Il film “Zwingli, il riformatore”, diretto da Stefan Haupt, è stato proiettato per la prima e unica volta in Italia il 30 marzo 2026 al cinema Ariston di Trieste. L’evento ha rappresentato l’unica proiezione nazionale dell’opera svizzero-tedesca del 2019, che ripercorre la vita di Ulrich Zwingli, sacerdote e figura chiave della Riforma protestante del XVI secolo, interpretato da Max Simonischeck. L’iniziativa, organizzata dal Centro Studi Albert Schweitzer, si è conclusa con un dibattito che ha visto la partecipazione del pastore Peter Ciaccio, critico e rappresentante delle Chiese valdese e metodista di Trieste, insieme al regista Haupt.

Quest’ultimo ha evidenziato il successo del film in Svizzera e Germania, a fronte di un’accoglienza più contenuta in Francia.

La pellicola si distingue per uno stile crudo ma aderente alla dura realtà della Zurigo cinquecentesca, una città prospera ma afflitta da profonde sacche di povertà e disagio. È in questo contesto che, nel 1519, giunge Ulrich Zwingli, avviando una rivoluzione religiosa. Il sacerdote critica aspramente i costumi ecclesiastici e l’indifferenza della Chiesa verso le sofferenze umane, promuovendo istanze di egualitarismo e rigore morale. Questo scontro con le autorità religiose si intensifica, degenerando in un vero e proprio conflitto armato. Zwingli si distingue per la sua vicinanza alla popolazione, rimanendo a Zurigo durante una devastante epidemia di peste, a differenza di altri ecclesiastici che fuggono.

Un altro gesto significativo del riformatore è la traduzione delle Sacre Scritture in tedesco, rendendo la fede e i testi sacri più accessibili a tutti.

Ulrich Zwingli e il contesto della Riforma

Ulrich Zwingli è riconosciuto come una delle figure centrali della Riforma protestante in Svizzera, un movimento che ha profondamente segnato la storia europea moderna. Il film, nel suo racconto, inserisce Zwingli nel panorama dei grandi riformatori contemporanei, citando nomi come Giovanni Calvino, Martin Lutero, John Knox ed Erasmo da Rotterdam. Nei primi decenni del XVI secolo, le prediche di Zwingli a Zurigo presentano un Dio benevolo e non punitivo, sostenendo l’idea di pari diritti per tutti e scuotendo una popolazione spesso asservita e analfabeta.

Le sue idee, tuttavia, vengono talvolta interpretate e messe in pratica dai suoi discepoli senza equilibrio politico, portando a conseguenze estreme come arresti, torture, roghi e giustiziati. Nonostante Zwingli goda della protezione del Consiglio cittadino di Zurigo, non riesce a controllare la radicalizzazione del suo messaggio. Lo scontro con la Chiesa di Roma si inasprisce, culminando in alleanze internazionali contro i riformatori e in una guerra cruenta. Sebbene la repressione sia dura, le idee promosse da Zwingli sopravvivono, superando le persecuzioni e lasciando un’eredità duratura. Il film, in tal senso, offre una narrazione che evita l’agiografia, privilegiando la complessità e la drammaticità del periodo storico.

Trieste e il ruolo del cinema internazionale

La città di Trieste si conferma un polo culturale sensibile alle proposte cinematografiche di respiro internazionale, con una lunga tradizione nell’ospitare festival dedicati al cinema dell’Europa centro-orientale. Tra questi, spicca il Trieste Film Festival, fondato nel 1987, che è diventato un punto di riferimento nazionale per la scoperta di autori e opere spesso poco noti al pubblico italiano e occidentale. Eventi come la proiezione di “Zwingli, il riformatore” contribuiscono a valorizzare temi e personaggi storici europei attraverso il cinema d’autore.

La scelta del Centro Studi Albert Schweitzer di proporre una proiezione unica sottolinea l’importanza di offrire al pubblico l’accesso a cinematografie meno diffuse.

Il dibattito post-proiezione, animato da una figura di rilievo come Peter Ciaccio, ha permesso di approfondire il contesto storico e il significato attuale della figura di Zwingli. La serata si è configurata come un esempio di come la programmazione culturale cittadina possa unire memoria storica, riflessione critica e accesso a cinematografie rarefatte, arricchendo il panorama culturale locale con proposte di alto valore.