Il 5 marzo arriva nei cinema italiani “Brides – Giovani spose”, opera d’esordio cinematografico della regista teatrale Nadia Fall. Il film narra la storia di due ragazze islamiche residenti nel Regno Unito che decidono di fuggire dalle proprie famiglie e da una società percepita come discriminatoria. La loro meta è la Siria, attratte dalla promessa di una vita più aderente alla loro tradizione religiosa e ad Allah. La pellicola, descritta come “una storia al contrario, piena di implicazioni politiche e religiose, ma volutamente ‘sospesa’ senza giudizio morale”, segue le protagoniste Doe, quindicenne interpretata dall’esordiente Ebada Hassan, e Muna, interpretata da Safiyya Ingar.

Il loro viaggio accidentato verso Istanbul si complica quando l’intermediario incaricato di condurle oltre confine non si presenta, lasciandole sole ad affrontare innumerevoli difficoltà. Attraverso flash‑back e ripensamenti, il racconto giunge fino al confine turco‑siriano, interrompendosi proprio nell’istante in cui le ragazze incontrano i primi soldati dell’Isis.

L’adolescenza e le scelte impulsive

La regista Nadia Fall ha dichiarato: “Mi affascinano quegli anni dell’adolescenza inebrianti ed elettrizzanti, in cui l’amore e la perdita sono sentiti così profondamente e il nostro cervello è letteralmente programmato per prendere decisioni impulsive e pericolose, senza curarsi delle conseguenze… È un miracolo che qualcuno di noi sopravviva alla propria giovinezza!”.

Ha inoltre sottolineato come le due ragazze fossero “dipinte dalla stampa britannica come dei veri e propri mostri”, mentre in realtà erano “solo giovani ragazze musulmane in una comunità che non le capiva né le sosteneva e che si sentivano estranee nel luogo che dovrebbero chiamare casa”.

Il fenomeno delle “spose dell’Isis” nel cinema

“Brides” si configura come un road‑movie drammatico che affronta con empatia e intimità il fenomeno delle cosiddette “spose dell’Isis”. Il film richiama alla mente casi reali, come quello di Shamima Begum, una sedicenne inglese che nel 2015 lasciò Londra per raggiungere la Siria con due amiche. Da allora, la sua vicenda è diventata simbolo di un intenso fenomeno mediatico, raramente però raccontato dal punto di vista umano e adolescenziale.

La pellicola evita condanne esplicite, concentrandosi sulle motivazioni psicologiche e sociali che spingono le protagoniste, piuttosto che sull’attività terroristica, privilegiando il loro viaggio emotivo e l’amicizia che le lega durante la fuga.

Produzione e contesto del film

Nadia Fall, regista teatrale di origine sud–asiatica e musulmana britannica, ha concepito questo progetto dopo aver appreso del caso di due ragazze dell’East London che abbandonarono la scuola per recarsi in Siria e unirsi all’Isis. La rappresentazione mira a evitare stigmatizzazioni, mostrando due adolescenti che si sentono “estranee nel luogo che dovrebbero chiamare casa”. Il film, descritto come un “road‑movie firmato dalla regista teatrale Nadia Fall”, alterna un’analisi emotiva a una narrazione politica sospesa e priva di giudizio morale. Le interpretazioni delle giovani attrici Ebada Hassan e Safiyya Ingar sono state particolarmente apprezzate per la loro delicatezza e forza.