Palazzo Merulana a Roma ospita, dal 20 marzo al 3 maggio, la mostra “Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976”, dedicata all’artista ligure Francesco Vaccarone (La Spezia 1940 – 2024). L’esposizione si concentra sul periodo cruciale che Vaccarone trascorse nella capitale, tra il 1970 e il 1976, anni di intensa attività artistica e personale, segnati dalla transizione dal boom economico alla contestazione. Curata da Umberto Croppi, presidente dell'Accademia di Belle Arti di Roma, e Paolo Asti, amico e cultore dell’artista, la mostra è stata fortemente voluta dalla famiglia di Vaccarone e prodotta dall’associazione Startè.

Questo evento non solo rende omaggio all’opera di un artista poliedrico, ma mira anche a colmare un significativo vuoto nella storia dell’arte italiana del Novecento, offrendo uno spaccato preciso di un’epoca ricca di fermenti creativi e tensioni culturali.

Vaccarone, formatosi con Giuseppe Caselli e Gino Bellandi e con una prima personale a diciassette anni, giunse a Roma con un ampio bagaglio di esperienze. Nella capitale, aprì uno studio in via delle Zoccolette e frequentò assiduamente la Stamperia Il Cigno, crocevia di artisti come Burri, Capogrossi, Afro, Marini, Gentilini, Guttuso e Fieschi. Divenne un punto di riferimento per la Scuola Romana. Umberto Croppi lo definì un "giovanissimo innovatore, ricercatore di tecniche pittoriche e intellettuale di grande rilievo".

Paolo Asti sottolineò come “gli anni romani segnarono indubbiamente il suo percorso artistico”, consolidando l’idea che l’arte fosse una pratica quotidiana e un modo di relazionarsi con il mondo. Sua figlia Alessandra lo ricordò come un “modello di vivacità intellettuale, passione artistica, grande umanità e impegno politico”.

La poetica tra avanguardia e impegno sociale

L’esperienza romana rappresentò una svolta nella carriera di Vaccarone, già attivo nei circoli dell’avanguardia italiana, inclusi il Gruppo 63 e i movimenti della poesia visiva. Secondo Umberto Croppi, a Roma Vaccarone approdò a una sintesi tra l’avanguardia e la grande tradizione pittorica e incisoria italiana. Qui sviluppò cicli significativi come i “Gabbiani”, simbolo delle sue origini liguri e della libertà, e i “Clochard”, dedicati all’emarginazione urbana.

Croppi evidenziò come in queste serie Vaccarone definì il suo profilo personalissimo, attraverso il semi-astrattismo e una costante vena ironica. Il colore divenne materia e l’individuazione dei temi rifletteva il suo universo interiore.

Opere esposte e ritratti d'autore

La selezione di opere a Palazzo Merulana, frutto della ricerca di Paolo Asti, documenta il percorso romano di Vaccarone. La mostra include le “Mitofanie”, opere composite e materiche, e quadri di transizione come “Adamo” (1971) e “Ermafrodito” (1975). A testimonianza del suo impegno come incisore, è esposta una rara copia della cartella “In articulo amoris”, emblematica per tecnica e calembour del titolo. Il percorso si apre con un ritratto giovanile dell’artista, eseguito dal suo maestro Gino Bellandi.

Del suo passaggio romano sono prova i ritratti di personaggi famosi che realizzò, tra cui uno schizzo a carboncino di Alberto Moravia, realizzato al Cigno, lo Studio per Renato Guttuso, e il ritratto di Enzo Carli, abbozzato a china su una busta nel 1973. Le opere presentate invitano a riflettere sull’eredità culturale di Vaccarone. Paolo Asti concluse che il suo più grande insegnamento fu la capacità di affrontare la vita con libertà e gratitudine, rendendo il suo lavoro attuale e dialogante con la sensibilità contemporanea.