Carlo Mastelloni presenta oggi, 6 marzo 2026 a Trieste, il suo ultimo libro, Lo Stato Bifronte. Il volume, edito da Amazon, conta 390 pagine e un costo di 19 euro. L’autore dialogherà con il giornalista Giuliano Sadar, esplorando aspetti inediti del cosiddetto Lodo Moro e dei rapporti internazionali dell’Italia durante la Guerra Fredda, con un focus su "Patti, ricatti e riscatti".
Tra i temi affrontati compaiono figure come il terrorista Carlos, il banchiere svizzero François Genoud, la nascita di Hezbollah, e il prefetto Federico Umberto D'Amato, senza tralasciare i ricatti legati alla Loggia P2.
Mastelloni descrive il suo lavoro come un’analisi di trattative che "allignavano per esempio nei sotterranei del Lodo Moro e negli accordi con Gheddafi". L’intento era tutelare il dittatore libico in cambio di petrolio, scongiurando attacchi armati da parte dei suoi dissidenti. Il Lodo, secondo l’autore, arrivò ad abbracciare anche il venezuelano Carlos, agli ordini del capo delle Operazioni all’estero di George Habbasch, Wadi Haddad.
Il libro approfondisce la complicità italiana nel chiudere un occhio nei confronti dell’OLP, ignorando l’alleanza tra Arafat e il banchiere François Genoud, definito "il banchiere di Losanna, l’ex nazista e finanziatore della rete Odessa". Genoud avrebbe incentivato la cassa della Banca araba con i fondi degli esuli algerini e delle famiglie saudite.
Mastelloni ricostruisce i "patti di ferro" stretti con i capi palestinesi nel ’70, grazie ai quali il banchiere avrebbe finanziato la difesa processuale dei fedayn arrestati e, dal ’77, garantito la difesa dei mercenari di Separat capeggiati da Carlos.
Il testo ripercorre inoltre le tappe della nascita di Hezbollah, realtà antisionista, e "l’impiego seriale terroristico che ne fece l’Ayatollah Khomeyni in Francia a metà degli anni Ottanta". Non mancano rivelazioni sul prefetto Federico Umberto D'Amato e sulle pressioni occulte della Loggia P2, fino all’immagine di "Andreotti a bordo dell’aereo privato di un esule libico – un discusso magnate, mercante d’armi e mediatore internazionale – residente a Ginevra".
Il contesto storico del Lodo Moro
Il Lodo Moro fu un accordo segreto di non belligeranza tra lo Stato italiano e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), parte dell’OLP, stipulato verbalmente negli anni Settanta. L’intesa, emersa pubblicamente solo dopo la caduta del Muro di Berlino grazie alle indagini sul traffico d’armi condotte da Mastelloni, prevedeva l’esclusione di azioni ostili da parte dell’Italia nei confronti dei gruppi palestinesi, in cambio della garanzia di libero accesso ai territori italiani e dell’approvvigionamento petrolifero garantito da Paesi arabi attraverso l’ENI. Questi elementi costitutivi del Lodo compaiono nei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Mitrokhin.
Le ricostruzioni indicano che fu un gesto pragmatico – e controverso – dell’Italia durante la Guerra Fredda, finalizzato a evitare attentati interni in un contesto internazionale delicato. Le recenti ricerche storiche confermano come accordi simili al Lodo si inscrivessero in una più ampia strategia mediterranea e mediorientale, nella quale affari energetici e sicurezza nazionale si intrecciavano con reti di potere occulte e operazioni diplomatiche non ufficiali.
Carlo Mastelloni, tra magistratura e indagine storica
Carlo Mastelloni, ex procuratore capo a Trieste, si è distinto per la sua attività di indagine sui rapporti tra Italia e mondo arabo, in particolare riguardo ai legami tra OLP, Brigate Rosse e servizi segreti.
La prima ricostruzione del Lodo Moro fu frutto del suo lavoro investigativo, che ha fatto emergere elementi destinati a restare segreti per decenni.
Il suo nuovo libro, Lo Stato Bifronte, prosegue in questa direzione, esplorando i punti oscuri della diplomazia informale italiana, le alleanze non dichiarate e i compromessi con attori controversi. Evidenzia inedite connessioni tra politica, terrorismo e servizi deviati, inserendosi in una linea di continuità rispetto al suo precedente lavoro e confermando l’impegno a documentare vicende chiave della storia repubblicana attraverso fonti e testimonianze rigorose.