Il 10 febbraio 2026 segna il ritorno del trono del Palazzo Reale di Napoli nella sua sala originaria, dopo un accurato restauro e una revisione della sua datazione. L'opera, precedentemente attribuita all'epoca borbonica, è stata invece commissionata dai Savoia e realizzata nel 1874, anticipando di trent'anni la sua precedente collocazione temporale. Il restauro, durato sette mesi, è stato curato dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, nell'ambito della ventesima edizione del progetto Restituzioni, promosso in collaborazione con il Ministero della Cultura e Intesa Sanpaolo.

All'evento inaugurale hanno presenziato Tiziana D’Angelo, direttrice delegata, e Antonio Denunzio, vicedirettore delle Gallerie d’Italia di Napoli per Intesa Sanpaolo.

Michela Cardinali, direttrice dei laboratori del Centro di restauro, ha dettagliato le complesse fasi del recupero, avvalendosi di tecnologie avanzate e di un protocollo già sperimentato sul trono del Quirinale, grazie alla collaborazione con il CNR. Paola Ricciardi, referente scientifica per il Palazzo Reale, ha illustrato il percorso storico e documentale che ha condotto alla nuova attribuzione, frutto degli studi condotti da storici dell'arte e archivisti del Palazzo.

Restauro, reversibilità storica e tecnologie

Gli interventi di restauro hanno interessato non solo il trono, ma anche il tappeto, le fasce laterali della pedana, le mantovane delle tende della sala e il baldacchino.

L'impiego di tecnologie avanzate ha consentito un'analisi approfondita dei materiali e una conservazione che rispetta l'integrità storica del manufatto. Il protocollo adottato, consolidato sul trono del Quirinale, ha assicurato rigore scientifico e qualità estetica.

Massimo Osanna, direttore generale Musei, ha evidenziato come i musei contemporanei siano «luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme», sottolineando il valore delle collaborazioni tra istituzioni pubbliche e private.

Dal passato borbonico allo sguardo post-unitario

Il trono, fino a oggi catalogato come di fattura borbonica (circa 1845‑1850), è stato invece commissionato nel 1874 dai Savoia, come confermato da studi archivistici effettuati durante il restauro.

Dopo il recupero, nel maggio 2025, il trono è stato esposto alla Reggia di Venaria per la preview della mostra Restituzioni, successivamente ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma da fine ottobre 2025 a metà gennaio 2026.

La nuova datazione non modifica solo la cronologia dell'oggetto, ma ne ridefinisce anche la funzione simbolica. Il manufatto diviene emblema della presenza sabauda a Napoli nel periodo post-unitario, testimoniando la volontà dei nuovi sovrani di affermare la propria legittimità attraverso arredi e iconografia di corte.

Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, ha affermato che il progetto Restituzioni «dimostra chiaramente lo spirito dell'iniziativa», confermando la banca come partner fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Il rientro del trono nel febbraio 2026 non rappresenta solo un recupero materiale, ma anche un restauro dell'identità storica del Palazzo Reale e del suo racconto museale.