho imparato staremmo qui un’altra ora. Mi sono sentita una spugna accanto a loro. Dal primo giorno ho capito che sarebbe stata un’esperienza altamente formativa, oltre che professionale.
È stato il mio primo film e lavorare con due professionisti del loro calibro è stata una fortuna enorme. Ho imparato tanto tecnicamente ma anche umanamente. Sono stati due mentori. Ricordo che Claudia mi disse una frase molto bella: “stare al mondo è un po’ trovare l’equilibrio tra lo sfottersi e il prendersi sul serio.” È un insegnamento che provo a ricordarmi ogni giorno.”
Prima di 2 Cuori e 2 Capanne il pubblico ti ha vista nei panni di Amelia Giordano ne I Fantastici 5: che tipo di esperienza è stata interpretare un personaggio inserito in un racconto più corale e seriale rispetto a quello segnato da una violenza così intima come quello di Lavinia?
“Sicuramente a livello di set ero molto spaventata perché era la mia prima esperienza con un ruolo.
Non conoscevo l’ambiente del set cinematografico. Ho cercato di imparare il più possibile.
È stata un’esperienza fondamentale per la mia crescita artistica e professionale. Anche lì interpretavo una ragazza vittima di violenza, ma in un contesto più corale e seriale. L’esperienza su quel set mi ha permesso di arrivare su questo con strumenti in più.”
Guardando al futuro, su quali direzioni artistiche senti di voler concentrare i prossimi progetti e ci sono ruoli o storie che ti piacerebbe particolarmente affrontare nei prossimi anni?
“Mi sono appassionata al cinema vedendo film che mi trasportavano in sogni ad occhi aperti. Amo il cinema che ti fa sognare.
Ho un grandissimo debole per gli attori trasformisti.
Mi piacerebbe interpretare personaggi completamente distanti da me, sia fisicamente sia psicologicamente. In teatro mi è capitato e mi sono divertita tantissimo.
Continuo a studiare come una matta perché voglio superare tutti i limiti che posso avere nell’interpretare un personaggio. Ambisco a costruirmi una carriera in cui riesca a spaziare molto, per farmi conoscere al cinema e a teatro come attrice poliedrica.