Antonina Nocera ha concesso un'intervista a Blasting News nella quale ha ripercorso la propria passione per la scrittura, i primi scritti e l'amore incondizionato per F.M. Dostoevskij.

Antonina Nocera vive a Palermo dove svolge la professione di insegnante di letteratura italiana e latino. Saggista nell’ambito della critica letteraria, ha pubblicato una monografia dal titolo “Angeli sigillati. I Bambini e la sofferenza nell’opera di F.M. Dostoevskij".(FrancoAngeli, 2010 Finalista al Premio Carver 2022), “Metafisica del sottosuolo – Biologia della verità fra Sciascia e Dostoevskij” (Divergenze, 2020 Finalista al premio Carver 2021 con Metafisica del sottosuolo e al premio Etnabook 2021),” A San Pietroburgo con Dostoevskij.

La città di carta e di sogni” (Giulio Perrone Editore 2024), vincitrice Premio speciale della giuria Nabokov 2024. È direttrice editoriale del blog collettivo Bibliovorax, ha collaborato con la Strada degli scrittori in qualità di docente del Master di scrittura “Le parole del viaggio” e scrive per la rivista Mezzocielo e per Cultura Italia- Russia.

Ciao Nina da dove nasce la tua passione per la scrittura?

"Nasce presto, intorno ai nove anni mi cimentavo a scrivere poesie con un linguaggio che scimmiottava i poeti studiati alle scuole elementari, come D'Annunzio. Successivamente ho iniziato a disegnare figure di persone negli spazi bianchi delle riviste che leggevano i miei genitori e ad animarli con didascalie e voci che mi inventavo.

Una specie di graphic novel spontanea e rudimentale. C'era una grande immaginazione alla base di tutto e una sconfinata fantasia che mi spingeva a creare storie".

Quanto sei legata alla tua terra natia, la Sicilia e quanto pensi abbia inciso nella tua formazione scrittoria?

"La mia terra è da sempre un detonatore emotivo di sensazioni avverse, contraddittorie. Grandi amori, grandi dissapori, il desiderio della fuga accanto al radicamento. Penso che essere isolani, come del resto hanno sempre sottolineato i nostri grandi scrittori, sia una sorta di dolce condanna che da una parte ci destina all'isolamento, dall'altra ci spinge alla forte immaginazione. In fondo, il mare è come la siepe leopardiana, un ostacolo visivo e immaginativo che ci proietta verso terre sconosciute".

Hai scritto molti saggi su Dostoevskij: come mai questa forte passione per la letteratura russa?

"Tutto partì da un corso di studi universitari tenuti da quello che sarebbe stato il mio mentore, il mio maestro di scrittura, Salvatore Lo Bue, docente di estetica e poetica e retorica dell'università di Palermo. Uno dei capisaldi dei suoi corsi era la lettura integrale di almeno due romanzi di Dostoevskij. Fu così che iniziai "Delitto e Castigo" per il quale ebbi un innamoramento fatale, “febbrile” come il temperamento di questo immenso romanzo. I corsi di poetica poi erano anche laboratori di scrittura durante i quali ci cimentavamo a scrivere e a sperimentare. Fu in un paio di occasioni che i miei scritti vennero letti alla classe e lì capii che dovevo continuare quella strada.

La strada della saggistica si aprì quasi naturalmente quando scrissi la mia tesi di laurea che fu poi considerata degna di stampa e divenne la mia prima pubblicazione. Dostoevskij è una presenza interiore, non più oggetto di studio. Un cratere immenso da cui scaturisce una lava perenne, che brucia e scarifica tutto ciò che incontra. È questo l'effetto che mi hanno fatto le parole dei suoi personaggi (attenzione non dico dell'autore, perché sarebbe scorretto, in questo caso) le loro domande, i loro atroci dubbi, le loro riflessioni, i loro turbamenti: con il tempo sono diventati anche i miei".

C'è dei tuoi scritti, un libro a cui sei legata più degli altri?

"Domanda insidiosa, è un po’ come scegliere il figlio preferito.

Sono legata a ciascuno di loro per motivi diversi, il primo saggio Angeli sigillati. I bambini e la sofferenza nell’opera di F.M Dostoevskij è frutto di una ricerca molto precisa e mi ha messo alla prova come studiosa, lettrice, scrittrice. La saggistica è un lavoro di scavo e di riflessione continua, un corpo a corpo con i testi che pone sempre nuove sfide. Il secondo, Metafisica del sottosuolo. Biologia della verità fra Sciascia e Dostoevskij, è nato come ricerca per un convegno e poi, ampliato, è diventata una plaquette per la casa Divergenze. È un lavoro di comparatistica che mi ha dato parecchie soddisfazioni, è andato in ristampa più volte ed è stato recensito positivamente da molti quotidiani nazionali.

Il terzo è la quadratura del cerchio perché racchiude la mia esperienza in Russia, l’inizio di tutto e la quintessenza del mio percorso".

Che emozione è stata per te ricevere il Premio speciale della giuria per “A San Pietroburgo con Dostoevskij. La città di carta e di sogni”, Perrone Editore?

"È stata una grande gratificazione, il premio speciale della giuria ha un valore specifico. I concorrenti sono sempre tantissimi, come ogni anno ed è stata una bella emozione poter presenziare dal vivo e condividere questo momento con tanti autori e autrici che conoscevo virtualmente".

Inoltre, per te quanto è stato fondamentale il passaggio dai lavori di critica letteraria in senso stretto alla scrittura del memoir o del taccuino di viaggio?

"In realtà quest'ultimo libro intreccia entrambi gli aspetti della scrittura: quello saggistico e quello narrativo in un connubio armonico in cui l’uno compendia e arricchisce l’altro. In questo modo il mio libro dall’identità ibrida è leggibile da molteplici punti di vista e da lettori che intendono trovare un impianto saggistico, ma anche un intreccio narrativo che è sospeso tra narrazione dei luoghi, memorie personali e lo sguardo della “flaneuse” che cammina e registra le sue sensazioni".

C'è stato un tuo viaggio a Pietroburgo e qual è il tuo rapporto con la città russa?

"Certamente, questo libro non sarebbe potuto nascere se non avessi calcato con i miei piedi le strade pietroburghesi. Ho conosciuto Piter quando ho trascorso un periodo di studio e ricerca dopo la laurea.

L’incipit del mio libro spiega molto bene che tipo di rapporto ho intrecciato con questa città: tra ossessione, desiderio, sogno. È stata la città che ho immaginato durante le mie letture e la città che ho ritrovato quando ci ho vissuto. Ci sono casi in cui i luoghi smettono di essere materia e diventano parte di un immaginario, una sorta di terza via tra il sogno e la realtà. Pietroburgo è stata anche una persona, un 'amante, un’entità viva".

Infine, quali sono i tuoi prossimi progetti: cosa puoi dirci nel merito?

"Non posso dire molto, ma c'entra ancora una volta la Russia e in parte anche Dostoevksij, ma il focus del mio nuovo libro è del tutto differente. Anche come genere, una nuova esperienza di scrittura".