Alla Reggia di Monza, presso l’Orangerie, inaugura il 7 marzo 2026 la mostra “Sandokan. La tigre ruggisce ancora”, visitabile fino al 28 giugno. L’esposizione, ideata e prodotta da Vertigo Syndrome con il patrocinio del Comune di Monza, è a cura di Francesco Aquilanti e Loretta Paderni. L’evento rende un ricco tributo al celebre eroe nato nel 1883 dalla penna di Emilio Salgari, oggi protagonista anche di una serie RAI con Can Yaman.
Il percorso espositivo raccoglie reperti di varia provenienza. Tra questi figurano oggetti di scena e costumi – come quelli del telefilm degli anni settanta interpretato da Kabir Bedi, recuperati da una storica sartoria teatrale – affiancati da vere armi tradizionali, quali pugnali kriss e lance del popolo Dayak, oltre a carte geografiche.
L’allestimento combina scenografie e suoni che evocano suggestioni cinematografiche, creando un ambiente immersivo e suggestivo.
La mostra rievoca i personaggi della saga salgariana – il fedele Yanez, Tremal‑Naik, Kammamuri e la “Perla di Labuan”, Marianna Guillonk – invitando al contempo a una riflessione sul colonialismo, fenomeno a cui si oppone, e approfondendo le civiltà del Sud‑Est asiatico. Particolarmente significativi sono i reperti mai esposti prima: oggetti etnografici originali dei Dayak, donati al re d’Italia Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente di James Brooke, detto “il Rajah Bianco” di Sarawak, antagonista salgariano di Sandokan.
Le ultime sale sono dedicate al racconto di Emilio Salgari.
Una sezione commemorativa ne celebra la figura, con in mostra la penna spezzata, emblema della sua condizione difficile e del gesto simbolico che precedette il suo suicidio nel 1911. I suoi personaggi, tra cui Sandokan, sono rappresentati attraverso la cinematografia degli anni quaranta, sceneggiati RAI, parodie televisive, fumetti e illustrazioni, con un particolare riferimento a quelle di Hugo Pratt.
Un viaggio immersivo tra storia, letteratura e memoria etnografica
La mostra offre un’esperienza immersiva nel Sud‑Est asiatico ottocentesco, così come immaginato da Salgari, attraverso materiali storici, oggetti etnografici, documenti, immagini e installazioni sonore. Gli ambienti ricreati evocano la giungla, i tamburi da guerra, il ruggito della tigre e il frastuono delle battaglie navali.
Vecchie mappe illustrano l’isola di Mompracem, fra geografia reale e finzione letteraria, mentre fotografie d’epoca, tavole botaniche e illustrazioni originali ricostruiscono l’immaginario vegetale descritto nei romanzi.
Tra i pezzi di maggior rilievo spiccano la collezione etnografica Dayak donata a Umberto I da Sir Charles Brooke, mai esposta prima, insieme a lance, scudi tribali, kriss malesi e trofei dei cosiddetti “tagliatori di teste”. L’iniziativa, sponsorizzata dal Comune di Monza e realizzata in collaborazione con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, pone l’accento sull’immersione sensoriale e sul dialogo tra letteratura, memoria televisiva e cultura materiale.
La Reggia di Monza: contesto e identità museale
La Reggia di Monza, nota anche come Villa Reale di Monza, ha ottenuto lo status ufficiale di museo riconosciuto dalla Regione Lombardia con delibera approvata il 24 novembre 2025. Questo riconoscimento segna una tappa importante nel suo percorso di valorizzazione e rafforza la sua identità culturale, aprendo nuove prospettive di collaborazione, finanziamenti e progetti espositivi.
Il complesso monumentale fa parte del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, che riunisce il Ministero della Cultura, la Regione Lombardia, la Provincia di Monza e Brianza, i Comuni di Monza e Milano, Assolombarda e la Camera di Commercio. Tale sistema unisce la residenza storica con il vasto giardino all’inglese e alla francese, realizzato nel 1790 su progetto di Luigi Canonica e Friedrich Ludwig von Sckell, esteso su circa quaranta ettari intorno alla villa.
In questo contesto, la mostra “Sandokan. La tigre ruggisce ancora” si inserisce come evento emblematico nella programmazione culturale della Reggia per il triennio 2024‑2026, confermando il suo ruolo di luogo vivo per l’arte, la memoria e l’identità cittadina.