A Sant’Ambrogio di Torino apre i battenti il nuovo Museo Mario Giansone. La struttura si estende per 750 metri quadrati, suddivisi in sette sale, e ospita una collezione di 263 opere che spaziano tra marmi, graniti, legni, bronzi, stencil, dipinti, xilografie, litografie, incisioni e arazzi. L’obiettivo è quello di restituire alla cittadinanza, agli appassionati e ai curiosi l’eredità artistica e culturale di Mario Giansone (1915-1997), figura originale dell’arte italiana del Novecento.

L’inaugurazione è fissata per il 17 aprile. Il museo interpreta il jazz come «espressione del dinamismo del suono e del ballo», attinge alla «brutalità della guerra» e trae suggestioni dalle innovazioni tecnologiche del Novecento.

Le opere ritraggono la grazia dei gatti e le donne come espressione di un delicato intimismo. Progettato come uno spazio dinamico di cultura, il Museo Giansone aspira a diventare un centro di ricerca, dialogo e programmazione culturale. La sua sede è il recupero dell’ex Maglificio Fratelli Bosio.

Il nucleo esposto comprende 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, sei litografie, quattro stencil e un arazzo. Il Museo si configura quindi come un luogo aperto e accessibile, volto a riscoprire il valore della sperimentazione visiva e a riflettere sulle declinazioni contemporanee del fare arte.

Mario Giansone: un artista tra guerra, jazz e innovazione

Mario Giansone, nato nel 1915 e scomparso nel 1997, è stato definito «sempre interprete in pietra e marmo del Novecento».

Scultore geniale, insegnante e appassionato ascoltatore di jazz, seppe fondere l’esperienza della guerra con un linguaggio innovativo e visionario. L’idea di un museo pubblico che raccogliesse le sue oltre 300 opere – scultoree, grafiche e pittoriche – era già emersa nel 2021. All’epoca si segnalava la necessità di uno spazio museale di 1.000-1.500 metri quadrati per accoglierle adeguatamente, ipotizzando che questo museo potesse diventare uno dei più importanti di Torino, dopo il Museo Egizio. Le opere di Giansone, frutto di esperienze artistiche in dialogo con la tradizione e l’avanguardia, avevano già attirato l’interesse di istituzioni come la GAM di Torino e la Rai. Queste realtà avevano acquisito o commissionato sue opere in anni precedenti, tra cui una Santa Cecilia per l’Auditorium torinese e una grande scultura raffigurante un concerto jazz per l’ingresso del grattacielo di via Cernaia.

Il valore del luogo e della collezione

Il nuovo museo si inserisce nel quartiere di Sant’Ambrogio, recuperando l’ex Maglificio Fratelli Bosio quale sede espositiva. Questa scelta valorizza il patrimonio industriale e urbano torinese. Lo spazio di 750 metri quadrati, articolato in sette sale, rende visibile la vastità e la varietà della produzione di Giansone. La materia – ferro, pietre, marmi, legni, lamiere – diventa veicolo di emozioni, visioni dell’umanità, dell’universo e dell’ultraterreno, come spiegato da Giuseppe Floridia, presidente della Fondazione Giansone.

La mostra raggruppa sculture, pittura, grafica e arazzi, offrendo una panoramica completa sulla sua sperimentazione visiva. L’ampiezza del corpus esposto, che include 170 sculture e numerose opere grafiche e tessili, si colloca nel solco della cultura torinese che ha sostenuto l’artista fin dalla sua vita, attraverso acquisizioni e commissioni da parte di istituzioni prestigiose.

In sintesi, il Museo Mario Giansone inaugura come spazio aperto e accessibile, con un chiaro profilo culturale e multidisciplinare: arte, memoria, ricerca e sperimentazione dialogano con il tessuto urbano e con la storia artistica della città.