Udine si prepara ad accogliere, dal 7 marzo al 31 maggio 2026, la mostra “Ulderica Da Pozzo. I giorni strappati. Il tempo vuoto nel carcere. Immagini dell’ex‑femminile di via Spalato”. L’esposizione, allestita presso il Castello civico di Udine, vedrà la sua inaugurazione il 6 marzo 2026 alle ore 18. La rassegna è promossa dai Civici Musei di Udine e dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, con la preziosa collaborazione de La società della ragione e dell’associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV.
La mostra trae origine da un progetto avviato nel 2021 per iniziativa del Garante delle persone private della libertà del Comune di Udine.
L’obiettivo primario è stato quello di trasformare radicalmente l’ex sezione femminile del carcere di via Spalato, uno spazio rimasto abbandonato per decenni, restituendolo alla dignità e a una funzione rieducativa in linea con l’articolo 27 della Costituzione. Nel corso degli anni, sono stati portati a termine più lotti di intervento: il primo ha sancito l’apertura della nuova sede della semilibertà nel gennaio 2024 e dell’ex sezione femminile nel luglio 2025; il secondo, conclusosi nel 2026, prevede il completamento degli spazi con la realizzazione di un teatro e di sale dedicate ai colloqui familiari.
Ulderica Da Pozzo, che ha avuto modo di accedere a queste celle per la prima volta nel 2021, ha documentato meticolosamente le tracce materiali lasciate dal tempo: strappi, scritte incise, strati di pittura sovrapposti.
Cinque anni dopo, nel 2026, ha ritrovato quegli stessi ambienti profondamente trasformati. Il confronto tra le immagini di allora e quelle attuali costituisce il nucleo centrale della mostra, offrendo una riflessione profonda su memoria, cura degli spazi e relazioni umane.
Il contesto e l’istituzione coinvolta
L’esposizione è ospitata nelle sale del Castello di Udine, sede dei Civici Musei. Questi istituti museali custodiscono importanti collezioni archeologiche, storiche e artistiche della città. Il progetto fotografico si inserisce in un contesto più ampio di riqualificazione urbana e culturale, suscitando grande attesa per le attività legate al recupero del patrimonio detentivo, un’operazione che bilancia la tutela della memoria con l’innovazione sociale.
Ulderica Da Pozzo: memoria fotografica e ricerca antropologica
La fotografa etnoantropologica friulana Ulderica Da Pozzo, originaria di Ravascletto e attiva dal 1976, è rinomata per un lavoro che intreccia sapientemente memoria, identità territoriale e trasformazioni sociali nel Friuli. Ha documentato con estrema sensibilità le malghe, la cultura montana e la fotografia intesa come archivio vivo, attraverso numerose mostre. Tra queste, “Echi del tempo” a Pordenone nel 2025, con oltre 55 scatti che narrano tre decenni di cambiamenti tra Carnia, Valli del Natisone e Friuli rurale, valorizzando così il patrimonio identitario della regione. Tra i suoi progetti più noti figurano "Il fum e l’aga" (1998), "Carnia" (2002), "Malghe e malgari" (2005), "Le Voci dell’Acqua" (2010) e "Femines.
Donne del Latte" (2020).
In “I giorni strappati”, Da Pozzo estende il suo sguardo poetico e antropologico a un contesto urbano e istituzionale: il carcere. Lo fa cogliendo, con rigore e sensibilità, l’esito della trasformazione dei luoghi e del passaggio dall’abbandono alla rinascita, tra memoria e funzione civile contemporanea. L’esposizione testimonia in modo inequivocabile la profonda relazione tra cura degli spazi e dignità umana.