Il Museo di San Marco a Firenze presenta, dall'11 aprile al 31 ottobre, l'esposizione intitolata “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico”. Si tratta della prima mostra-dossier interamente dedicata ai codici miniati custoditi nella storica biblioteca del complesso. Questa biblioteca, progettata nel Quattrocento da Michelozzo su commissione di Cosimo il Vecchio, è riconosciuta come uno dei primi e più significativi esempi di biblioteca pubblica in Europa, avendo svolto un ruolo cruciale nello sviluppo delle collezioni librarie monastiche e cittadine.

L’iniziativa è stata promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali della Toscana del Ministero della Cultura e realizzata con il coordinamento scientifico di Marco Mozzo, direttore del museo. La curatela è stata affidata a Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici.

L’esposizione “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico” inaugura un nuovo approccio alla valorizzazione del patrimonio librario del Museo di San Marco, proponendo mostre tematiche focalizzate su nuclei specifici della sua vasta raccolta. Il fulcro dell'attuale mostra è la decorazione zoomorfa presente nei manoscritti miniati, che abbracciano un periodo dal XII al XVI secolo. Questo universo figurativo riunisce animali reali e creature immaginarie, ciascuna portatrice di complessi valori simbolici.

I visitatori hanno l'opportunità di osservare da vicino codici riccamente illustrati, che testimoniano sia la raffinatezza dell'arte medievale e rinascimentale sia il contesto spirituale e sociale per cui furono concepiti. Un rilievo particolare è dato al drago, figura multiforme e dominante nell’immaginario bestiale, ma anche ad altri soggetti emblematici come il velenoso basilisco, l’unicorno simbolo di purezza e le arpie, rappresentazioni di inquietudini mitologiche e letterarie.

Creature simboliche e percorso espositivo

L’allestimento si snoda lungo le navate della biblioteca, offrendo un’immersione in una narrazione per immagini di un bestiario che fonde elementi reali e fantastici. Tra le figure presentate, non mancano riferimenti letterari significativi: le arpie, celebri per la loro presenza nei poemi classici, guidano il visitatore fino ai richiami danteschi della “selva oscura”.

Di notevole interesse è anche la presenza del falcone, raffigurato nei codici miniati commissionati da Cosimo il Vecchio, un animale prediletto dalle classi aristocratiche e simbolo dell’educazione cortese. L’aspetto più spirituale della mostra si manifesta attraverso le immagini dell’araba fenice, della farfalla e del cervo, animali scelti come emblemi della resurrezione e della perenne rinascita dello spirito umano di fronte alle avversità. In questa visione, il simbolismo si intreccia profondamente con la storia sociale e religiosa fiorentina.

Lungo il percorso, l’allestimento ricrea la percezione originaria dell’ambiente per cui i manoscritti furono ideati, esaltando sia la qualità artistica delle miniature sia la funzione meditativa e didattica che questi testi hanno storicamente rivestito all’interno del complesso domenicano di San Marco.

La storica biblioteca di San Marco e la sua collezione

La biblioteca del Museo di San Marco, parte integrante del convento omonimo edificato a partire dal 1437 per volere di Cosimo il Vecchio de’ Medici, rappresenta uno degli esempi più elevati di architettura bibliotecaria quattrocentesca, grazie al progetto di Michelozzo. Originariamente destinata ai monaci domenicani, la biblioteca si distingue ancora oggi per la sua struttura a navate, i filari di colonne e le ampie vetrate che favoriscono un ambiente di studio luminoso e contemplativo. Nel corso dei secoli, ha ospitato una delle raccolte librarie più importanti del panorama toscano, includendo manoscritti latini, greci e miniati dal XII al XVI secolo.

L’attenzione specifica al bestiario nell’attuale mostra sottolinea il profondo interesse occidentale per la simbologia, la natura e la didattica morale che hanno permeato la produzione libraria medievale e rinascimentale.

Nel tempo, la biblioteca di San Marco è divenuta un punto di riferimento culturale e artistico per la città. All’interno del complesso sono inoltre conservate opere fondamentali del Beato Angelico, che ne hanno arricchito il valore monumentale e hanno contribuito a renderlo una tappa imprescindibile per gli appassionati di arte e storia. L’attuale valorizzazione dei codici miniati conferma l’impegno della direzione museale nel riaffermare il ruolo centrale del libro manoscritto nella storia di Firenze e nell’offrire nuove opportunità di approfondimento per il pubblico.